La Biennale di Venezia è uno dei palcoscenici culturali più visibili al mondo. Ed è proprio per questo che Russia e Israele ci tengono ad esserci.
Si chiama artwashing: usare il prestigio dell’arte per rendere accettabile ciò che è inaccettabile.
Da una parte la Russia di Putin, che bombarda l’Ucraina, reprime il dissenso e perseguita chi si oppone alla guerra. Dall’altra Israele, Stato genocidario che devasta Gaza, uccide civili e calpesta sistematicamente il diritto internazionale.
Davanti a tutto questo, il Governo Meloni, il Ministero della Cultura e la Biennale guidata da Buttafuoco scelgono l’ipocrisia: parole prudenti, nessuna responsabilità politica, nessuna scelta chiara.
Si nascondono dietro “l'autonomia” e “la neutralità”, ma quando la neutralità serve a normalizzare crimini e repressione, diventa complicità.
Pussy Riot, FEMEN, artiste e attivisti non stanno disturbando la cultura in questo momento: la stanno difendendo da chi vuole trasformarla in copertura diplomatica.
Volt sta dalla loro parte.
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