Firenze. Abbiamo perso il Tram per il diritto alla qualità
Marx diceva che l'umanità si pone solo i problemi che può risolvere,
ma ci sono problemi facili da risolvere che la gente non si pone. (Henri Lefebvre)
 

La tramvia risponde a
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2026/02/11/firenze-abbiamo-perso-il-tram-per-il-diritto-alla-qualita/
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Firenze. Abbiamo perso il Tram per il diritto alla qualità - La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze

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sola a compensare le #pressioni sulla #spesa, a partire da #interessi sul #debito, #sanità e #welfare.

Per #imprese e #professionisti, il dato segnala anche un impatto sui #marginiaziendali: in un contesto di margini compressi, l’aumento delle entrate tributarie può tradursi in una #pressionefiscale più evidente sulle imprese, soprattutto quelle con #profitti ridotti o alta #esposizione fiscale. 2/2

Trump e l’UE: Politica e Affari a Braccetto

Come Donald Trump e i 27 Paesi dell’Unione Europea intrecciano interessi pubblici e privati L’articolo analizza il fenomeno della commistione tra politica e affari, mettendo a conf

Notizie Buzz!
Italia-Francia: 1-1. Non è il risultato della partita di calcio, è il pareggio del tasso di interesse. Tre anni fa la Francia pagava il 2,9% e l’Italia il 4,8%. Oggi entrambe il 3,6%.La Francia ha visto cadere a causa delle finanze pubbliche disastrate cinque governi, l’Italia nemmeno uno. I debiti si pagano, e si pagano cari. #economia #economiaconamalia #ecomics #spread #italia #francia #btp #oat #interessi #debito #debt #deficit #lecornu #marinelepen #giorgiameloni @giorgiameloni

Shutdown, governi che cadono… e il Ticino?

Gli Stati Uniti sono in pieno shutdown (blocco di tutte le attività pubbliche non essenziali) dall’inizio di ottobre 2025. Il Congresso non è riuscito a trovare un accordo sul bilancio e la conseguenza è stata immediata: uffici chiusi, migliaia di dipendenti pubblici sospesi, servizi ridotti al minimo. Non è la prima volta che succede. L’ultima nel 2018–2019. La paralisi durò 35 giorni, con rimborsi fiscali bloccati, aeroporti in tilt e cittadini che avevano perso fiducia nello Stato. Ogni volta la lezione è la stessa: quando le finanze pubbliche traballano, la politica si inceppa e l’economia reale paga subito il conto.

La teoria economica ci dice che la stabilità macroeconomica è una condizione necessaria per crescere. Un Paese non può accumulare debito all’infinito senza rischiare di compromettere la fiducia. Se il tasso di crescita dell’economia è inferiore al tasso d’interesse reale pagato sul debito, la traiettoria non è più sostenibile. A quel punto, non è più lo Stato a guidare la politica economica, ma sono i mercati a dettare le condizioni.

Il meccanismo è semplice: più alto è il debito, più crescono gli interessi che sono il costo per finanziarlo. Ma più risorse vanno agli interessi, meno ne restano per scuola, sanità, ricerca, infrastrutture. Invece di sostenere lo sviluppo, lo Stato si limita a rimborsare il passato. La stabilità macroeconomica non è quindi un lusso o una fissazione di alcuni economisti: è il prerequisito per mantenere competitività, attrarre investimenti e garantire ai cittadini servizi di qualità.

La Francia lo ha sperimentato di recente: deficit elevato, debito fuori controllo, governi caduti uno dopo l’altro perché incapaci di proporre una strategia credibile. Non basta annunciare correzioni, serve coerenza. Senza, il mercato reagisce: alza i tassi, riduce la fiducia e l’instabilità diventa permanente.

E se pensiamo che sia un problema solo dei grandi Stati, sbagliamo. Il Cantone Ticino non ha il dollaro come moneta di riserva né il peso politico della Francia. Se scegliesse la scorciatoia del debito facile, si ritroverebbe subito con margini ridotti: meno spazio per investire, meno possibilità di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. E basta poco perché i costi aumentino.

La conclusione è netta: finanze pubbliche sane non sono moralismo, sono buon senso. Senza stabilità macroeconomica, la politica diventa ostaggio del debito e perde la libertà di scegliere.

Chi crede ancora che i debiti non si paghino può guardare lo spettacolo di Washington. Promesse, accuse incrociate, stipendi sospesi. Una sceneggiatura già vista, con un finale scontato: i debiti non spariscono. Non è magia, è contabilità. E il conto, alla fine, lo pagano sempre i cittadini.

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Crosetto: 'Impreparati ad un attacco russo e di altri Paesi' - Notizie - Ansa.it

'Il ministro della Difesa avverte: 'Dobbiamo mettere l'Italia nella condizione di difendersi. Non c'è solo il fianco est' (ANSA)

Agenzia ANSA

L’#Ungheria ha aperto un nuovo fronte nello scontro con #Bruxelles. #Budapest ha infatti intentato una causa contro l’#UnioneEuropea per contestare l’utilizzo degli #interessi maturati sui #beni sovrani #russi congelati a sostegno militare dell’#Ucraina. Il ricorso, registrato come causa C-319/25 e formalmente accolto dalla #CortediGiustizia Europea lo scorso 25 agosto, accusa il #ConsiglioUE di aver “illegalmente negato” il diritto 1/n
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L’Ungheria fa causa all’UE: contesta l’utilizzo dei profitti dai beni russi congelati per l’aiuto all’Ucraina

L’Ungheria ha aperto un nuovo fronte nello scontro con Bruxelles. Budapest ha infatti intentato una causa contro l’Unione Europea per contestare l’utilizzo degli interessi maturati sui beni sovrani…

Diletta Fileni Writer Editor

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