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🎬 Amanti del cinema e del brivido, preparate i popcorn!
Il 12 marzo si celebra l’Alfred Hitchcock Day, la giornata dedicata al leggendario maestro della suspense. Curiosità, film cult e aneddoti sorprendenti su uno dei registi più influenti della storia del cinema vi aspettano nel nuovo articolo su Perfettamente Chic!
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I 250 Migliori Film della Storia del Cinema
Nel 1952 la rivista Sight and Sound, organo ufficiale del British Film Institute, ha coinvolto un ampio panel di registi, critici, accademici e professionisti del cinema chiedendogli di rispondere a un sondaggio in cui si doveva stilare una lista dei 10 migliori film della storia del cinema, al fine di poter pubblicare una classifica delle migliori opere cinematografiche di tutti i tempi. Il sondaggio, nato ai tempi quasi per gioco, è diventato un appuntamento decennale fisso, un punto di riferimento per cinefili ed esperti del settore allo scopo di redigere un quadro generale sulla storia del cinema e cogliere in qualche modo lo spirito del tempo.
Nel 1952, anno in cui furono coinvolti nel primo sondaggio di Sight and Sound circa un centinaio di professionisti, il miglior film della storia del cinema era risultato essere Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica. Già dieci anni dopo, nel 1962, seconda edizione del poll, il film italiano veniva scalzato dall’immortale Quarto Potere di Orson Welles, rimasto a comandare la lista fino al sondaggio del 2012, quando il miglior film è stato La Donna che Visse Due Volte di Alfred Hitchcock. Qualche mese fa è uscita la classifica aggiornata al 2022 e non sono mancate le sorprese. Innanzitutto va detto che, se nel 2002 gli addetti ai lavori contattati erano soltanto 145, nel 2022 a rispondere al sondaggio della rivista britannica sono stati ben 1639 professionisti del cinema, ciò significa che con l’aumento degli intervistati si è potuto ottenere anche uno spettro più ampio di influenze, una rappresentanza di esperti senza dubbio più inclusiva e diversificata (se invece volete scoprire la classifica con le sole scelte dei registi e delle registe, la trovate qui).
Secondo il sondaggio del 2022 dunque, il miglior film della storia del cinema è risultato essere, clamorosamente, Jeanne Dielman, 23 Quai du Commerce, 1080 Bruxelles di Chantal Akerman, film di 3 ore e 20 quasi privo di dialoghi, un’opera geniale pressoché unica nel suo genere. Il film della regista belga, scomparsa nel 2015, ha retrocesso Vertigo di Hitchcock al secondo posto e Quarto Potere sul gradino più basso del podio (va però detto che, se limitiamo la classifica soltanto alle scelte dei registi, il miglior film di sempre risulta invece essere 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, seguito da Quarto Potere e quindi da Il Padrino). A completare la Top 10 generale, alle spalle del già citato podio composto da Jeanne Dielman, La donna che visse due volte e Quarto Potere, troviamo al quarto posto il meraviglioso Viaggio a Tokyo di Ozu, quindi In the Mood for Love di Wong Kar-wai, 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, Beau Travail di Claire Denis, Mulholland Drive di David Lynch, l’immortale L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov (unico film muto tra i primi dieci classificati) e Cantando sotto la pioggia di Donen.
Alla prossima classifica del 2032 manca ancora moltissimo, un’attesa che ci dà il tempo di poter recuperare con calma tutti i titoli della lista che non abbiamo ancora avuto modo di guardare. Nella classifica generale infatti, composta dalla bellezza di 250 film, ce n’è davvero per tutti i gusti. Andiamo a scoprire quindi quali sono i 250 migliori film della storia del cinema secondo Sight and Sound (30 dei quali sono stati anche scelti come “film della vita” dai partecipanti al progetto Film People):
Al momento di pubblicare questo post posso dire di aver visto 116 su 250 film (di cui solo 59 dei primi 100!), un discreto risultato, ma ancora lontano dalla cifra che meriterebbe una classifica così interessante. E ora la grande domanda: quanti ne avete visti invece voi?
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Recensione “Nouvelle Vague”: Fino al Primo Respiro
4 maggio 1959. A Cannes, per la prima volta, viene presentato al pubblico I 400 Colpi di Truffaut, inizio folgorante di una carriera straordinaria. Tra gli spettatori c’è un collega, Jean-Luc Godard, anche lui come Truffaut scrive di cinema sui Cahiers du Cinema. Sulle lenti dei suoi inseparabili occhiali da sole si riflette il finale del film, con Jean Pierre Leaud che cammina sulla spiaggia. Basterebbe questa scena, da sola, a rendere Nouvelle Vague di Richard Linklater un film degno di essere visto. Ha perfettamente senso, a pensarci, che uno dei padri del cinema indie statunitense, cresciuto a pane e cinefilia, realizzi una dichiarazione d’amore a quella passione che lo ha nutrito sin da giovane e che l’ha reso, oggi, uno dei registi più innovativi e apprezzati del suo tempo. Ma il suo ultimo film non è un omaggio, assolutamente no: è il desiderio di trascorrere del tempo in giro con quelle persone, con Truffaut, Godard, Chabrol, Rivette e tutto il resto della compagnia, talmente folta che a tratti si fatica a memorizzare ogni volto, ogni nome. Come se Linklater fosse il protagonista di qualcosa come Midnight in Paris, e che invece di tornare nella Parigi degli anni 20, fosse stato catapultato (e noi con lui) in quella del 1959, nel momento in cui Godard decide che è arrivato il momento di esordire alla regia di un lungometraggio.
Il film ripercorre tutte le fasi che hanno portato alla nascita di Fino all’Ultimo Respiro: il bisogno di dirigere un film, la scelta della sceneggiatura (firmata proprio da Truffaut), il casting e tutta le pre-produzione, fino ai venti giorni che hanno segnato una fase di riprese che avrebbe rivoluzionato per sempre le regole di fare cinema, allo stesso modo del montaggio (“Saltate! Saltate tutto quello che non serve!”, l’ordine che darà vita alla tecnica del jumpcuts). Linklater ci catapulta su quelle strade, con Belmondo e Jean Seberg in giro per Parigi a rubare scene, quasi a improvvisare battute e movimenti (“Dammi un Bogart”, l’indicazione del regista, che avrebbe dato vita a uno dei gesti più celebri della Nouvelle Vague francese).
Nouvelle Vague è pura cinefilia: come si fa a non emozionarsi quando Jean Seberg mostra a Jean Paul Belmondo come ballano negli Stati Uniti, quello stesso ballo che Godard mostrerà in uno dei suoi film successivi, Bande à Part, in una delle scene più iconiche del suo cinema? O quando lo stesso Godard chiede a Belmondo di citare una frase qualunque di Casablanca mentre parla con Jean Seberg? Chi ama il cinema ama la Nouvelle Vague e chi ama la Nouvelle Vague amerà il film di Linklater. Il sillogismo dunque è semplice: chi ama il cinema, non potrà non innamorarsi di questo film.
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6 ottobre 1960, 65 anni fa, esce nelle sale Spatacus (Stanley Kubrik-Kirk Douglas)
Spartacus di Stanley Kubrick, esce in sala il 6 ottobre del 1960, e rappresenta la seconda collaborazione tra Kirk Douglas (infuriato per essere stato scartato per Ben-Hur dalla Metro-Goldwyn-Mayer in favore di Charlton Heston) e il grande regista newyorkese, dopo quel Orizzonti di gloria che ancora oggi rimane uno dei film bellici più importanti e innovativi di tutti i tempi.
Oggi, 27 settembre, nel 1945, esce nelle sale "Roma città aperta"
È considerato il capolavoro di Rossellini e una delle opere più celebri e rappresentative del neorealismo cinematografico italiano.
Primo film della Trilogia della guerra antifascista diretto da Rossellini, a cui seguiranno Paisà (1946) e Germania anno zero (1948).
Doveva intitolarsi Storie di ieri, nasceva come documentario su don Giuseppe Morosini, sacerdote realmente vissuto a Roma e ucciso dai nazisti nel 1944. Anche grazie agli apporti di Fellini, aggiuntosi agli altri autori in fase di sceneggiatura, si arricchì di storie e di personaggi e prese l'aspetto di un lungometraggio a soggetto, cosicché il finale (la fucilazione del prete), che doveva costituire il tema principale del documentario, divenne la conclusione drammatica di un racconto corale sulla vita quotidiana in una città dominata dalla paura, dalla miseria, dalla delazione e dal degrado.
(Testo adattato da https://it.wikipedia.org/wiki/Roma_città_aperta; nell'immagine: Anna Magnani - che interpreta il personaggio di Pina, ispirato a Teresa Gullace, una donna italiana uccisa dai soldati nazisti mentre tentava di parlare al marito prigioniero dei tedeschi e Aldo Fabrizi, che interpreta don Pietro Pellegrini, che riassume le reali figure di don Pietro Pappagallo e don Giuseppe Morosini)
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