Facciamo un po’ di sintesi su un articoletto di Repubblica e ciò che resta in sostanza:
“Gli scandali ucraini non avevano mai sfiorato
#Zelensky, (…)
#Ucraina perde in un colpo solo l’uomo che gestiva la macchina operativa statale e il capo-negoziatore nel momento più critico della guerra. (…) avevano soprannominato
#Yermak “Alì Babà” (…) vicino al presidente dagli anni novanta, quando, come avvocato, era consulente legale della casa di produzione cinematografica del leader, all’epoca attore
#comico.
(È) un terremoto che tocca i gangli interni del potere ucraino con ripercussioni anche sul piano diplomatico.“
Certo ho fatto sfacciato parecchio. Fronzoli in sostanza. E, visto che parliamo di “sostanza”, ciò che resta è: un ladrone (potenziale ma già il soprannome non era carino per quanto l’insieme delle iniziali), un comico, una guerra.
La tragedia sta tutta nella guerra, nel fatto che l’Europa non spinge i russi e gli ucraini verso la tregua ma soffia sul fuoco della guerra.
Questo da molta stampa nostrana viene definito atteggiamento “filo Putin”.
Io invece credo sia triste realismo.
#Putin avanza un metro al giorno, gli ucraini perdono case e palazzi e quel metro al giorno, ci sono morti tra i civili, morti tra i soldati.
Gli europei preferiscono così, l’Europa vuole il riarmo a ogni costo.
No, i nostri
#governanti non lottano per mantenere la democrazia lottano per tenersi il potere.