Il Fatto Quotidiano: Ungheria, Magyar non è ancora premier e già minaccia i media pubblici: “Da voi propaganda pro Orbán, fermerò i finanziamenti di Stato”
Il primo obiettivo del nuovo governo ungherese è quello di sbloccare i 18 miliardi di fondi europei congelati a causa delle numerose violazioni dello Stato di diritto collezionate dal premier uscente, Viktor Orbán. Ma la prima iniziativa annunciata dal futuro capo del governo, Peter Magyar, non sembra imboccare la strada della distensione con uno dei settori più colpiti dalle riforme illiberali del suo predecessore: quello della stampa. Ai microfoni di radio e tv di Stato, il leader di Tisza si è rivolto direttamente agli organi del servizio pubblico annunciando lo stop ai finanziamenti statali: “Dopo la formazione del governo Tisza sospenderemo i servizi di notizie dei media pubblici, finché non verrà ripristinato il loro carattere di servizio pubblico”.
Una mossa che sa di ritorsione da parte del nuovo leader ungherese e che, per questo, contrasta con il ripristino dello Stato di diritto auspicato dai vertici delle istituzioni europee, in particolar modo dalla presidente della Commissione Urula von der Leyen che ha salutato la vittoria di Magyar paragonandola a una nuova caduta del Muro di Berlino. Le parole del futuro premier avranno raffreddato anche i suoi entusiasmi. Magyar ha deciso di punire le emittenti radiotelevisive pubbliche perché, a suo dire, lo hanno attaccato con l’obiettivo di favorire la propaganda del primo ministro uscente e la sua conferma alla guida dell’esecutivo. Con la vittoria dell’ex Fidesz che ha poi contribuito a rendere pubblica la corruzione all’interno dell’ex formazione di maggioranza, però, il vento è cambiato e la “macchina della propaganda“, ha detto, ha ormai i giorni contati.
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Hungary, Magyar is not yet prime minister and is already threatening public media: “You’re full of pro-Orbán propaganda, I’ll stop the state funding.”
The new Hungarian government’s first objective is to unlock the 18 billion euros in European funds frozen due to the numerous violations of the rule of law committed by outgoing Prime Minister Viktor Orbán. However, the first initiative announced by the future head of government, Peter Magyar, does not appear to lead to a path of detente with one of the sectors most affected by his predecessor’s illiberal reforms: the press. On the microphones of state radio and television, the leader of Tisza addressed directly the bodies of the public service, announcing the halt to state funding: “After the formation of the Tisza government, we will suspend the news services of public media until their public service character is restored.”
A move that feels like retaliation from the new Hungarian leader and, for this reason, contrasts with the restoration of the rule of law hoped for by European institutional leaders, particularly Commission President Ursula von der Leyen, who welcomed Magyar’s victory, comparing it to a new fall of the Berlin Wall. The words of the future prime minister have also cooled his enthusiasm. Magyar has decided to punish public broadcasters because, according to him, they had attacked him with the goal of favoring the propaganda of the outgoing prime minister and his confirmation at the head of the executive. However, with the victory of the former Fidesz, which then contributed to making corruption within the former majority formation public, the wind has changed, and the “propaganda machine,” he said, now has its days counted.
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