La #rivelazione: "#ReCarlo debole e malato, #principeWilliam ora vuole essere re"
https://www.larampa.news/2025/11/la-rivelazione-carlo-debole-e-malato-william-ora-vuole-essere-re/
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#ReCarlo compie 77 anni, #BuckinghamPalace diffonde una nuova foto ufficiale
#PrincipeAndrea, #ReCarlo gli toglie i titoli reali: cosa c'entrano Camilla e Kate
https://www.larampa.news/2025/11/principe-andrea-re-carlo-toglie-titoli-reali-appoggio-camilla-kate/
#Aversa. I giovani della #LaudatoSì all’incontro tra #PapaLeone e #ReCarlo
https://www.larampa.news/2025/10/aversa-giovani-laudato-si-incontro-papa-leone-re-carlo/
#BuckinghamPalace, un ex #maggiordomo rivela le regole non scritte di #reCarlo
#Zelensky ringrazia #reCarlo: "Una vera fonte d'ispirazione"
https://www.larampa.news/2025/08/zelensky-ringrazia-re-carlo-una-vera-fonte-dispirazione/
#ReCarlo - Carlo Spaziani, ex poliziotto, ora Legal Man, si batte per difendere i cittadini dagli autovelox irregolari. La sua esperienza fa la differenza!
Poesie del poeta ceco Pavel Řezníček (1942-2018). La sceneggiatura dell’inconscio richiede l’ingresso nella Rappresentazione dei traslati, del Fantasma e dei suoi sosia – Traduzioni di Antonio Parente
(Marie Laure Colasson, présence, 30×30 acrilico, 2024)
Tempo fa, Gino Rago ha parlato di novello «Adamismo» riguardo alla poesia di Michal Ajvaz, “Turisti” e alla poesia “Alla portineria dell’Hotel Kempinski” di Pavel Řezníček. Ed è vero. Qui i poeti cechi hanno trovato-incontrato il loro Adamo che ha guidato la loro mano a nominare le «cose» con il rispettivo nome proprio. È dall’incontro con Adamo e con i suoi sosia che può sortire fuori la nuova poesia, perché la nuova poesia è sempre nuova denominazione delle «cose».
A volte, si verificano dei miracoli… dopo una ricerca durata una vita, magari… E ci troviamo catapultati in un appartamento pieno di oggetti, di fantasmi, di suppellettili. Ed ecco che quelle «cose», all’improvviso, escono dalle fotografie dove li avevamo confinati e senza che noi ce ne fossimo accorti, ricominciano a parlarci.
Quando entriamo in un appartamento ricco di suppellettili, di vasellame, di sosia, di «oggetti». Dobbiamo aspettare un po’ di tempo per abituarci a quegli «oggetti». A volte, passiamo tutta una vita per abituarci a quegli «oggetti». In fin dei conti, noi abbiamo bisogno, per vivere, di «cose» che abbiamo scelto e che ci accompagnano nella nostra esistenza quotidiana. La differenza tra «oggetti estranei» e «cose» è di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. All’improvviso, una «cosa» ci parla o riprende a parlarci, ma in un’altra lingua. Ecco, in quel momento si ha una trasmutazione degli «oggetti» in «cose», si ha una trasmutazione delle parole, gli «oggetti indifferenti» diventano nostri consanguinei, i nostri compagni significativi. Le nuove «cose» innescano la necessità di nuove parole e un nuovo sguardo. E noi vediamo il mondo come per la prima volta. Torniamo novelli Adamo, riconosciamo le «cose» dai loro nuovi nomi. Gli «oggetti» morti sono diventati all’improvviso vivi e significativi, sono diventati «cose».
«Tutto il contingente è soltanto immagine», ha scritto Osip Mandel’štam negli anni dieci del novecento. Ed io replico: tutto il contingente è soltanto un fantasma, un frammento.
(Giorgio Linguaglossa)
Pavel Řezníček
Pavel Řezníček (1942-2018) è stato uno dei maggiori rappresentanti del Surrealismo ceco. Esordì nel 1965 con un programma di poesie di Breton, Péret, Dalí e Tzara, presentato al teatro Konvence di Brno, dal titolo La coda del diavolo è un biciclo (Ďáblův ocas je bicykl). Da allora, e forse più di ogni altro poeta ceco, è rimasto fedele alla sua idea surrealista e ai tre punti focali di questa corrente: umorismo nero, casualità oggettiva e dislocazione percettiva. Dal 1974 fino alla morte ha pubblicato l’almanacco Sigaro (Doutník), apparso prima in edizione samizdat e poi, dal 1996, ufficialmente. Delle sue opere in prosa, oltre a Strop, pubblicato nel 1983 in Francia con prefazione di Milan Kundera e nel 1984 in Italia col titolo Il soffitto (Edizioni e/o), possiamo ricordare Zrcadlový pes (Cane a specchio, 1994) e Hvězdy kvelbu, (Stelle di una volta, 1992/2007). Importante è anche la sua attività di traduttore dal francese (Joyce Mansour, Ambroise Vollard, Benjamin Péret, ecc.). In Italia le sue poesie sono apparse sulle riviste Hebenon, Atelier, cortocircuito, e nel 2008 in forma antologica nel volume Confessione di un funambolo (Mimesis-Hebenon). Pavel Řezníček è inoltre presente nell’antologia di poesia ceca contemporanea Sembra che qui la chiamassero neve (2005, Mimesis-Hebenon).
Pavel Řezníček (1942-2018)
Alla portineria dell’Hotel Kempinski
Un uomo in attesa
Inghiotte quelli che escono
Il poeta Byron ingoiava solo i diabetici
Dalla sua ultima vittima si emanò un fumo fosforescente
Byron fu immediatamente arrestato e impagliato sul posto
Questo accade alle persone che si gingilleranno vicino agli alberghi
Barcelò Kempinski Ritz e Alcron
E avranno desiderio di ingoiare i propri concittadini
Saranno impagliati vivi
Anche se cacceranno tutte le urla animalesche
Che vogliono
Solo Deus absconditus può ingoiare le persone
Oppure “La giovane guardia” del romanzo omonimo
di Alexander Fadejev
Non si può caricare la penna stilografica con il latte versato!
Penso che il criterio pertinente per interpretare un testo kitchen o come questi post-surrealisti di Pavel Řezníček non possa che essere il tasso di figuralità; niente affatto la destinazione letteraria del testo.
I discorsi referenziali, e tra essi il discorso scientifico, descrivono il mondo in termini tendenzialmente neutri, oggettivi, trasparenti (parola versus significato), ciò che chiamiamo discorso letterario è quel discorso che si caratterizza per caratteristiche figurali, quel discorso che altera la relazione di trasparenza, la directdness tra significante e significato. Una poesia kitchen, eminentemente poesia figurale, non deve essere letta seguendo il significato letterale, perché il suo significato è traslato, si trova in un altro luogo, in un altro piano, significa sempre qualcosa d’altro e di diverso.
Occorre ridurre il discorso kitchen come anche il discorso post-surreale di Pavel Řezníček al grado zero, portarlo da un piano letterale proposizionale ad uno figurale e polisignificazionista. Per esempio, la metamorfosi in insetto di Gregor Samsa, i suoi pensieri mentre sta a letto, oppure le parole della renna nella poesia di Pavel Řezníček, tutto ciò che ne segue è una macro figurazione che sta per qualcosa d’altro; si tratta di vicende che ci toccano a livelli transletterali, simbolici, profondi che suscitano in noi reazioni di identificazione e di repulsione… La poesia “Alla portineria dell’Hotel Kempinski” è stata pubblicata nel 2011 ma e stata scritta due anni prima, come ci informa il traduttore Antonio Parente, anticipando la poetry kitchen di ben 12 anni. (g.l.)*
Parlò la renna
Siccome scoppiò la pazzia per la paura
della pazzia delle mucche malate
/Creutzfeld-Jacobs/
smisi di mangiare carne bovina
Partii per la Finlandia con una sostanziosa commessa:
Portare in Europa alcuni vagoni di carne di renna
La malattia delle mucche non riguarda le renne.
Arrivai in Finlandia e ne parlai
con una renna
Mi dette del lei si inchinò e asciugò la collottola
sudata con un fazzoletto a quadretti:
«Signore, lei pensa che la pazzia sia solo un getto di cenere e sangue,
o un colibrì imbrattato di bile, che nella tabacchiera
dell’eternità mette in ginocchio la memoria con un colpo
di porcellana?
No, l’anima della mucca, l’anima della renna e l’anima della pazzia è eterna, anche se
la vostra enfia lingua rossa avesse solo un occhio. La pazzia è
la pala del motore e il motore della regina Ecuba di compensato.
Dove non c’è olio di Aztechi e Maya, non c’è neanche la macuba
di Ecuba. I mammut non puliscono le bucce di uova sode
lasciate dalle renne, ma le renne sì!
E adesso vai via, burino!» mi gridò la renna all’orecchio e mi cacciò
in bocca due bistecche crude di manzo.
/Ne scrivo dall’altro mondo, oltre il fiume Lete, nelle gole di un cumulo di asfodeli,
fiori liliacei che crescono soltanto nel regno dei morti, e non son più capace di profferir parola./
(Scritto la festa di Natale, 25. XII. 2000)
Regent Street
No non sono stato io
A rompere il finestrino
Della Rolls Royce del principe Carlo e di sua moglie Camilla
A Regent Street mentre attraversavano il quartiere londinese di West End
E non ho nemmeno dato alle fiamme
L’enorme albero di Natale
A Trafalgar Square
Come sempre mi si addossa la colpa di tutto
Ma ho un alibi di ferro
In quel momento accompagnavo la dodicenne
Rapita Margherita B.
Nascosta sotto il piano del pick-up
A New York
In modo che poi i suoi organi
Venissero usati
Per l’operazione del magnate Bernard Madoff
Acrux
Con arroganza si piantò
E proclamò
Di essere un rinoceronte
Il guardablocco subito tirò i paletti
Passò il treno della Croce rossa danese
È vero che tuo zio era un lupo?
Si chiamava Nabuccodonosor
Eaveva una Croce rossa tutta sua
I lupi hanno una Croce rossa tutta loro
Un mattone
Quella finestra è come una lacrima
Una lacrima con la tuta
E una fionda sparata in un occhio
La stella più luminosa della Croce del sud
Si chiama
Acrux
E di nuovo un mattone
Portato al posto della rosetta della Legione d’onore
Attaccato al risvolto della giacca
Di Hercule Poirot
Come se fosse una fica
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🎨 Re Carlo è una star persino in Dishonored grazie a una mod geniale! 👑🔮 #ReCarlo #Dishonored #virale