Oro celtico in Svizzera: vicino alla torbiera spuntano due monete del III secolo a.C. “Forse deposte per ragioni rituali”

Elena Percivaldi

Erano nascoste nel bosco di Bärenfels, nei pressi di Arisdorf (Canton Basilea Campagna), finché due archeologi dell’Archäologie Baselland le hanno riportate alla luce dopo oltre duemila anni. Le due monete d’oro celtiche – , risalgono al III secolo a.C.: per la precisione, uno statere e un quarto di statere. E costituiscono un ritrovamento di grande importanza: si tratta infatti di due tra le più antiche monete mai rinvenute in Svizzera.

Dritto e rovescio delle due monete d’oro celtiche appena scoperte ad Arisdorf, Bärenfels. Lo statere ha un diametro di poco inferiore a 2 cm. Foto: Nicole Gebhard. © Archäologie Baselland

La scoperta è avvenuta nel corso di una ricognizione di controllo effettuata da Wolfgang Niederberger e Daniel Monale insieme ad alcuni volontari, in una zona dove già nel 2023 era stato ritrovato un ripostiglio di 34 monete d’argento celtiche, databili attorno all’80–70 a.C. Un contesto dunque già noto, ma che evidentemente continua a riservare sorprese.

Le origini della monetazione celtica

Secondo gli studiosi, l’introduzione della moneta in area celtica sarebbe legata ai contatti con il mondo ellenistico e mediterraneo, e in particolare all’esperienza dei mercenari celti, che per le loro prestazioni militari venivano pagati in moneta. Tornando nelle regioni di origine, avrebbero portato con sé gli esemplari dando origine a una produzione autonoma.

Lo statere pesa 7,8 g e raffigura la testa del dio greco Apollo sul dritto e un carro (biga) sul rovescio. ©Archäologie Baselland

Le prime monete celtiche compaiono intorno alla metà del III secolo a.C., su imitazione degli stateri d’oro di Filippo II di Macedonia (359-336 a.C.). Gli originali raffiguravano Apollo al diritto e una biga al rovescio, ma i Celti rielaborarono le immagini nel loro stile simbolico e astratto, creando una monetazione del tutto diversa e peculiare.

Tipologia, peso e attribuzione delle monete

Le due monete di Arisdorf sono state studiate da Michael Nick, specialista dell’Inventario dei ritrovamenti monetali della Svizzera (IFS).
Lo statere, con un peso di 7,8 grammi, è stato attribuito al tipo Gamshurst, mentre il quarto di statere, di 1,86 grammi, rientra nel tipo Montmorot.

Il quarto di statere (peso 1,86 g) raffigura anche una testa di Apollo e un carro trainato da cavalli. Immagine: Nicole Gebhard. ©Archäologie Baselland

Entrambe appartengono a tipologie piuttosto rare in Svizzera: in tutto ne sono noti poco più di venti esemplari. Ciò conferma il carattere eccezionale del rinvenimento e il suo grande valore storico e archeologico.

Un’offerta agli dèi?

Ma c’è di più. Gli archeologi concordano sul fatto che monete d’oro di questo tipo non fossero destinate alla circolazione, ma avessero un valore simbolico: erano cioè utilizzate per pagamenti “di prestigio” e doni diplomatici, ma anche come offerte votive e strumenti per stringere alleanze politiche.

Oggetti di questo genere vengono spesso rinvenuti in contesti di tipo rituale: sepolture, paludi e sorgenti. Ad Arisdorf le doline colme d’acqua hanno originato la cosiddetta “Palude di Bärenfels”, oggi all’interno di un vasto parco naturale. Il ritrovamento in questo contesto fa pensare che si tratti di una deposizione intenzionale legata a culti o riti. Torbiere, laghi e paludi, del resto, erano considerati luoghi liminali e spesso consacrati alle divinità, dunque particolarmente adatti per le offerte agli dèi.

Il sito nella torbiera di Bärenfels è caratterizzato da numerose doline piene d’acqua. Questi luoghi erano spesso santuari naturali per i Celti, che vi depositavano offerte votive. Immagine ©Archäologie Baselland

Il fenomeno è ben noto, sia dalle fonti antiche che grazie ai molti ritrovamenti archeologici avvenuti in Europa centrale e settentrionale.

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Dallo scavo al museo

Data la rarità dei reperti, l’Archäologie Baselland e l’Historisches Museum Basel hanno deciso di esporre le due monete d’oro appena ritrovate nella mostra “Schatzfunde”, in corso fino al 28 giugno 2026. A partire da marzo, dunque, saranno collocate insieme alle monete d’argento rinvenute nel 2023, in una vetrina dedicata all’interno della Barfüsserkirche di Basilea, sede dell’esposizione.

📘 Fonti scientifiche della notizia

  • 📄 Comunicato Archäologie Baselland
  • 📄 Andreas Fischer/Michael Nick, Arisdorf, Bärenfels: ein weiterer keltischer Münzhort südlich des Hochrheins. Archäologie Baselland, Jahresbericht 2023, 112-117.
  • 📄Reto Marti, Arisdorf, Bärenfels-Moor: ein kleiner Einblick in frühzeitliche Landschaften. Archäologie Baselland, Jahresbericht 2009, 30-31.

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Svizzera / Scoperti i resti di un ponte romano del 40 a.C.: fu usato per quattro secoli

Elena Percivaldi

Un ritrovamento di grande interesse è stato annunciato dal Servizio archeologico del Canton Berna: durante i lavori di costruzione ad Aegerten, nella regione della Thielle, sono riemersi i resti di un ponte romano di circa 2000 anni fa, parte integrante della grande via transgiurana. Si tratta di oltre 300 pali di quercia, straordinariamente conservati grazie alle acque sotterranee, che costituivano le pile lignee del ponte.

Lo scavo archeologico: pali di quercia piantati in file ravvicinate e resti dei piloni di un ponte romano. Da ogni palo è stato prelevato un campione per determinarne l’età. Foto: ©Servizio archeologico del Canton Berna, Joel Furrer

Un’infrastruttura di lunga durata

Le analisi condotte al laboratorio di dendrocronologia hanno permesso di stabilire con precisione l’età del legno: la prima fase costruttiva risale a circa il 40 a.C., subito dopo la conquista romana dell’Helvezia, mentre gli interventi più tardi datano al 369 d.C., sotto l’imperatore Valentiniano I, impegnato a consolidare le difese posteriori del limes renano. In totale, il ponte rimase in funzione per oltre quattro secoli, testimonianza dell’importanza strategica e della capacità manutentiva delle infrastrutture romane.

Nel laboratorio di dendrocronologia, Matthias Bolliger misura gli anelli di un palo di quercia. Foto: ©Servizio archeologico del Canton Berna, Markus Leibundgut

Un nodo vitale della Transgiurana

Il ponte si trovava nei pressi della bourgade di Petinesca (Studen), crocevia fondamentale tra vie terrestri e fluviali. La Transgiurana collegava la capitale Aventicum (Avenches) con il nord, attraversando il Giura fino a Augusta Raurica (Augst). L’opera garantiva la connessione tra i centri del Plateau svizzero, sfruttando anche le vie d’acqua dell’Aar, della Thielle e dei laghi del Giura. In questo quadro, Aegerten rappresentava un punto strategico di transito militare ed economico.

Reperti dal letto della Thielle

Oltre alle strutture lignee, gli archeologi hanno recuperato numerosi oggetti di uso quotidiano caduti o gettati dal ponte nel corso dei secoli. Tra i reperti figurano chiodi da caligae, ferri di cavallo, collari da tiro, asce, un tridente da pesca, chiavi e monete. Spicca un grande rabot (pialla) in legno e ferro, conservato eccezionalmente grazie al suolo umido e povero di ossigeno. Questi oggetti, ora sottoposti a lavori di restauro, offrono uno spaccato vivido della vita quotidiana romana: dalla mobilità militare alla pesca, dall’artigianato alla manutenzione dei carri.

Questa pialla, perfettamente conservata, è stata ricavata da un unico pezzo di legno, in cui è stata inserita una lama di ferro. Misura 41 cm di lunghezza, 7 cm di larghezza e 5 cm di altezza. Foto: ©Servizio archeologico del Cantone di Berna, Daniel Marchand

Un tassello prezioso per la storia alpina

Questa scoperta conferma la capillare diffusione delle infrastrutture romane nella regione e permette di ricostruire con maggiore dettaglio le dinamiche economiche e sociali del Plateau elvetico tra età repubblicana e tarda antichità. Come sottolineano gli archeologi, un ponte non era solo un’opera ingegneristica, ma anche un punto di incontro, scambio e controllo, dove si intrecciavano commerci, viaggi e strategie militari.

Fonte: Servizio archeologico del Canton Berna

Immagine in apertura: Ciò che rimane di questi cumuli sono punte lunghe diversi metri. Sono state estratte dal sedimento con una pala meccanica. Foto: © Servizio archeologico del Canton Berna, Joel Furrer

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