RE: https://bsky.app/profile/did:plc:yazbevg3wkzp5llnzb44tqgh/post/3mlqr2wi67s22
Awami National Party accuses KP govt of paralysis over Tirah crisis
27. Januar - seit 1996 begehen wir in #Deutschland den Tag des Gedenkens an die #Opfer des #Nationalsozialismus - #Befreiung des #KZAuschwitz durch die #RoteArmee 1945.
Nach der Befreiung von #Auschwitz und anderen #KZ geraten jĂŒdische Menschen als sog. #DisplacedPersons âvom Regen in die Traufeâ.
Sie werden in US+GB- #DP-Lager verbracht, wo sie zu Beginn nicht wissen, ob sie ĂŒberlebt - oder lediglich den nĂ€chsten Kreis der Hölle erreicht haben.
Die Befreiung der Konzentrationslager bedeutete fĂŒr viele Ăberlebende keinen Neuanfang, sondern neue Ungewissheit. In âDisplaced-Personsâ-Camps harrten sie monate- oder sogar jahrelang aus. Ihre Berichte zeigen: Zwischen Trauma und Perspektivlosigkeit entstand eine improvisierte Welt, in der langsam neuer Lebensmut erwachte.
Profughi stranieri in Italia nel 1945
Il responsabile dellâUfficio per i Dp [Displaced Persons: persone profughe] Camps Unrra [United Nations Relief and Rehabilitation Administration] a Roma era Antonio (Tony) Sorieri, Chief of Bureau of Relief Service, presentato dal Nuovo Notiziario Luce del 1945 come il âSignor Sorieri, dal quale dipende lâorganizzazione dei campi degli sfollatiâ <81. Sorieri era anche il Deputy Chief of Mission in Italy, il cui ufficio era in una piccola sede in Via Toscana, in una traversa alle spalle dellâAmbasciata statunitense a Via Veneto. Nella struttura piramidale secondo la quale era organizzata lâUnrra egli si trovava ai vertici della missione italiana: prima di lui vi erano il Chief of Mission, Keeny, gli Uffici dellâUnrra in Europa con sede centrale a Londra (Ero) e la direzione generale di Washington <82. Il Bureau of Relief Service aveva ricevuto mandato dal Sacmed [Comando Supremo Alleato nel Mediterraneo] di occuparsi degli Unrra Camps della zona di Lecce (Santa Cesarea, Tricase, Santa Maria a Bagni e Santa Maria di Leuca), della zona di Milano e del nord Italia (Torino, Cremona e Genova) e dei campi di Bari e CinecittĂ . I campi rimasti sotto la tutela dellâAcc [Commissione Alleata di Controllo] raccoglievano le Dps ritenute ineleggibili o pericolose <83.
La sede di Roma, oltre ad essere il punto di riferimento per tutti gli Uffici Unrra della penisola, era anche il tramite tra le Dps e i paesi dâappartenenza o di elezione per lâemigrazione, attraverso lâistituzione di canali preferenziali con le ambasciate e i consolati, dei quali teneva unâagenda degli indirizzi sempre aggiornata <84. Si verificavano, inoltre, alcune situazioni particolari in cui cittadini stranieri displaced in stati diversi dallâItalia erano costretti a contattare le proprie rappresentanze diplomatiche sul territorio italiano che, a loro volta, si incaricavano di far da tramite con le nazioni di appartenenza. Stando ai documenti, ad esempio, si presentĂČ il caso dellâAlbania. Nel 1946 a Tirana non era presente una rappresentanza diplomatica polacca, cosĂŹ gli assistiti polacchi dellâUnrra in Albania furono costretti a far passare dagli uffici consolari polacchi a Roma le proprie richieste per lâemigrazione in Palestina <85.
Nel caso delle JDps [profughi ebrei], lâUnrra di Roma era anche lâorganizzazione meglio connessa con altre istituzioni ebraiche e non, a partire dallâIcgr, alla Croce Rossa Internazionale, al Joint, allâHebrew Immigrant Aid Society e alle ComunitĂ cittadine, fino agli uffici della Delegazione per lâAssistenza degli Emigranti Ebrei (Delasem) ancora aperti nelle cittĂ italiane. A Roma la Delasem, finita la guerra, aveva trovato posto negli uffici di Via Principe Amedeo 2, vicino alla Stazione Termini <86. Come ricorda nelle sue memorie Settimio Sorani, direttore della Delasem romana, la primissima sede degli uffici era stata in Lungotevere Raffaello Sanzio, vicino alla sede dellâUnione delle
ComunitĂ Ebraiche Italiane (Ucei) e aveva continuato la sua attivitĂ nel dopoguerra <87. Proprio per questo doppio legame diplomatico e assistenziale, gli uffici di Roma erano stati i primi ad essere interessati da comunicazioni provenienti da alcuni paesi delle Nazioni Unite, volte ad avere informazioni sui propri connazionali displaced in Italia, o dalle richieste dei governi di prendere in carico i propri cittadini sotto il mandato dellâUnrra <88. Tale legame era anche il motivo principale per cui molte Dps si ammassavano in cittĂ , alla ricerca di un contatto con gli uffici consolari per le pratiche di emigrazione, per aspettare il rilascio dei visti o per chiedere notizie dei propri congiunti.
Le attivitĂ dellâUfficio di Roma erano cominciate successivamente alla firma dellâAccordo dellâ8 marzo 1945 tra lâUnrra e il Governo. Uno dei primi provvedimenti presi nei confronti delle Dps era stato, se eleggibili per lâassistenza internazionale, di fornirle di un certificato di garanzia rilasciato dallâUnrra. Da un Memorandum dellâItalian Mission del gennaio 1945, nei territori liberati, si contavano giĂ 1.406 certificati rilasciati in varie cittĂ dai Local Assistance Office. Le cittĂ con il numero piĂč alto di certificati rilasciati furono Bari (213), Bologna (313) e Roma (395) <89 e non stupisce che fosse proprio lâUfficio di Roma ad accorgersi delle irregolaritĂ che si erano verificate nei rilasci dei âGrant Certificatesâ. Giunsero, infatti, alla responsabile dellâufficio Displaced Persons Division, Helen Montgomery, ârumorsâ sullo spostamento di richiedenti assistenza da un ufficio, che precedentemente aveva negato
il certificato, ad altri che invece successivamente lo avevano concesso. Il problema riscontrato non era certamente inusuale: lâeleggibilitĂ di una Dp veniva determinata, in mancanza di documentazione certa, sulla base dei racconti delle stesse Dps e sui pochi dati anagrafici a disposizione delle autoritĂ . Il racconto della Dp, qualora non fosse valso al rilascio di un certificato una prima volta, cambiava per poter aderire ad alcuni criteri <90. La soluzione proposta consisteva nellâapplicare sul certificato il numero di pratica del richiedente, il luogo, la data e di fornire tutti gli uffici di un elenco aggiornato giornalmente dei nomi di coloro cui non era stato concesso. Lâufficio era perfettamente consapevole che ciĂČ non avrebbe evitato che si riproponessero episodi simili, in una situazione in cui le Dp non erano per la maggior parte fornite di documenti dâidentitĂ , ma si augurava che il provvedimento avrebbe reso piĂč difficile il passaggio da un ufficio allâaltro <91.
Nel marzo 1945, seguendo un trend in ascesa, in base al numero totale dei âcasesâ, ossia delle pratiche di assistenza aperte in diversi Local Office, si registravano a Roma 1.095 Dps in provincia e 977 Dps in cittĂ : nello specifico si contavano 118 Dps a CinecittĂ <92. Nelle immediate vicinanze di Roma si contava uno sparuto numero di Dps che non superava la decina. Dopo quattro mesi, lâUfficio di Via Toscana segnalava a Sorieri che il numero degli assistiti era salito a 3.000 Dps, quasi il doppio rispetto alla primavera <93. Nel settembre 1945 la situazione di sovraffollamento degli Uffici di Via Toscana divenne insostenibile, tanto che Sorieri chiese invano che allâUfficio di Roma venisse data una nuova sistemazione che potesse ospitare il doppio del personale (salito da 10 a 20 persone) e piĂč del doppio di assistiti che giornalmente giungevano presso lâUfficio (divenuti piĂč di 4.000). Chiese, inoltre, che fosse data agli uffici romani lâautorizzazione a rilasciare certificati per la distribuzione di vestiario e autorizzazioni per lâassistenza medica, oltre alle mansioni giĂ espletate del rilascio di tessere per razioni di cibo e gestione delle richieste di sussidi in denaro. Lâufficio, in aggiunta a ciĂČ, era stato coinvolto anche dalla Repatriation Division per censire le Dps presenti sul territorio e organizzare i convogli. Lo spazio non bastava, soprattutto in previsione della stagione invernale e delle nuove direttive del Consiglio di Londra che autorizzavano lâUnrra a farsi carico, eventualmente, anche delle richieste dellâItalia nei confronti dei propri assistiti <94. La situazione di precarietĂ non riguardava solamente la sede romana: anche in altri uffici si registrava spesso lâinadeguatezza degli spazi e dellâattrezzatura. A Torino, nel novembre 1945, si lamentava lâassenza di corrente elettrica e di riscaldamento di qualsiasi tipo, tanto che i dipendenti erano stati costretti a lavorare al gelo e al buio <95.
Allâinizio del 1946, nei documenti degli uffici di Roma, si comincia a cogliere uno scarto importante tra la politica di rimpatrio e di assistenza. Sin dallâinizio del suo mandato lâUnrra era stata il principale attore non governativo incaricato del rimpatrio delle Dps in Europa. Grazie al suo lavoro nellâanno 1945-1946, come ricordato, le Dps in Europa erano passate da piĂč di 8 milioni a poco meno di 1 milione, con un margine di scarto abbastanza contenuto, dovuto al saldo tra il totale delle partenze e il totale degli arrivi <96. Nei campi Unrra il rimpatrio era stato fortemente incoraggiato e lâorganizzazione aveva concesso ai rappresentati dei governi nazionali il libero accesso alle strutture Unrra per âpropagandareâ i benefici di un prossimo rientro in patria. La stessa organizzazione, per incentivare il rimpatrio, aveva proposto premi in razioni di cibo e sussidi a chi avesse deciso di tornare nel proprio paese di origine. Per i polacchi, in particolare, la macchina pubblicitaria messa in moto dal Governo Provvisorio polacco per riappropriarsi di unâingente percentuale di âmateriale umanoâ era stata martellante <97. In questo senso lâassistenza non era stata affatto disgiunta dal rimpatrio, anzi, ne costituiva il necessario complemento per un rientro veloce, con lâofferta di soldi e cibo per il viaggio: nel 1950, la Civil Affairs Division dello United States European Command aveva stimato che sul totale delle Dps assistite nel dopoguerra lâ83% degli 8 milioni di Dps europee era stato rimpatriato dagli Alleati, mentre solo lâ11% era stato in grado di procedere al resettlement o allâemigrazione con mezzi propri <98.
Nel gennaio 1946, perĂČ, in una nota dellâItalian Mission a firma del Chief of Repatriation Office, indirizzata alle direzioni del Bureau of Relief e della Dp Division, si faceva presente la netta distinzione che si doveva operare tra ârepatriationâ e âimmigrationâ, e quindi fra le forme di assistenza per lâuna o per lâaltra soluzione. Si avvisava che la Repatriation Branch non poteva farsi piĂč carico dellâassistenza anche di coloro che non desideravano tornare al proprio paese <99. Questa netta distinzione dei due ambiti assistenziali, scaturita dal calo delle richieste di rimpatrio, si affiancava alla conseguente necessitĂ di implementare una gestione marcatamente territoriale delle Dps da parte del Bureau, facendo ricorso a campi ben strutturati, piuttosto che allâorganizzazione di strutture temporanee per lâorganizzazione dei convogli in uscita dallâItalia.
[NOTE]
81 Ail, Roma. Conferenza dellâUNRRA, Nuovo Notiziario Luce, NL00406, b/n, 1945.
82 E. Miletto, Assistere, rimpatriare, reinsediare. LâUnrra, lâIro e I profughi del dopoguerra (1945-1951), in E. Miletto, S. Tallia (a cura di), Vite sospese. Profughi, rifugiati e richiedenti asilo dal Novecento a oggi, Franco Angeli, Milano, 2021, pp.42-43.
83 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1479-0000-0001 â Dpo â Italy â Agreements, Item: Dp Operations (Italy), Agreement General, From 1945 to July 1946, Transfer of Administrative Responsibility for DP Camps to UNRRA, 13 June 1946.
84 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0046-00001, Displaced Persons Division (da qui in avanti Dpd) â Italy, Rome, List of United Nations Consular Officers in Liberated Italy, enclosed communication of 1 August 1945.
85 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder: S-1479-0000-0047-00001 â Dpo â Italy â Jewish Refugees, Comunication from Repatriation and Records Branch to Palestine Office, Via Catalana, Rome, Jewish Refugees Anna Matusevic, Vera Matusevic, Ariana Dzkeziolsk, 30 April 1946.
86 Ivi, Delasem in Italy enclosed communication of 1 August 1945.
87 S. Sorani, Lâassistenza ai profughi ebrei in Italia (1933-1941). Contributo alla storia della Delasem, Carucci, Roma, 1983.
88 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0046-00001, Dpd â Italy, Rome, carte sciolte.
89 Ivi, UNRRA Italian Mission Memorandum, Jennuary 2, 1945.
90 Ivi, UNRRA Displaced Persons Division, Control of rejected applicants, Rome, 3 Jan. 1946.
91 Ibidem.
92 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0046-00001, Dpd â Italy, Rome, Number of Assistance Cases by Source by Location, March 1945.
93 Ivi, Unrra Italian Mission Memorandum, from Maurice Rosen to A. A. Sorieri, Transport â Assistance Office, 6 July 1945.
94 Ivi, New quarters for our Rome Local DP Assistance Office, 7 September 1945.
95 Ivi, Report for November 1945, from Rudolph Loewenthal to Walter Schlein, Displaced Persons Assistance Office, Turin, Via Vincenzo Vela1, December 13, 1945.
96 S. Salvatici, Senza casa e senza paese, op.cit., pp.159-163.
97 Lâinvito al rientro delle Dps in Polonia era rivolto soprattutto ai non ebrei. Cfr. Ivi, p.170 e segg.; P. Gatrell, The Unsletting EuropeâŠop.cit.
98 Ivi, p.167.
99 Una, Unrra (1943-1946), Im, Brs, Folder S-1482-0000-0045-00001, Dpd â Italy, Rome, UNRRA Italian Mission, from R. L. Brookbank to Bureau and Division Heads, Functions of Repatriation Branch, 11 January 1946.
Caterina Mongardini, Gli ebrei stranieri a Roma nellâimmediato dopoguerra (1944-1950): tra il displacement e lâassistenzialismo postbellico, Tesi di dottorato, UniversitĂ degli Studi della Tuscia â Viterbo, Anno accademico 2022-2023
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âOwnership Struggle: Refusenik DPsâ
Susan Pedersen on âLost Souls: Soviet #DisplacedPersons and the Birth of the #ColdWarâ by Sheila Fitzpatrick, LRB 5.6.2025
https://www.lrb.co.uk/the-paper/v47/n10/susan-pedersen/ownership-struggle
There are still cards with the names of #DisplacedPersons waiting for #digitization. Go, go, go!
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