Le confessioni di Frannie Langton di Sara Collins

CW: razzismo, violenza, dipendenza da sostanze

Descrizione: Londra è in fermento. La folla ha preso d’assalto l’Old Bailey, il tribunale in cui si celebrano i processi più importanti del Paese. La folla è lì per vedere Frannie Langton, la cameriera incolpata di aver ucciso senza pietà i suoi padroni, Mr e Mrs Benham. L’accusa la dipinge come una sgualdrina, una ex schiava seducente e manipolatrice che ha approfittato del buon cuore dei suoi signori. Ma non è la verità, o almeno non è proprio tutta la verità. Così finalmente, dal banco degli imputati, Frannie può urlare al mondo la sua storia. Che inizia in una piantagione, quando da bambina impara a leggere, anche se è incatenata. E finisce nella Londra dei lord e delle dame, dove le catene sono altre, ma non per questo meno dure. Sara Collins ci trasporta in una Londra fatta di viali oscuri e di segreti ben custoditi tra le stanze di eleganti palazzi. E ci restituisce l’emozionante battaglia di una donna che vuole riappropriarsi della libertà.

Il modo migliore per leggere questo romanzo è farlo senza grosse pretese, godendosi tutto il dramma che ci viene buttato addosso, e senza farsi troppe domande. Perché farsi domande significa iniziare a trovare strano che Frannie, la protagonista, abbia subito tutto quello che ha subito senza grandi conseguenze psicologiche.

All’apparenza si ha la percezione che eviti di pensarci per non riportare a galla il dolore, ma in realtà quando racconta del suo passato non sembra esserne particolarmente turbata, per cui l’impressione di chi legge è che si aggiunga turpitudine a turpitudine solo per destare simpatia.

Ora, posto che la schiavitù mi sembra già abbastanza brutta di per sé senza bisogno di calcare troppo la mano, ogni evento traumatico ha bisogno del suo peso specifico, altrimenti è inutile metterlo perché nella mente dellə lettorə passerà liscio come acqua di un ruscelletto di montagna quando non piove da tempo. E sostituire a un singolo evento traumatico una catena di traumi, basandosi sulla loro quantità piuttosto che sul loro impatto, non avrà come effetto quello di raddoppiare la simpatia, ma di sfinire lə lettorə.

Certo che durante la lettura si prova empatia per la situazione di Frannie, ma la sua storia non riesce a fare presa. Nonostante la violenza che piano, piano emerge dal suo passato, non sono riuscita a essere troppo coinvolta da questa storia: sono abbastanza sicura che mi scivolerà presto dalla mente e me ne dispiaccio molto perché le tematiche sono importanti e pesanti.

#letteraturaFemminile #personaggioLesbico #romanzoStorico

Il monologo della speziale, Vol. 4 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Fantasmi, bambini e rapimenti… occhio ai colpi di scena!

Le giornate di Maomao fra le mura della Corte Interna non sono mai state tanto movimentate: Xiaolan deve cercare un nuovo lavoro, la Consorte Lishu è convinta di aver visto un fantasma e la gravidanza della Nobile Gyokuyou sembra presentare delle complicanze.

Non è tutto. Qualcosa di oscuro serpeggia nell’harem imperiale. Occorre indagare…

«Maomao seguimi e non opporre resistenza, vuoi che uccida la tua amica?»

Con questo quarto volume si conclude il materiale che è stato animato (a oggi perlomeno, sono già stati confermati un film e un’altra stagione). Finora devo dire che questo è stato il mio volume preferito, quello in cui si esplora il ciclo dell’abuso, in cui si vedono le conseguenze drammatiche con cui le persone hanno a che fare anche dopo che il loro aguzzino – e l’ambiente che gli aveva permesso di agire indisturbato – se n’è andato da molto tempo.

Tutte le storie in questo volumetto girano intorno al fatto che, una volta che l’abuso è finito, ci si aspetta che tutto torni rapidamente alla normalità. E all’apparenza è così: ogni vittima, diretta o collaterale, ha trovato modo di andare avanti con la propria vita. Nessuna di loro rende evidente il proprio dolore, eppure questo è lì, a covare sotto al cenere o pronto a esplodere davanti al giusto innesco. Certo, possiamo dire che alcune persone sembrano cavarsela meglio di altre, ma qua Hyuuga si è voluta concentrare soprattutto su due donne che non hanno quella che può essere chiamata una reazione femminile appropriata.

Nel primo caso è palese la mancanza di consapevolezza circa il proprio ruolo all’interno della Corte Interna. E come fare ad assumerlo se ci si è entrate bambine, impreparate non solo al nuovo ambiente, ma anche al mondo deə adultə? Come fare a costruirsi una solida autostima quanto tuttə ridono di te e della tua inadeguatezza? Come Maomao, non possiamo fare a meno di desiderare di aiutarla, a mettere in moto gli eventi che potranno permetterle di far sentire la sua voce. Anche Jinshi non si esime dall’intervenire per allargare lo spazio che è appena riuscita a rivendicare per sé.

Nel secondo caso, invece, possiamo dire che il ciclo dell’abuso ha creato una persona estremamente crudele che non ha rispetto di niente e di nessunə, perché tutto quello che le importa è la messa in atto della sua vendetta. Il ciclo dell’abuso è così drammaticamente passato alla seconda e alla terza generazione e mettervi fine richiederà un enorme sacrificio. L’unica cosa che potrà fare la nostra Maomao in queste tristi circostanze sarà di offrire la propria amicizia e la propria solidarietà alla persona che ha deciso di spezzare il ciclo: Maomao non ha il potere di fermare il suo piano, ma cerca di fare il possibile per supportarla e farle sapere che non importa se il mondo la vedrà come una donna demoniaca, per lei sarà sempre un’amica.

Diverso è il caso di Jinshi, che invece avrebbe il potere di fermarla, ma – si chiede – sarebbe giusto farlo? Se questo è quello che lei ha deciso di fare, se questo è il ruolo che ha scelto per sé, che diritto ha lui di interferire? Di farla scendere dal palcoscenico che la vede come la terribile antagonista malvagia che ha quasi distrutto il regno? Jinshi la lascerà fare e si premurerà di rispettare i desideri che le ha lasciato esprimere.

Un volumetto più agrodolce del solito, ma che mi lascia ancora più voglia di sapere come prosegue la storia di Maomao, Jinshi e di tuttə ə altrə: ci sono stati diversi cambiamenti e mi aspetto che nel prossimo libro ne vedremo tutta la portata.

#giallo #gialloStorico #lightNovel #PdM2025 #romanzoStorico

Il monologo della speziale, Vol. 3 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Funghi, fantasmi e rane!

Maomao ha il compito di proteggere la Consorte Gyokuyou durante la sua gravidanza.

La gravidanza di una concubina è un evento da non sottovalutare, soprattutto fra le mura della Corte Interna, dove sotterfugi e pugnalate alle spalle sono comuni tanto quanto il tè e le chiacchiere. Le minacce sono dietro l’angolo.

Al contempo, Jinshi è in difficoltà. Deve soddisfare le richieste di una coppia di ambasciatrici.

«Conosci la storia di una donna dalla bellezza insuperabile che si dice piangesse lacrime di perla?»

Con il terzo volume della serie arriviamo alla prima metà della seconda stagione dell’anime – per chi l’ha vista, senza fare spoiler, parliamo della situazione della rana – e la nostra Maomao è più indaffarata che mai. Tuttavia in questa recensione mi soffermerò più su Jinshi, perché in questo volume veniamo a sapere diverse cose su di lui e, anche se si trattava di un segreto di Pulcinella, non scriverò di cosa di tratta, quindi leggete serenə.

Jinshi è un personaggio interessante perché pur essendo indiscutibilmente un uomo ha delle caratteristiche fortemente femminili. La più importante è di sicuro la sua straordinaria bellezza: fin da subito ci viene presentato come un uomo bellissimo e viene spesso paragonato a una ninfa. In questo volumetto c’è un momento in cui la sua bellezza deve essere esaltata e Maomao commenta asciutta che non era una spettacolo da mostrare a chiunque e che addirittura aveva una forza distruttiva tale da costringere in ginocchio un’intera nazione. Alla mia mente europea viene subito in mente Elena di Troia.

Jinshi è perfettamente consapevole di questa sua bellezza eccezionale e non si fa scrupolo a usarla per affascinare le persone e ottenere quello che vuole: un modus operandi che siamo abituatə ad associare alle donne, soprattutto in storie ambientate nel passato. È anche un elemento che rende sensato che una come Maomao – cresciuta in un bordello e abituata a frequentare donne che usano la loro bellezza come mezzo di sopravvivenza – finisca per avvicinarsi a uno come Jinshi, che usa la sua avvenenza per destreggiarsi negli intrighi della Corte Interna, senza infatuarsi di lui. Tutto questo, unito alla sua sensibilità per le esigenze e i problemi femminili, lo rendono più a suo agio con la Corte Interna che con la Corte dell’Imperatore.

Questa sua caratterizzazione fa da specchio a un altro personaggio che invece è una donna con delle caratteristiche fortemente maschili. Non dirò di più per adesso: sono abbastanza convinta che la reincontreremo più avanti e che ci verrà detto che ha un legame con Jinshi perché il parallelo letterario è troppo ghiotto per essere una casualità.

In conclusione non posso non scrivere qualcosa della scena della rana. Di nuovo, sarò molto vaga per evitare gli spoiler. È una scena piuttosto tipica di questo genere di storia, ma la particolarità di Il monologo della speziale è che viene problematizzata – nell’anime molto più che nella light novel – e viene di nuovo sottolineato che quello tra Jinshi e Maomao è un rapporto con un forte squilibrio di potere e che qualunque loro avvicinamento non può prescindere dallo sciogliere questo nodo. Fa piacere vedere una storia che non sacrifica questo fatto sull’altare di una storia d’amore.

#giallo #gialloStorico #lightNovel #PdM2025 #romanzoStorico

Il sogno del Villaggio dei Ding di Yan Lianke

Descrizione: Il Villaggio dei Ding è un pugno di case di paglia disteso lungo l’antico letto del Fiume Giallo. Il suo è un equilibrio che sembra immutabile, ma negli anni ’90 tutto è sommerso dall’“ondata rosso sangue”: la spregiudicata campagna del governo cinese per promuovere la vendita del sangue tra i contadini, che aderiscono in massa con il sogno di costruire case di mattoni e nuovi pollai. Mentre alcuni si arricchiscono con questa compravendita, altri si ammalano di una strana “febbre”: l’AIDS. Yan Lianke traduce in personaggi e immagini indimenticabili la storia di un’intera comunità spazzata via “come le foglie di un vecchio albero”: il giusto Maestro Ding alle prese con un figlio senza scrupoli, la campagna che a poco a poco si inaridisce come se fosse anch’essa dissanguata, il villaggio che si riempie di stendardi funebri bianchi come la neve, la scuola del paese che diventa l’ultimo rifugio dei malati e il teatro di odi e amori. Un romanzo che nasce da una tragedia vera e misconosciuta, intenso e crudele come un racconto epico, struggente come una ballata.

Quanto fa incazzare sapere che, come esseri umani, siamo giunti alla conclusione che qualcosa è nocivo per la nostra salute, ma questa informazione non è immediatamente diffusa in ogni angolo del globo, per cui si continua a fare qualcosa di letale solo per il profitto di pochə e l’ignoranza di troppə? A me tantissimo, soprattutto se penso che sono storie niente affatto rare. Il sogno del Villaggio dei Ding è una di queste.

Yan Lianke racconta di quando, negli anni Novanta del secolo scorso, nella sua provincia natale, lo Henan, si diffuse la convinzione che si sarebbero potuti fare soldi facili vendendo il proprio sangue. Siccome i soldi sono facili solo quando si sta pagando un costo occulto, nel Villaggio dei Ding ben presto si inizia a morire di una malattia misteriosa, che si capisce essere collegata alla vendita del sangue, ma che confonde nel suo manifestarsi anche in chi non ha partecipato personalmente alla compravendita e addirittura neə neonatə.

Noi che sappiamo bene come si diffonde l’HIV non ci stupiamo: ci incazziamo soltanto davanti all’evidenza che questi farabutti abbiano usato più volte lo stesso ago per i prelievi – quanti lo avranno fatto scientemente e quanti con ingenua ignoranza? – e che davanti all’evidenza di un’epidemia in corso nessuna autorità si sia preoccupata di spiegare alla popolazione come arginare il contagio o di fornire dei farmaci aə ammalatə.

Si rimane annichilitə davanti alla distruzione di un’intera comunità, non solo per l’ammontare sempre maggiore di persone ce sviluppano l’AIDS e muoiono, ma per la perdita dei legami comunitari davanti all’evidenza di essere statə usatə e di averlo permesso davanti alla promessa dei soldi. Nemmeno la prossimità della morte sembra una motivazione sufficiente per recuperare il piacere di stare insieme e lasciare le persone libere di vivere come meglio credono i loro ultimi giorni.

Testimone privilegiato di questo sfracello è Ding Shuiyang, il cui figlio è quello che più si è arricchito dalla vendita del sangue. Insieme a lui assistiamo impotenti alla scomparsa del villaggio e all’abiezione con la quale il figlio continua ad approfittarsi della situazione, adattandosi a fornire nuovi “servizi” a mano a mano che l’epidemia si diffonde.

Nonostante tutto questo, però, non è un romanzo nichilista: paradossalmente è proprio lo sconforto di Ding Shuiyang davanti alle azioni del figlio a manifestare un grande amore per la vita e l’importanza di prendersene cura, per quanto possibile e fino a quando è necessario.

#malattia #romanzoRealistico #romanzoStorico

Rebis di Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo

CW: suicidio

Descrizione: Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo, vero e proprio team creativo che ha già attirato l’attenzione delle più grandi realtà editoriali internazionali, con “Rebis” raccontano una storia sull’accettazione di sé e su quanto sia importante andare oltre la patina di cui la società ci riveste per incasellarci e riuscire a essere pienamente noi stessi. In un medioevo da caccia alle streghe, Martino è un bambino albino che è sempre stato trattato in maniera diversa dagli altri, con ostilità. Quando Martina scappa di casa e conosce Viviana, strega scappata da un rogo, la sua vita cambierà per sempre.

Stavo prenotando i prossimi libri da prendere in prestito in biblioteca quando mi è caduto lo sguardo su un consiglio di lettura interessante: diceva che, dopo molto entusiasmo iniziale, Rebis era caduto nel dimenticatoio e che invece per il suo valore letterario meritava di entrare nel novero dei classici del fumetto. La mia curiosità si è accesa come un albero di Natale e il libro era in biblioteca, un click ed è tornato a casa con me.

È stata una decisione felice: Rebis è un romanzo grafico sontuoso sulla frattura tra paese e bosco, tra religione cristiana e pagana, tra potere patriarcale e solidarietà della cura; e sull’odio – per sé, per lə altrə – che colma le ferite di quella lacerazione. Da che la frattura esiste esistono persone che vogliono (e hanno bisogno di) attraversarla.

Rebis è una di queste persone: la sua vita inizia nel villaggio, dove predominano i colori caldi del fuoco del focolare domestico e dei roghi delle streghe, ma viene presto in contatto con il bosco, che si presenta lussureggiante di verde, ma che al suo interno possiede vari colori e possibilità. Anche nel bosco, infatti, è possibile trovare un focolare domestico, quello di Viviana, una donna che è stata accusata di stregoneria e che vive ne bosco sopo essere sopravvissuta al rogo.

Viviana ha un design pazzesco, maestosa e gentile come una dea ancestrale: ci viene presentata due volte nel corso delle prime pagine e in entrambi i casi la sua presenza è dirompente e risucchia tutta la nostra attenzione. Ferita a morte per quella che non considera affatto una colpa, Viviana vive da sola nel bosco, coltivando relazioni con altre donne – sorelle – che sfuggono alle rigide regole di chi ha bisogno di confini netti e invalicabili per poter mantenere potere e identità.

La sua sola esistenza, con la dimostrazione tangibile che un’altra via è possibile, darà a Rebis la possibilità di rinascere e di curare la frattura che sente dentro di sé e l’odio che ha finito per invaderla. Non sarà un percorso semplice e indolore, ma Viviana sarà lì, pronta ad abbracciarla e sorreggerla.

#femminismo #letteraturaItaliana #letteraturaLgbtqia_ #romanzoGrafico #romanzoStorico

Il monologo della speziale, Vol. 2 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Che le indagini abbiano inizio!

Maomao, congedata dalla Corte Interna, ritorna al Palazzo Imperiale.

Un misterioso incendio, un funzionario avvelenato e il testamento di un fabbro richiedono tutta la sua attenzione. Riuscirà a trovare la connessione?

Come se non bastasse, un bizzarro ufficiale militare si reca da Jinshi… sembra interessato alla piccola detective!

Questo secondo volume è ricco di avvenimenti e ha la funzione di presentarci il background di Maomao. Sappiamo che è stata cresciuta da un eunuco dalle conoscenze mediche e dalle capacità deduttive eccezionali, Luomen, e dalle cortigiane della Casa Verderame, che considera sue sorelle, insieme alla tenutaria, che le ha fatto da nonna, ma in questo volume conosceremo i suoi genitori biologici.

Proprio una sua visita a casa sarà anche l’occasione per approfondire la vita delle cortigiane. Così come accade nella Corte Interna, anche il quartiere dei piaceri segue una ben precisa gerarchia: dalla prostituta di strada, costretta ad accettare ogni cliente ne compri i servizi, alle cortigiane più ambite, per passare del tempo con le quali sono necessarie cifre da capogiro, che spesso ammontano a diversi stipendi di un funzionario medio. Per non parlare delle somme necessarie per riscattarle.

Tra le più prestigiose cortigiane del quartiere dei piaceri ci sono le tre sorelle maggiori di Maomao, chiamate le tre Principesse: Pairin, l’insaziabile amante del sesso; Meimei, la più dolce e gentile; e Joka, la meno espansiva. Attraverso i loro diversi approcci alla professione, Hyuuga ci racconta di come potesse essere la vita di una cortigiana, dei rischi che correvano e della necessità di apprendere bene una qualche arte indispensabile per poter ottenere il favore – e i soldi – degli uomini in modo da poter esercitare il lusso di scegliersi i clienti e guadagnare abbastanza per poter raggiungere una certa stabilità e sicurezza.

Agli occhi di Maomao gli sforzi delle cortigiane non sono diversi da quelli delle concubine nella Corte Interna: è dura per una donna trovare un posto sicuro in quel mondo a meno di non ottenere il favore di un uomo. Si tratta di ambienti estremamente competitivi dove è difficile rimanere a lungo rilevanti, visto che la bellezza fisica, per quanti trucchi si possano utilizzare, è drammaticamente effimera e la sensibilità degli uomini una merce rara.

#giallo #gialloStorico #lightNovel #PdM2025 #romanzoStorico

Il monologo della speziale, Vol. 1 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Giovani donne vengono spesso vendute per lavorare per un breve periodo nell’harem dell’imperatore. È questo il caso di Maomao, farmacista presso il quartiere a luci rosse. Non ha alcun interesse nel farsi notare a palazzo e preferisce starsene per conto suo a preparare medicine, studiare veleni o fare esperimenti su se stessa. Ma quando a corte si diffonde la voce che i figli dell’imperatore sono destinati a una morte prematura, Maomao non riesce a rimanere indifferente. Mentre cerca di indagare, cattura l’attenzione di un misterioso e affascinante ufficiale di alto rango. Ha così inizio la sua particolare carriera.

Siamo nella Corte Interna, la parte del Palazzo Imperiale dove vivono le concubine dell’imperatore di un Paese fittizio che si rifà alla Cina imperiale: qui facciamo la conoscenza della nostra protagonista, Maomao, che è stata rapita mentre raccoglieva erbe nel bosco vicino a casa e venduta come serva. Già nel primo capitolo, Hyuuga ci dice che il punto di vista di questa storia sarà di una diciassettenne cresciuta nel Quartiere dei Piaceri, avvezza a stare in mezzo alle donne e ai loro problemi e poco incline ai sentimentalismi.

Purtroppo, il suo piano di svolgere il suo lavoro bene e tornare a casa senza problemi una volta finito il suo contratto naufraga presto perché il suo piano per salvare la vita aə neonatə delle consorti Gyokuyou e Lihua viene scoperto da Jinshi, eunuco a capo della Corte Interna. Jinshi non si presenta come un deuteragonista simpatico: anzi, è piuttosto fastidioso. In quanto uomo bellissimo non si fa scrupolo nell’usare il suo fascino per raggiungere i suoi scopi.

Maomao è molto infastidita dalla sua presenza: per quanto Jinshi si atteggi ad amicone, un suo ordine sarebbe sufficiente per farla condannare a morte. Maomao non dimentica mai di essere solo uno strumento utile a risolvere i misteri che si presentano all’attenzione dell’eunuco grazie alle sue capacità di osservazione e alle sue competenze come speziale: per questo non subisce affatto il suo fascino e cerca con gli occhi la solidarietà di Gaoshun, un altro eunuco, aiutante personale di Jinshi che lo segue ovunque vada e che al pari della nostra speziale deve sopportarne i capricci.

Nel corso del volume Maomao risolverà parecchi misteri e problemi per conto di Jinshi e conosceremo vari personaggi che ritroveremo anche più avanti, come le consorti di alto rango – Gyokuyou, Lihua, Lishu e Ad-Duo – e le loro ancelle, così come Xiaolan, la serva che diventerà amica di Maomao e la rifornirà di pettegolezzi della Corte Interna. Essendo l’inizio di una lunga serie (in Giappone siamo al diciassettesimo volume), l’approfondimento dei vari personaggi e ancora da venire, ma già vediamo l’enfasi messa sull’analisi dei rapporti di potere, sia tra appartenenti a gerarchie diverse, sia tra i generi: la Corte Interna è un luogo pieno di donne e di lotte senza quartiere per ottenere e mantenere una briciola di potere e muoversi in questo ambiente ostile può essere letale.

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Margherita e Dolcino: ribellarsi non è mai inutile

di Luca Cangianti Fabrizio Bozzetti, Margherita dei ribelli. Sorella, eretica, rivoluzionaria, DeriveApprodi, 2025, pp. 416, [...]

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La leggenda di Robin Hood nel romanzo di Wu Ming 4

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La leggenda di Robin Hood riletta attraverso lo sguardo unico di Wu Mi

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