Sono passati dieci anni esatti dalla dura condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’Italia per i fatti del G8 di Genova 2001. Un Paese incapace di prevenire e punire torture e depistaggi, dotato di una polizia che si rifiutò "impunemente" di collaborare con chi indagava sui fatti della Diaz. Uno schiaffo che lascia ancora il segno e "parla" del provvedimento varato dal governo a inizio aprile
Le immagini dei ragazzi affrontati con la forza dalla polizia, inseguiti, picchiati anche a terra, trattati da “nemici” e non come cittadini liberi di manifestare dissenso, non sono nuove. C'è continuità con il disastro del G8, mai realmente affrontato. Ora si promettono "riflessioni": ma come, in concreto? L'analisi di Lorenzo Guadagnucci
I lavoratori dello stabilimento fiorentino non ci stanno a interpretare il ruolo di vittime abbandonate. Occupando il Salone de' Dugento, simbolo della sovranità popolare, hanno dato la scossa agli enti locali, mostrando che lo pseudo re (Borgomeo, la classe imprenditoriale) è nudo e che i poteri pubblici devono fare la loro parte
I fatti di Genova vanno difesi dall’avanzare della memoria come inerzia e da evidenti processi di musealizzazione, sviluppandone al contrario la capacità di "dar fastidio" al presente. L'appello di due psicologi sociali impegnati sul campo e che hanno condotto un lavoro scientifico decennale sull'accaduto
I governi hanno coperto i responsabili delle torture del 21 luglio 2001 in via Battisti a Genova e la polizia si è “impunemente” rifiutata di collaborare con la magistratura, evitando qualsiasi riflessione interna. “Un quadro inaudito e desolante”, scrive Enrico Zucca, pm di quel processo, trattato da "scheggia impazzita", come le vittime e i feriti