Dopo la calma estiva, settembre è il classico mese in cui il bisogno e la necessità di vedere film si fa sempre più urgente. Se a questa urgenza si aggiunge una partenza imminente per Parigi, dove tornerò dopo 8 anni per la sesta volta, è naturale vivere l’attesa con il rewatch di alcuni film estremamente parigini, tutti molto diversi tra loro. Il resto, tra altri film francesi e le solite cosette che capita di vedere, fa volume. Fino a qui tutto bene, no?

Midnight in Paris (2011): Questa è la classica storia che da anziano ripeterò dieci volte, per quanto mi piace. Quando uscì questo film, amici francesi e italiani mi scrissero in massa, indipendentemente gli uni dagli altri, per dirmi cose del tipo: “Woody Allen ha fatto un film su di te”, “Ma lo hai scritto tu questo film?” o anche “Ti ho pensato tanto”. Questo perché solo un anno prima ho vissuto per un breve periodo nella Ville Lumiere, dove camminavo per la città in cerca di ispirazioni, risposte, un po’ come fa Owen Wilson in questo bellissimo film, vincitore dell’Oscar per la migliore sceneggiatura (che, a scanso di equivoci, no, non ho scritto io!). Certo, io non ho incontrato nei bar né Hemingway né Scott Fitzgerald, ma non mi posso di certo lamentare (se vorrete, leggerete qualche storia a proposito a partire dal prossimo aprile, ma ne riparleremo). Ora forse potete capire perché, prima di tornare a Parigi, ho dovuto assolutamente rivedere questo film.
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L’Odio (1995): A proposito di Parigi, non ho certamente intenzione di girare per le banlieue più agitate, ma quando si parla di film parigini non si può non citare uno dei suoi più grandi capolavori degli ultimi trent’anni, l’opera seconda di Mathieu Kassovitz, incentrata su tre ragazzi di periferia alle prese con la dura realtà quotidiana, l’astio reciproco nei confronti delle forze dell’ordine e il classismo di chi vede le periferie come un zoo con il quale non doversi mischiare (splendida in tal senso la sortita dei protagonisti in piena Parigi). Tra trovate registiche strepitose e un Vincent Cassel in stato di grazia, un cult movie che “purtroppo” non invecchia mai, restando sempre attuale, potente, straordinario.
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La Rivincita dei Nerds (1984): Quest’estate, durante una serata anni 80 incentrata su sigle dei cartoni animati e canzoni di film cult di quel periodo, è uscito fuori il tema di questo film, di cui conoscevo il nome ma che non avevo mai visto. Quando il tarlo di un film ti entra in testa, si sa, non esce più e quindi eccomi qua a parlarvene. Due ragazzi piuttosto nerd, come da titolo, entrano in un college dove però vengono subito vessati dai bulli della squadra di football. Il film si basa sugli scherzi, le ripicche e le rappresaglie dei nerd nei confronti degli atleti, ma è tutto così basico e demenziale che non vedi l’ora che finisca. La gara di rutti poi, in una delle sequenze clou, è una cosa che fa cadere talmente le braccia che ti ritrovi inevitabilmente a ridere (lo ammetto). Qualche trovata c’è, per carità, ma è un film che non ha modo di esistere fuori dagli anni 80. Evitatelo.
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The Well (2023): Il nuovo horror di Federico Zampaglione, ambientato nel delizioso comune di Sambuci, è uno slasher di buona fattura, che perde inevitabilmente colpi a causa della debolezza della trama e di un cast non proprio irresistibile. Una restauratrice si reca in una grande villa per rimettere in sesto un dipinto piuttosto inquietante, man mano che il lavoro procede però aumentano anche i problemi… Non è un film eccezionale, eppure qualcosa di buono c’é: gli effetti speciali sono davvero stupendi e le uccisioni, per chi ama il genere, più che cruente. Un film che probabilmente troverà terreno fertile tra gli appassionati.
••½

Mektoube, My Love: Canto Uno (2017): Dopo La Vita d’Adele, Abdellatif Kechiche dimostra di saper fare il bis con un altro film meraviglioso, un film che amo moltissimo e che, una volta trovato in tv appena iniziato, non ho potuto fare a meno di rivedere. Amin torna nel suo paese del sud della Francia per le vacanze estive: qui ritrova i suoi amici, i suoi famigliari e conosce alcune turiste che trascorreranno qui l’estate. 2 ore e 54 minuti che volano in un soffio, come un’estate carica di desiderio. Un’estate che vola via tra gli sguardi dei suoi personaggi, sui sapori dei pasti che consumano, sulle note assordanti delle musiche che ballano. Mektoub è una parola araba che significa “destino”: ma il destino esiste oppure è soltanto una storia romantica che ci raccontiamo? Kechiche non dà risposte chiare, eppure ci fa innamorare dei suoi personaggi, della loro libertà e della loro vitalità, rendendo nostalgica anche un’estate che non abbiamo mai vissuto. Come ho già detto: un film meraviglioso.
••••½

Il Fascino Discreto della Borghesia (1972): Dieci anni dopo il suo più grande capolavoro, cioè L’Angelo Sterminatore, Luis Buñuel continua a smascherare l’ipocrisia che si cela nella borghesia, mostrando un gruppo di individui totalmente passivi, banali, frivoli, incapaci di portare a termine un rituale tanto semplice quanto “normale” come può essere un pranzo. Sogni e realtà si intersecano in un’opera in cui succede ben poco ma, a pensarci bene, vengono dette tantissime cose. Da segnalare un cast di tutto rispetto, dove spiccano Jean-Pierre Cassel (padre di Vincent) e Michel Piccoli (oltre a un piccolo ruolo per una giovanissima Milena Vukotic!). Premi Oscar come miglior film straniero.
•••½

Il Favoloso Mondo di Amelie (2001): Parlando di cinema parigino, almeno per quanto riguarda gli ultimi trent’anni, è inevitabile immergersi nella Montmartre fantasiosa di Jean-Pierre Jeunet e della sua Amelie Poulain. Audrey Tautou è la romantica cameriera di un bar, impegnata a rendere straordinaria la vita delle persone che la circondano, mentre lei lentamente affoga in un mare di malinconia, vedendo lontane le sue possibilità con il buffo Mathieu Kassovitz (già regista de L’Odio, a proposito…). Accompagnato dall’iconica e indimenticabile colonna sonora di Yann Tiersen, il film è un giocoso cult, pieno di sequenze e trovate geniali (il nano da giardino giramondo o l’album di fototessere abbandonate, per citarne un paio). Dopo vent’anni non è così fresco come ai tempi della sua uscita (o forse sono io a non esserlo), ma resta comunque una commedia romantica eccezionale, capace di segnare un’epoca e un’intera generazione di ragazze.
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https://unavitadacinefilo.com/2024/09/09/capitolo-386-parigi-val-bene-un-rewatch/

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Capitolo 386: Parigi Val Bene un Rewatch

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Una Vita da Cinefilo
Da una casa di distribuzione che prende nome da un film con #NastassjaKinski e collegata canzone di #DavidBowie prodotta da #GiorgioMoroder non ci si può aspettare che belle cose. Ma l'articolo è interessante anche perché ipotizza un futuro per il #cinema diverso da quello che immagineremmo noi over-tutto. Cat People, un modo nuovo di fare film vecchi https://www.rivistastudio.com/odio-kassovitz-cinema-ritorno/ #LaHaine #LOdio
Cat People, un modo nuovo di fare film vecchi

Intervista ai fondatori della casa di distribuzione che ha riportato L'odio di Kassovitz.

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