Umar Khalid, simbolo della repressione del dissenso nell’India di Narendra Modi

L'attivista e leader del movimento studentesco della Jawaharlal Nehru University, inviso al governo nazionalista, è stato arrestato nel settembre del 2020 per via della controversa legge antiterrorismo indiana e attende ancora un processo. Paga il fatto di essere tra le figure di riferimento del panorama politico della comunità musulmana, presa di mira da discriminazioni e violenze in un clima di totale impunità. Ecco perché la sua storia è emblematica

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Da alleata degli oppressi a complice dell’oppressore. L’India e gli accordi con Israele

Le aziende indiane sono complici dell'economia del genocidio israeliana attraverso investimenti in diversi settore chiave, dalla Difesa alla tecnologia: è quanto mostrano due recentissimi rapporti che evidenziano come il Paese guidato da Narendra Modi fornisca non solo armi (anche dopo il 7 ottobre) alla macchina militare di Tel Aviv ma anche infrastrutture digitali che contribuiscono a consolidare l’oppressione quotidiana dei palestinesi

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Il revisionismo storico in India e l’ascesa del fondamentalismo hindu dentro i libri di scuola

Nel Paese è in atto da tempo un processo volto a cancellare le tracce della pluralità religiosa e culturale per dare spazio a una narrazione etnica e nazionalista funzionale al partito Bjp del presidente Modi. La battaglia tocca anche i manuali scolastici, come dimostra il recente caso della riscrittura della demolizione della Babri Masjid ad Ayodhya nel 1992

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L'India al voto dal 19 aprile e lo scandalo del finanziamento ai partiti

Sono 970 milioni gli indiani chiamati alle urne. Il primo ministro uscente Narendra Modi è dato per favorito per il terzo mandato consecutivo, in un clima pesante per minoranze e opposizioni. Il caso delle "obbligazioni elettorali", un meccanismo torbido di raccolta fondi di cui ha beneficiato il partito etno-nazionalista Bjp al governo

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