Solo un #federicoRampini ad alto tasso alcolemico poteva parlare senza vergogna di "bilancio positivo della politica estera di Donald Trump""
Da mercoledì 14 gennaio, su Canale 5, Federico Rampini presenta \ #FedericoRampini
Ormai detesto #federicoRampini, ma devo dire che questo suo intervento è molto condivisibile, forse perché per lui è autobiografico, si sente che è autentico
E '"l'operaio del Michigan", lo abbiamo anche qui in Europa, anzi anche qui in Italia
Scappare nasconderebbe il #fascismo, le ingiustizie e i totalitarismi, come fossero polvere messa sotto al tappeto, che invece ti inseguirebbe ovunque tu vada
La terra è una, come noi stessi
Come stanno tutti quegli americani, e sono quasi la metà in fondo, che hanno votato contro Donald Trump nel novembre scorso? Stanno molto male. E di cosa parlano? Ve lo racconto io, perché io li frequento. New York è una roccaforte del Partito democratico. Nonostante che Trump abbia fatto dei progressi, comunque ha avuto una minoranza dei voti. Nelle cene a New York tra amici, intellettuali, scrittori, giornalisti, insomma quelli che frequento io, ovviamente c'è un clima a dir poco angosciato, opprimente, cupo. E i temi della conversazione sono sostanzialmente due: il primo è quando potremo dire con certezza che l'America è diventata una dittatura fascista. Alcuni dicono quando cominceranno a mettere in carcere noi giornalisti, altri dicono quando annunceranno ufficialmente che non si tengono le prossime elezioni. E poi c'è tutto un gran parlare dell'andarsene, fare le valigie, emigrare, fuggire all'estero e ora questo è un discorso che io prendo con un certo spirito critico.Vi spiego perché. Per almeno due buone ragioni. Il primo è che ho memoria storica. Quando io arrivai in America la prima volta, cioè mi trasferii a vivere un quarto di secolo fa, era l'anno 2000. L'anno successivo ci fu l'undici settembre. Poi cominciarono le guerre mediorientali di George Bush. Ebbene, a San Francisco, nel 2003, quando Bush invase l'Iraq, tutti i miei amici californiani, tutti di sinistra, dicevano: è ora di andarsene.Sono ancora tutti lì, 25 anni dopo. Quindi questo discorso della fuga dagli Stati Uniti che ogni tanto appassiona anche i giornali, non va preso proprio alla lettera perché il grande esodo non ci fu allora e forse non ci sarà neanche oggi. L'altro problema è questo, che i miei amici newyorkesi nei salotti dell'élite progressista parlano di andarsene in esilio a Parigi perché hanno una seconda casa a Parigi.Parlano di andare in esilio in Toscana perché hanno una seconda casa in Toscana e questo già li connota come appartenenti a un ceto privilegiato. Se questi discorsi li ascoltasse, li sentisse, l'operaio del Michigan che ha votato per Donald Trump si convincerebbe di aver votato giusto, che il Partito Democratico è il partito dei privilegiati, che non fa i suoi interessi.E probabilmente l'operaio del Michigan si augura che quelli lì che hanno la seconda casa a Parigi o in Toscana se ne vadano per davvero.
Riguardo #FedericoRampini: ormai quando lo vedo o sento o leggo il suo nome, mi giro dall'altra parte imbarazzato