Il dedalo della sghimbescia Moreton, cittadella sotto un solo tetto ai margini della vecchia torbiera

Uno dei più drammatici momenti di transizione sul finire del periodo medievale inglese fu la dissoluzione di monasteri, sistematica serie di processi e conseguenti provvedimenti legali di confisca messa in moto per volere del sovrano Enrico VIII per il tramite del suo primo ministro, il laico Thomas

Il blog di Jacopo Ranieri

Ordine, calcolo e “ragione” nell’Italia tardo medievale
2. Archivi, scritture e sistemi contabili
a cura di Franco Franceschi, Maria Ginatempo
Viella, 2026

⬇️ https://www.viella.it/libro/9791257011284

#Medioevo #OpenAccess

Censimento e guida degli inventari antichi dell’Archivio di Stato di Napoli
a cura di Gianluca Falcucci, Ferdinando Salemme
Federico II University Press, 2026

⬇️ http://www.fedoabooks.unina.it/index.php/fedoapress/catalog/book/736

#Medioevo #OpenAccess

Procedure e scritture giudiziarie nel regno di Napoli (XIV-XVI sec.)
a cura di Gianluca Bocchetti, Davide Passerini, Francesco Senatore
Federico II University Press, 2026

⬇️ http://www.fedoabooks.unina.it/index.php/fedoapress/catalog/book/731

#Medioevo #OpenAccess

Studi di storia medioevale e di diplomatica
2025: Nuova Serie, IX
Milano University Press, 2025

⬇️ https://riviste.unimi.it/index.php/SSMD/issue/view/2674

#Medioevo #OpenAccess

Venanzio Fortunato tra il Piave e la Loira
Atti del terzo Convegno internazionale di studi
a cura di Edoardo Ferrarini, Donatella Manzoli, Paolo Mastandrea, Martina Venuti
Edizioni Ca’ Foscari, 2026

⬇️ https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/978-88-6969-986-3/

#Medioevo #OpenAccess

Verona riscopre il “Monastero” nascosto: nuovo spazio per l’arte a Palazzo Maffei

S&A

Palazzo Maffei a Verona amplia i propri spazi museali con il restauro e il recupero di un piccolo ambiente, una sorta di raccolta cappella con due vani principali che si apre su Vicolo Raggiri, giusto sul retro del prestigio edificio affacciato su Piazza delle Erbe: sarà il cosiddetto “Monastero di Palazzo Maffei”, un ambiente suggestivo e raccolto che potrà ospitare mostre, attività didattiche e altre iniziative legate alla vita del Museocontribuendo anche alla riqualificazione complessiva dell’area.  

Foto: Andrea Pugiotto

Nel ridare vita allo spazio annesso a Palazzo Maffei, il cosiddetto Monastero – spiega la direttrice del museo veronse, Vanessa Carlon – mi sono ispirata a una chiesa sconsacrata che si trovava nel bel mezzo del vociare del mercato della Vuccirua, a Palermo, e che ebbi l’occasione di visitare accidentalmente quasi trent’anni fa: una piccola chiesa vuota, délabrée, che ospitava poche, potenti opere di Miquel Barcelo’. Quell’immagine di un luogo inatteso, in cui poter contemplare l’arte in silenzio e solitudine è rimasta indelebile nella mia memoria”.

Foto: Andrea Pugiotto

Il nome attribuitigli non è casuale: richiama la memoria dell’antico complesso benedettino, dipendente dall’abbazia di Leno (Brescia), di fondazione longobarda – fu voluta da Desiderio, l’ultimo sovrano longobardo, nel 758 e demolita nel 1783 – che tra il X e il XII secolo sorgeva nell’area del Capitolium.

Fonti scritte e dati archeologici suggeriscono che il complesso monastico fosse piuttosto esteso, comprendendo una chiesa, un’area cimiteriale e diversi edifici annessi. Nel corso dei secoli, l’area dell’antico Capitolium e del monastero è stata progressivamente inglobata nella trasformazione urbana: Corte Sgarzerie, la Torre del Gardello, il Monte di Pietà e i palazzi dei Maffei, dei Pellegrini e dei Malaspina ne hanno gradualmente cancellato le tracce.

Foto: Andrea Pugiotto

Di questo passato resta oggi soltanto l’intitolazione a San Benedetto della chiesetta settecentesca situata alle spalle di Palazzo Maffei, soprannominata “al Monte” per via del Monte di Pietà costruito di fronte nel 1490.

Pur non essendoci informazioni certe sulla  originaria destinazione d’uso degli ambienti del “Monastero” annessi al Museo di Palazzo Maffei, la presenza di lacerti di affresco lascia intuire una funzione di rilievo, mentre il restauro ha messo in evidenza le volte che connotano l’architettura degli interni, le colonne addossate alla parete e la serie di lunette e capitelli.

Un luogo d’ispirazione, ideale per promuovere nuove proposte culturali in connessione con la città, ma con il senso di raccoglimento che l’arte spesso richiede e nel contempo un intervento che  mira a contribuire al recupero estetico e di vivibilità di un’area in passato isolata e insicura del centro storico di Verona.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Palazzo Maffei ✅

#archeologiaUrbana #arteContemporanea #Medioevo #monastero #museiItalia #PalazzoMaffei #patrimonioCulturale #restauri #restauro #Verona

Lucca, nel Tempietto del Volto Santo riemerge una cappella medievale nascosta | FOTO E VIDEO

S&A

Una croce dipinta medievale, rimasta nascosta per secoli, è riemersa durante il restauro degli interni del Tempietto del Volto Santo nella Cattedrale di San Martino. La scoperta rappresenta uno degli esiti più rilevanti dell’intervento appena concluso, che ha interessato l’edicola rinascimentale progettata da Matteo Civitali tra il 1482 e il 1484.

-Tempietto del Volto Santo di Lucca, croce dipinta dopo il restauro
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Ottaviano Caruso

L’affresco, sconosciuto fino a oggi, si trovava sulla parete di fondo, completamente occultato da depositi e rivestimenti successivi. La sua presenza conferma l’esistenza di una precedente cappella medievale, finora nota solo attraverso fonti indirette.

Tempietto del Volto Santo, parete dietro il Volto Santo prima del restauro
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Giorgia Uraghi

Un fondale pittorico per il Volto Santo

La pittura riportata alla luce raffigura una croce ocra realizzata ad affresco con rifiniture a secco, incorniciata da motivi vegetali e decorazioni asimmetriche. Questi elementi richiamano da vicino i pattern della produzione tessile lucchese medievale, in particolare quelli legati alla lavorazione della seta.

Le dimensioni e la posizione indicano chiaramente che la croce fu concepita come fondale scenografico per il Volto Santo, il celebre crocifisso ligneo del IX secolo oggi conservato nello stesso spazio. L’intervento di Civitali non cancellò questa testimonianza più antica, ma la inglobò nel nuovo assetto architettonico.

Il restauro rivela strati nascosti della decorazione rinascimentale

La rimozione di elementi aggiunti in epoca moderna, come pannellature e rivestimenti in velluto, ha permesso di individuare anche tracce della decorazione originaria quattrocentesca.

Sulle lunette sono emersi frammenti pittorici con panneggi e mani che reggono cartigli, sui quali si leggono parzialmente nomi di figure dell’Antico Testamento, probabilmente profeti o re. Si tratta di resti preziosi, sopravvissuti sotto una ridipintura più recente che imitava un cielo stellato.

Tempietto del Volto Santo, frammenti della decorazione rinascimentale
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Ottaviano Caruso

Anche il tamburo della cupola ha restituito elementi inattesi: sotto le finte specchiature marmoree è comparsa una decorazione attribuibile a un artista della cerchia di Civitali, caratterizzata da candelabre, cherubini e lumeggiature dorate, segno di un linguaggio pienamente rinascimentale.

Tempietto del Volto Santo, cupola interna
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Ottaviano Caruso

Un’occasione unica: il tempietto senza il crocifisso

Le indagini sono state possibili grazie a una circostanza eccezionale: la temporanea rimozione del Volto Santo di Lucca, sottoposto a restauro tra il 2022 e il 2025 (ne avevamo parlato QUI).

Leggi anche: Legni dalla Terrasanta e veste blu: il restauro svela i segreti del Volto Santo di Lucca

https://storiearcheostorie.com/2023/09/17/legni-dalla-terrasanta-e-veste-blu-il-restauro-svela-i-segreti-del-volto-santo-di-lucca/

Per la prima volta dopo secoli, l’edicola è rimasta priva del crocifisso, consentendo un’analisi diretta delle superfici interne e dell’architettura. Questo ha reso possibile un’indagine approfondita con strumenti diagnostici aggiornati, portando alla luce decorazioni fino ad ora invisibili.

L’ interno trasformato nei secoli

Se l’esterno del tempietto conserva sostanzialmente l’aspetto voluto da Civitali, l’interno rifletteva fino a oggi un assetto settecentesco, legato alla realizzazione del grande altare progettato da Filippo Juvarra.

Il restauro. Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Giorgia Uraghi

A questa fase appartengono le specchiature marmoree policrome e le paraste lignee dorate, mentre il cielo stellato della volta è un intervento ancora più recente, databile tra XIX e XX secolo. Il restauro ha quindi restituito una lettura più complessa, mettendo in evidenza le diverse stratificazioni storiche.

Il capolavoro di Civitali e il culto del Volto Santo

Il tempietto, a pianta ottagonale, rappresenta uno dei capolavori di Matteo Civitali, artista centrale del Quattrocento lucchese. Realizzato come scrigno monumentale per il crocifisso, è decorato con festoni, mascheroni e elementi ispirati all’antico.

Video: Lucca, ecco com’era il Tempietto del Volto Santo

Animazione: Culturanuova

https://youtu.be/egt6Oir9yBY

Il Volto Santo di Lucca, simbolo identitario della città, è una delle più antiche sculture lignee monumentali d’Occidente. Nel Medioevo fu oggetto di una devozione amplissima, attirando pellegrini da tutta Europa e contribuendo alla centralità di Lucca nei percorsi della cristianità.

Visite e prospettive future

In via eccezionale, gli interni del tempietto – ancora privi del crocifisso – sono visitabili fino al 19 aprile 2026, offrendo al pubblico la possibilità di osservare da vicino le nuove scoperte.

La ricollocazione del Volto Santo è prevista a partire da maggio, con conclusione entro giugno. Nel frattempo, sono allo studio soluzioni per rendere visibili anche in futuro le decorazioni emerse.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, Arcidiocesi di Lucca, Fondazione CariLucca ✅

Immagine in apertura: Cattedrale di Lucca. Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Luca Lupi

#affreschi #archeologiaDellArte #arteMedievale #Cattedrale #Lucca #MatteoCivitali #Medioevo #restauri #restauro #Rinascimento #Toscana #VoltoSanto

La montagna bolognese nel medioevo

Biblioteca Comunale Gilberto Martinelli, Porretta Terme, venerdì 10 aprile alle ore 17:30 CEST

La montagna bolognese nel Medioevo: a Porretta Terme sei incontri con lo storico Renzo Zagnoni

La montagna bolognese nel Medioevo è il titolo di un ciclo di incontri dedicati alla storia dell’Appennino bolognese, che si terrà nella primavera 2026 a Porretta Terme. L’iniziativa, curata dallo storico Renzo Zagnoni, è promossa dal Gruppo di studi Alta Valle del Reno “Nuèter” con il patrocinio del Comune di Alto Reno Terme.

Gli incontri si svolgeranno presso la Biblioteca comunale di Porretta Terme (via Roma 32) dal 13 marzo al 22 maggio 2026 e offriranno un percorso storico articolato attraverso le diverse fasi del Medioevo, con particolare attenzione al territorio appenninico bolognese.

Il ciclo prenderà avvio domani, venerdì 13 marzo, alle ore 17.30 con una conferenza dedicata all’Alto Medioevo, incentrata sul confine appenninico, sulla conquista longobarda e sulle prime forme di governo del territorio. Il secondo appuntamento, in programma il 27 marzo, approfondirà invece la cristianizzazione dell’area, la nascita delle pievi e gli aspetti economici e sociali legati allo sviluppo demografico e agricolo.

Il 17 aprile l’attenzione si sposterà sul pieno Medioevo, con un’analisi dell’economia, della demografia, dei beni collettivi e dell’organizzazione dei comuni rurali, nonché delle attività agricole e artigianali. Il 24 aprile si parlerà invece della viabilità transappenninica e delle dinamiche politiche e militari del territorio, tra cui il conflitto tra Bologna e Pistoia.

L’8 maggio l’incontro sarà dedicato al ruolo delle cappelle di villaggio, ai rapporti tra signorie e comunità locali e alla presenza di monasteri e ospitali lungo le vie di comunicazione. Il ciclo si concluderà il 22 maggio con una riflessione sugli ultimi secoli del Medioevo, segnata dalla crisi demografica e agricola del Trecento e dalla scomparsa di numerosi villaggi e chiese.

Tutte le conferenze saranno trasmesse anche in streaming sul canale YouTube di Renzo Zagnoni, permettendo così di seguire il ciclo di incontri anche a distanza.

https://agenda.reteappenninica.it/event/la-montagna-bolognese-nel-medioevo-4

Eltz, la rocca grigia sopra il colle appartenuto ad una singola famiglia per 35 generazioni

Per secoli le tre casate dei Büffelhörnern (Corna di Bufalo) dei goldenen Löwen (Leoni d'oro) e silbernen Löwen (Leoni d'argento) si sfidarono nella costruzione del più forte, nobile e splendente castello. Ampliando progressivamente le ali della propria avita dimora, costruendo alte torri, perfette

Il blog di Jacopo Ranieri