Firenze, restaurate le porte bronzee di Donatello nella Sagrestia Vecchia
S&ALe monumentali porte bronzee realizzate da Donatello per la Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo a Firenze sono tornate finalmente al loro posto dopo un lungo e complesso restauro. La Porta dei Martiri e la Porta degli Apostoli, fuse tra il 1440 e il 1442, sono state presentate al pubblico al termine di un intervento conservativo che ha permesso di recuperare la straordinaria qualità plastica delle superfici e di approfondire la tecnica esecutiva dello scultore.
Il restauro è stato condotto dal Settore Bronzi e armi antiche dell’Opificio delle Pietre Dure, sotto la direzione di Laura Speranza e Riccardo Gennaioli, e ha coinvolto un’équipe di restauratori specializzati che ha lavorato per diversi anni sulle due opere.
Capolavori in bronzo della maturità di Donatello
Commissionate dalla famiglia Medici, le due porte costituiscono uno degli esempi più raffinati della ricerca plastica di Donatello nella fase matura della sua carriera. Ciascuna porta è composta da due grandi battenti in bronzo realizzati con la sofisticata tecnica della fusione a cera persa, inseriti entro una struttura architettonica in macigno con colonne ioniche, trabeazione e timpano triangolare.
Le ante sono organizzate come veri e propri polittici a rilievo: su ogni battente compaiono cinque grandi riquadri con figure di santi. Nella Porta dei Martiri compaiono, tra gli altri, Stefano, Lorenzo, Cosma e Damiano, santi particolarmente legati alla devozione medicea. La Porta degli Apostoli presenta invece Giovanni Battista, i Padri della Chiesa e gli Evangelisti. I riquadri sono incorniciati da eleganti fregi decorati con rosette, mentre le maniglie, non originali, sono modellate come corde intrecciate.
Le indagini scientifiche e la tecnica di fusione
Prima dell’intervento conservativo è stata realizzata una approfondita campagna diagnostica, accompagnata da scansioni 3D delle superfici. Le analisi, condotte dal Laboratorio scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure, hanno fornito dati preziosi sullo stato di conservazione e sulla tecnica di lavorazione.
Le indagini hanno confermato che ogni battente, spesso 4–5 centimetri, fu probabilmente fuso in un unico getto, senza giunzioni meccaniche nemmeno per i grandi cardini. La qualità della fusione è eccezionale. Donatello lavorò poi minuziosamente le superfici: i fondi dei riquadri risultano levigati, mentre capelli e vesti dei santi presentano una delicatissima punzonatura, capace di creare sofisticati effetti di chiaroscuro.
Pulitura e recupero della modellazione
Con il tempo le superfici si erano appiattite a causa di depositi oleo-cerosi, polveri e prodotti di corrosione del bronzo, particolarmente evidenti nelle parti inferiori.
Il restauro ha previsto una fase iniziale di spolveratura e lavaggio a vapore, seguita da una pulitura con miscele di solventi. Per recuperare i dettagli più minuti è stata utilizzata anche la sabbiatura criogenica, una tecnica che impiega micro-pellet di ghiaccio proiettati ad aria compressa.
Le concrezioni più consistenti sono state rimosse con vibro-incisori, mentre il retro delle porte è stato trattato con particolare cautela per preservare tracce di patine antiche e residui delle terre di fusione. L’intervento si è concluso con la protezione delle superfici mediante cere microcristalline.
Il risultato consente oggi di apprezzare nuovamente la raffinata qualità scultorea delle porte, restituendo alla Sagrestia Vecchia uno dei capolavori più innovativi della scultura bronzea del Rinascimento fiorentino.
📘 Fonte notizia
- 📄 Opificio delle Pietre Dure









