Video anche intimi di ignari utenti di occhiali Ray-ban Meta vengono analizzati da impiegati in Africa

Un'inchiesta della testata svedese Svenska Dagblatet ha intervistato i dipendenti di un'azienda in Kenya che rivede e tagga manualmente i video ripresi dagli ignari utenti che indossano gli occhiali smart Ray-ban Meta. Nulla di strano: è previsto dai termini di utilizzo

DDay.it

I risultati raggiunti dall’economia italiana fino al 1963 costituiranno un unicum nella sua storia

Difficile stabilire se fosse possibile prevedere all’inizio degli anni ‘50 che l’Italia, da paese arretrato con una consistente presenza nell’agricoltura (44% della forza lavoro nel 1951), si sarebbe trasformata nell’arco di un ventennio in uno dei paesi più industrializzati del mondo. Difficile allora anche immaginare che la classe media fosse destinata a prevalere sugli altri ceti sociali, trainando l’economia della Nazione attraverso i consumi.
Industrializzazione e tensioni: la «belle époque inattesa» <26
Come anticipato, l’Italia sperimenterà durante questo periodo la più ampia metamorfosi della sua storia contemporanea. Il dato più visibile è senz’altro la vertiginosa crescita del prodotto interno lordo, evidenziata alla fine del precedente capitolo, a cui hanno concorso numerosi fattori. Innanzitutto il Paese espresse una forte vocazione industriale, incentivata dai piani di settore avviati durante la ricostruzione e ispirata al modello manageriale americano, ovvero la grande impresa di stampo fordista. L’industria, le costruzioni, le esportazioni e gli investimenti crebbero con un ritmo tra il 9 e l’11% l’anno fino al 1963 <27, principalmente nei settori della siderurgia e della petrolchimica, nella produzione di automobili, elettrodomestici e fibre sintetiche, ma anche nella meccanica.
Questo periodo fu caratterizzato da aumenti della dimensione e della capacità produttiva degli impianti alla ricerca di Economie di scala, dalla coesistenza dell’impresa pubblica a fianco di quella privata (di cui una parte consistente di proprietà estera), dall’influenza delle tecniche di produzione e gestione tipicamente americane e, in ultima analisi, anche dalle diseguaglianze.
La nuova industrializzazione infatti dispiegò i suoi effetti principalmente nella zona del triangolo industriale, vale a dire l’area compresa tra Torino, Milano e Genova. Questo territorio era l’unico dove, grazie all’espansione dell’industria verificatasi nel secolo precedente, si trovavano al tempo le infrastrutture adeguate a supportare stabilimenti di grande dimensione. Conseguenza diretta fu la forte immigrazione interna che spinse gruppi crescenti di lavoratori provenienti dal Nord-Est, dal Centro e soprattutto dal Sud a spostarsi nell’area del triangolo. Un movimento importante che interessò più di due milioni di persone, basti pensare che nel punto più alto del boom economico, tra il 1961 e il 1963, il saldo della popolazione residente nel triangolo industriale crebbe di oltre il 14%, mentre nel Sud e nelle Isole decrebbe di oltre l’11%. <28
I risultati raggiunti dall’economia italiana fino al 1963 costituiranno un unicum nella sua storia: non sarà possibile in futuro realizzare un progresso così sostenuto, sebbene il PIL abbia continuato a crescere di circa il 5% l’anno nel decennio successivo.
Vi fu comunque una lieve frenata nella corsa allo sviluppo. Per comprenderne le ragioni, bisogna innanzitutto osservare le tensioni sociali che iniziarono ad emergere proprio all’inizio degli anni sessanta e si risolsero nelle prime conquiste operaie. Le rivendicazioni indussero ad una rapida crescita dei salari, tanto che le retribuzioni nominali aumentarono del 13% nel 1962 e del 18% nel 1963 <29. Anche le esportazioni di prodotti italiani, che consistevano soprattutto in beni manifatturieri (90% del totale nel 1963) e rappresentavano un fatto nuovo per l’importanza assunta nella prima fase del “miracolo” economico, subirono una flessione contestualmente alle rivendicazioni salariali, mentre il tasso annuo di inflazione, che aveva subito un incremento piuttosto moderato durante gli anni Cinquanta, avanzò repentinamente dal 2,84% del 1961 al 6,52% del 1962 <30 continuando a crescere l’anno successivo. L’insieme di queste dinamiche pesava in modo sempre più negativo sulla bilancia dei pagamenti. Pertanto, la Banca d’Italia rispose con una stretta monetaria che inizialmente compresse la domanda interna e gli investimenti, ma consentì di fermare l’inflazione e ricostruire i margini di competitività delle esportazioni, mentre attuò negli anni successivi una politica più permissiva, senza abbandonare una certa prudenza nei confronti dell’inflazione <31.
Salvaguardare la posizione dell’impresa italiana nei confronti del mercato internazionale era indispensabile a causa delle caratteristiche stesse della struttura economica del paese, rimaste pressoché immutate nel tempo: la necessità di materie prime, in particolare energetiche, mette in evidenza la dipendenza dell’Italia nei confronti dell’estero e giustifica pienamente l’attenzione rivolta alla bilancia commerciale. Un’osservazione che va corredata al rilievo che ebbero durante la prima fase della nuova industrializzazione i bassi prezzi internazionali delle materie prime, di cui l’Italia beneficiò ampiamente assieme ai vantaggi interni costituiti dalla piena disponibilità di manodopera a basso costo sul territorio nazionale. Come vedremo in seguito, non pochi problemi si manifesteranno a partire dagli anni settanta, quando l’effetto combinato di queste due condizioni di mercato svanirà più o meno repentinamente. Le tensioni tra le classi sociali ripresero negli anni successivi, a cominciare dalle lotte studentesche che infiammarono il Sessantotto. Come spesso accade durante i periodi di agitazione, il generale clima di contestazione si propagò anche all’interno di un’altra categoria, nel caso specifico la Classe operaia, che manifestava la sua piena insoddisfazione per il livello dei servizi sociali, il persistente svantaggio nei rapporti di forza con i “padroni” (i proprietari dei mezzi di produzione) e le condizioni di lavoro in generale. L’insieme delle proteste sfociò nell’”autunno caldo” del Sessantanove, quando oltre sette milioni di lavoratori parteciparono a scioperi per più di 300 milioni di ore complessive <32. La risposta della classe politica consistette in una serie di provvedimenti tra cui senz’altro il più importante fu l’introduzione dello Statuto dei lavoratori, approvato con la Legge n. 300 del 20 maggio 1970, che migliorò le tutele dei lavoratori e in generale il sistema italiano di sicurezza sociale italiano anche con riguardo alle rappresentanze sindacali, ma segnò un punto di non ritorno nella storia del paese. Il livello della spesa pubblica, innalzatosi sensibilmente in seguito alle riforme sociali, non calerà negli anni successivi né sarà disposto un analogo adeguamento fiscale.
A fianco dell’intrigante sviluppo dell’industria italiana, anche il settore primario e quello dei servizi vivevano un momento di rinnovamento. Nei venti anni che vanno dal 1951 al 1971 i lavoratori attivi nel settore agricolo calano dal 44 al 17% del totale della forza lavoro nazionale, a vantaggio dei settori secondario e terziario, segno degli sforzi posti in essere per la modernizzazione dell’agricoltura, sostenuti anche grazie all’aiuto dello Stato.
Pur non essendo tra le principali priorità dei governi repubblicani, essa fu interessata da alcuni interventi “a pioggia” come il piano dodecennale “Provvedimenti per lo sviluppo dell’economia e l’incremento dell’occupazione” che, nella parte dedicata all’agricoltura, disponeva l’erogazione di mutui agevolati per l’investimento agricolo; i due Piani Verdi (1961 e 1966) ed in seguito alla nascita della CEE, l’attività della PAC (Politica Agricola Comune) <33. Notevole fu anche l’impegno della Cassa del Mezzogiorno nella concessione di fondi destinati al settore primario, che nel Sud della penisola concentrava oltre un terzo della produzione totale. Il risultato fu una rapida meccanizzazione
ed una più diffusa utilizzazione dei concimi chimici <34.
Nonostante fosse ancora arretrata rispetto alla maggior parte dei paesi industrializzati, l’agricoltura italiana registrò notevoli aumenti sia per quanto riguarda l’output, sia nella produttività, e si rivolse in misura maggiore all’allevamento e alle produzioni specializzate, che in un primo momento non trovarono il sostegno della PAC.
Come abbiamo visto, il progresso messo in moto nel comparto agricolo liberò una crescente quota di forza lavoro che si riversò negli altri due settori. L’incremento degli occupati nel settore Terziario non fu meno importante di quello che si verificò nell’industria, tanto che a metà degli anni Sessanta i suoi addetti superavano il 40% della forza lavoro nazionale. Nel medio-lungo termine sarà proprio l’evoluzione della “Società dei servizi” ad incidere maggiormente sulla struttura sociale italiana, ridefinendola e plasmandola in ottemperanza alle necessità di una burocrazia in rapida espansione. Si parla a tale proposito di “espansione del terziario industriale” <35 per intendere la diffusione, nei servizi e nelle pubbliche amministrazioni, di tutte quelle attività di supporto alla crescita dimensionale dell’industria ed in generale degli aggregati produttivi. In altre parole la diffusione della burocrazia, che diventerà approdo naturale per molte donne e laureati in materie letterarie, nonché per un numero ragguardevole di individui che gravitavano intorno alla riprovevole e ben nota pratica del clientelismo. Sarà proprio lo sviluppo del settore dei servizi a dare rilievo e vitalità ai ceti medi, che non a caso ricomprendono al loro interno la “piccola borghesia impiegatizia” <36.
[NOTE]
26 Calvino I., (1961), La belle époque inattesa, «Tempi moderni», 6: 26.
27 V.Zamagni, Dalla periferia al centro, Il Mulino, Bologna, 1993, p. 430
28 Ivano Bison, Note sullo sviluppo economico-sociale e la classe media italiana: 1945-2009
29 Ciocca P., Ricchi per sempre? Una storia economica d’Italia (1796-2005), Bollati Boringhieri,
Torino, 2007.
30 Inflation.eu/tassi-di-inflazione/Italia
31 V. Zamagni, Op. cit.
32 Ivano Bison, Op. cit.
33 V.Zamagni, Op. cit.
34 E. De Simone, Op. cit.
35 Ivano Bison, Op. cit.
36 Paolo Sylos Labini, Sviluppo economico e classi sociali in Italia, l’Astrolabio, 1972
Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017

#1963 #agricoltura #anni #ceti #Cinquanta #economia #immigrazione #impiegati #industria #Italia #LorenzoPetrone #medi #risultati #servizi #Settanta #VeraZamagni

Profili di lavoro più ricercati on-line in Europa. Lavoro, boom di annunci sul web: dai manager agli operai, ecco i profili più richiesti. Secondo l’Osservatorio Cfmt e Università Bicocca il disallineamento delle competenze, il ricambio e la trasparenza nel 2023 hanno fatto aumentare le inserzioni a 1,4 milioni (da 1,3 nel 2022).

#annuncilavoro #Europa #eurostat #impiegati #industria #lavoroonline #manager #manifatturioero #quadri #richiestedilavoro

https://scienzamagia.eu/scuola-e-formazione/profili-di-lavoro-piu-ricercati-on-line-in-europa/

Profili di lavoro più ricercati on-line in Europa

Lavoro, boom di annunci sul web: dai manager agli operai, ecco i profili più richiesti. Secondo l’Osservatorio Cfmt e Università Bicocca il disallineamento

Potente servo del re, Achilleo,
morto bruciato dal fuoco di Prometèo,
tutela le categorie protette
e chi le pratiche trasmette;
metti una mano su quelle greggi
sperdute tra circolari e leggi.
Tu, perseguitato in Uganda,
osserva quel che succede in Granda....

Così inizia la preghiera impetuosa a Sant'Achilleo Martire, patrono degli #impiegati e dello #SPID https://interstizi.xyz/scrivere/i-santini/san-achilleo-kiwanuka/

San Achilleo Kiwanuka

Preghiera impetuosa a Sant'Achilleo Martire a protezione degli impiegati