"Ascoltate le storie delle donne di Gaza per comprendere appieno gli orrori che Israele ci sta infliggendo."
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"È ora che il mondo metta fine al genocidio. Non possiamo più aspettare."
✍️ #OlfatAl-Kurd è ricercatrice sul campo per #BTselem, il "Centro israeliano di informazione per i diritti umani nei territori occupati".

#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide#Gaza #WestBank #Israel #Peace #26maggio

https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/may/25/stories-gaza-women-horrors-israel

⟦ Da quando, nell’ottobre 2023, è iniziato l’attacco di #Israele a #Gaza, ho perso mio padre, mio fratello, sua moglie e la loro figlia. Sono ancora sepolti sotto le macerie. La mia casa, dove vivevamo con la famiglia di mio marito, è stata distrutta dai bombardamenti israeliani.

Nel 2024, dopo mesi di bombardamenti, fughe e sfollamenti, sono riuscita a fuggire con la mia famiglia in Egitto.
Da allora vivo qui, ma i ricordi della vita a Gaza sono sempre con me.
Ciò che mi è successo riflette la realtà che le donne palestinesi a Gaza subiscono durante il #genocidio.

Dall’inizio della guerra, molte donne a Gaza sono diventate le uniche a provvedere alla famiglia. Innumerevoli sono rimaste senza protezione o senza casa, e molte hanno perso i figli o l’intera famiglia. ⬇️2

Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha mostrato che Israele ha ucciso più di 38.000 donne e ragazze a Gaza durante questa guerra.
Altre 11.000 hanno subito ferite che causano disabilità permanenti.

Vivevo nel quartiere di #Shujaiyya, nella città di Gaza, con la mia famiglia di 6 persone.

La vita sotto l’occupazione israeliana era caratterizzata da violenza, paura e costante incertezza.
Eppure, in quella realtà, abbiamo costruito una vita dignitosa e stabile, con momenti di gioia. Rimanere saldi di fronte alla violenza incessante è diventata la nostra forma di resistenza.

Per me, quella #resistenza consisteva nel lavorare come ricercatrice sul campo per B’Tselem, "Centro israeliano di informazione sui diritti umani nei territori occupati", documentando le violazioni dei diritti umani a Gaza molto prima del genocidio. ⬇️3

Per la mia famiglia, significava aggrapparsi alla normalità della vita quotidiana: le passeggiate sul lungomare di Gaza, le visite nel fine settimana ai miei genitori nel campo profughi di #Jabaliya e le escursioni nei campi di #BeitLahia e #BeitHanoun.

Luoghi e momenti di cui conservo ricordi vividi, ora tutti distrutti da Israele.

Sono stata sfollata 6 volte prima di fuggire in Egitto nell’aprile 2024.
Nell’ottobre 2023, io e la mia famiglia abbiamo lasciato la nostra casa e abbiamo trascorso giorni spostandoci sotto pesanti bombardamenti.

Ci siamo prima rifugiati all’ospedale #al_Shifa, tra un numero impressionante di feriti e morti. ⬇️4

Più tardi, dopo che ci è stato ordinato di evacuare il nord di Gaza, ci siamo spostati ad #al_Mughraqa e poi a #KhanYounis, dove abbiamo vissuto in un affollato rifugio dell’ #Unwra, dormendo in una tenda sotto la pioggia battente, lottando per avere acqua, cibo e legna da ardere.

Le lunghe code per i bagni sono diventate parte della vita quotidiana. Da lì, ci siamo spostati a #Rafah, prima di fuggire infine in #Egitto.

Il giorno in cui siamo finalmente riusciti a fuggire, sono stata sopraffatta da un misto di gioia e dolore: gioia perché io e la mia famiglia eravamo sopravvissuti al genocidio, e dolore perché non avrei mai immaginato che un giorno avrei lasciato Gaza in circostanze così dolorose e devastanti. ⬇️5

Le donne di Gaza lottano per sopravvivere.
Invece della sicurezza, vivono nella paura; invece dell’uguaglianza e della giustizia, vedono la loro identità cancellata; invece di un futuro, affrontano l’incertezza esistenziale.

È una realtà in cui le condizioni di vita di base vengono sistematicamente distrutte e l’umanità viene rubata. Questo è il prisma attraverso cui comprendere ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza: una distruzione totale della società palestinese in cui le donne sono in prima linea nel subire i danni, ma anche in prima linea nella lotta per la sopravvivenza.

Recentemente, ho raccolto testimonianze di donne che vivono ancora a Gaza per un rapporto sulle donne palestinesi vittime di genocidio.
I loro racconti dipingono un quadro di sofferenza che va oltre i bisogni immediati. ⬇️6

Tocca le loro menti, la maternità, la fertilità e la loro capacità di sostenere la vita. Non dimenticherò mai la storia di Safaa al-Farmawi, la cui figlia di 15 anni Ghazal è stata uccisa in un centro di distribuzione degli aiuti a Rafah.

Durante la carestia, Safaa si recava ogni giorno con i suoi figli in questi centri di assistenza nella speranza di ottenere un pacco alimentare o della farina.
L’esercito ha sparato e ucciso sua figlia davanti ai suoi occhi mentre cercava di ottenere aiuti alimentari.

Il genocidio perpetrato da Israele consiste anche nello smantellamento sistematico di ogni aspetto della vita e nel rendere impossibile un futuro palestinese nella Striscia, distruggendo le infrastrutture e le basi sociali necessarie alla sopravvivenza e allo sviluppo delle prossime generazioni. ⬇️7

Le famiglie che in qualche modo sono sfuggite alla violenza hanno comunque subito danni di proporzioni terribili. Le donne trascorrono ore a cucinare sui fuochi all’aperto, a lavare i panni a mano, a cercare legna da ardere e a cercare di provvedere alle loro famiglie.

E tutto questo dopo che i sistemi sanitari e scolastici nella Striscia di Gaza sono completamente crollati a causa degli attacchi israeliani.
Molti bambini sono morti per grave malnutrizione.

Per quanto riguarda le donne incinte, la maggior parte non ha potuto sottoporsi a visite mediche o seguire la propria gravidanza con i medici. Molte hanno anche sofferto per la mancanza di cibo adeguato e di vitamine essenziali, il che a sua volta ha portato alla malnutrizione dei loro neonati. ⬇️8

Molte donne non hanno potuto allattare naturalmente i propri bambini a causa delle loro precarie condizioni nutrizionali, costringendoli a dipendere dal latte artificiale, che è stato scarso e spesso introvabile.

Vivere nelle tende incide sui rapporti all’interno della famiglia. Intere famiglie condividono un unico spazio. Mancano i servizi igienici di base e la vita quotidiana significa dover affrontare costantemente una grave carenza di acqua e di prodotti per l’igiene mestruale.

«L’unica soluzione era usare pezzi di stoffa o piccoli indumenti che tagliavamo e piegavamo come assorbenti, una situazione molto difficile e disgustosa», mi ha raccontato una madre di 6 figli.

Le donne a Gaza devono affrontare condizioni disumane, ma anche il peso schiacciante di esperienze traumatiche. ⬇️9

«La mia vita è stata distrutta e trasformata in una tragedia senza fine. La mia anima è stanca. Il mio cuore soffre.
Piango per me stessa, per l’inferno in cui sono caduta. Vorrei che fosse solo un incubo e che presto mi svegliassi» mi ha detto Nabilah ’Abd a-Nabi, 50 anni, madre di 6 figli proveniente dalla zona nord-ovest di #GazaCity.

Il trattamento riservato alle donne è fondamentale per comprendere il genocidio a Gaza. Non si tratta solo dell’uccisione diretta delle donne che danno alla luce la prossima generazione di palestinesi.

Si tratta dello smantellamento sistematico della capacità delle donne di sostenere la vita – di nutrire e crescere i nostri figli, di tenerli al sicuro. Eppure, le donne di Gaza perseverano nella loro lotta per la normalità. ⬇️
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Lottano per la loro sopravvivenza, la loro umanità, la loro femminilità e la loro identità, anche mentre il genocidio e la distruzione della società di Gaza continuano.

«Donne di tutto il mondo, vi esorto a unirvi a noi. Siamo state private dei diritti umani più elementari. Abbiamo perso le nostre case, la nostra libertà e la nostra privacy. Le nostre vite, così come le conoscevamo, sono state distrutte» implora Almaza a-Sultan, 46 anni, madre di 5 figli di Beit Lahiya.

È ora che il mondo metta fine al genocidio. Non possiamo più aspettare.⟧
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