Maranza: creare il nemico per negare la complessità del reale. Su La periferia vi guarda con odio di Gabriel Seroussi
A spingermi a leggere e studiare è (quasi) sempre il desiderio di capire qualcosa di più sulla realtà che ho intorno, il bisogno di approfondire, di rendermi conto di quanto i fenomeni che attraversano le società contemporanee siano complessi, stratificati, multifattoriali. Che si tratti di tecnologie digitali, di tendenze culturali e sociali, di fisica quantistica oppure di esperienze di vita molto diverse e lontane dalla mia. Mi trovo così a forzare spesso il mio punto di vista situato, la posizione da cui guardo il mondo, con le sue sovrastrutture e i suoi privilegi, per allargare lo sguardo, per cercare la profondità.
Ed è per questo che ero molto curioso del libro di Gabriel Seroussi, La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza (Agenzia X, 2025): non conoscevo l’autore, sono anagraficamente e culturalmente lontano dal rap di oggi, dalla trap e forse anche dalle periferie. Ma sono abbastanza vecchio e ho abbastanza esperienza dei media e della politica per sentire istantaneamente che la costruzione del maranza come pericolo sociale fosse una bieca mossa buona solo per scatenare il panico morale, trovando un capro espiatorio “facile” da additare come nemico pubblico per colpire allo stomaco un paese sempre più vecchio, culturalmente e socialmente conservatore e impaurito dalla sua stessa ombra. Poi sono arrivate le manifestazioni per la Palestina dell’autunno 2025, con l’allerta mediatico-politica per la “saldatura” tra anarchici e maranza, su cui ha scritto con precisione chirurgica Milin Bonomi su Effimera:
Il framing della responsabilità, ovvero incolpare gruppi esterni, di solito stranieri o minoranze, alimentando il pregiudizio nei loro confronti e additandoli come colpevoli di una situazione nefasta, è vecchio come il cucco, ed è di solito quello che porta – e giustifica – la violenza di Stato. In genere si accompagna al framing della paura, quello che mette in guardia da un nemico pericoloso, da cui difendersi, ovvero attaccare.
Bonomi parla di “resistenza discorsiva” e il libro di Seroussi non fa solo questo ma molto di più: restituisce tutta la complessità di fenomeni sociali, culturali, politici, economici, quella complessità che i media (sullo stesso livello della politica) si impegnano costantemente a lasciare fuori, sia mai che i lettori/spettatori del circo giornalistico dello Stivale possano essere spinti a una lettura articolata del reale, del mondo che abitano, a capirci davvero qualcosa. Fortuna che c’è qualcuno che ci pensa e lo fa nella forma migliore possibile: anche se sulla copertina c’è il nome di Seroussi, a cui va tutto il merito di aver costruito – in anni di lavoro – un testo articolato e complesso (come la realtà di cui parla, non a caso), La periferia vi guarda con odio è un libro plurale, in cui tantissime voci si mescolano per raccontare percorsi personali, esistenziali, per illustrare analisi socio-culturali (accademiche o meno), in cui ai dati economici si affiancano i suoni del (nuovo) rap italiano ed europeo e le analisi sociologiche sono arricchite dalle esperienze sul campo (tra comunità e occupazioni). Seroussi opera l’esatto opposto del “framing” dei media: le etichette e gli stereotipi vengono spazzati via, per restituire la voce ai protagonisti che sono quindi in grado, su queste pagine, di raccontarsi come vogliono, una presa di parola che si fa irriducibile alla banalizzazione e alla superficialità.
Dall’emergere e diffondersi del termine maranza fino alla mostrificazione del quartiere San Siro (che ha richiamato subito, nella mia memoria, La fabrique du monstre di Philippe Pujol, che per dieci anni si è immerso nei quartiers nord di Marsiglia), dal mescolarsi di ribellione e capitalismo, di rap e social media, ai percorsi migratori e alla precarietà economico-esistenziale, fino al radicamento fortissimo nel quartiere che si vive, le storie, i fatti e i dati raccontati in queste pagine riescono davvero a far entrare chi legge, che non può che mettersi in ascolto, in mondi e storie che sembrano (e forse sono anche) lontane ma che quasi certamente incrociamo ogni giorno nelle strade delle città che abitiamo. E se la conoscenza è l’antidoto alla paura (e alle semplificazioni), questo libro dovrebbe diventare un best seller perché è in grado di raccontare un paese che sta cambiando e che in tanti, a partire dalla politica, vorrebbero invece cristallizzare in un’identità immutabile che non è mai esistita.
Per me, che sono rientrato in Italia da poco più di un anno, dopo dodici anni all’estero, e che sono insofferente nei confronti di un paese che ho ritrovato schiacciato da una cappa di ignoranza e banalità, questo libro è stato una boccata di ossigeno: non perché tutto quello che racconta sia bello o idilliaco (tutt’altro: dolore, rabbia, precarietà, razzismo sono ben presenti, così come le cause socio-economiche sono ben evidenziate, come pure la mascolinità tossica di una certa trap) ma perché ci dice che sotto il filtro distorsivo di media e politica le cose si agitano, c’è vita, movimento, nascono nuovi linguaggi e solidarietà, c’è rottura di codici culturali e spaziali: si guarda, con tutte le contraddizioni possibili, verso il futuro.
Una nota musicale per chiudere: i miei ascolti rap si sono più o meno fermati al rap militante che ha iniziato a circolare a metà degli anni novanta, salvo poche eccezioni, quindi ero del tutto digiuno di cosa fosse venuto fuori in Italia negli ultimi vent’anni. Il libro ha colmato anche questa mia lacuna, facendomi scoprire rapper e artisti a cui altrimenti non sarei mai arrivato e, anche se non posso dire di avere davvero affinità con questi suoni (per gusti, percorsi, anagrafica), il lavoro di Seroussi non me li ha solo fatti ascoltare, ma mi ci ha fatto entrare, me li ha fatti capire. E non è poco. (Unica pecca: come c’è una bibliografia, ci sarebbe stata bene anche una discografia più strutturata rispetto ai brani e agli album citati pagina dopo pagina: magari per una ristampa?)
Gabriel Seroussi, La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza, Agenzia X, 2025
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