Gabbiani in città

 

C’è come un’aura nemica dell’altro
che respinge parole in più
e inviti a sedersi tra la folla,
è memore invece l’amico lontano
egli attende l’andata discussa da tempo
nella boscosa frescura della Nevena,

non sa niente del grido gabbiano
fuori luogo e sinistro, stridente presagio,
nella calda città di provincia
è ancora dolce come in passato
il garrito vorticoso delle rondini,
algoritmo di stormo in volo.
Dove andranno ora che tutto è nuovo?
Scomparsi gli anfratti decadenti del ricordo,
è tempo di aprirsi a questo mare senz’acqua.

Ma offende la storia
e i risvegli al mattino
il richiamo del pennuto spazzino
ed è estraneo al contesto
degli anni felici,

fu severo il tuo repulisti,
ora non cresce più niente
sul terreno rovente di città,
fu profondo il disprezzo mostrato
non c’è seme che prenda forza,

anche cercare la giusta pelle
a suo modo è lavoro.
Gabbiano a me stesso
sogno ore mute tra mura di faggi,
nel mezzo di gorgoglii d’asfalto estivo
non s’arrende la restante speme.

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