Il Fatto Quotidiano: Bracciante ucciso con un cacciavite da un gruppo di giovani: Sako Bakari aveva 35 anni e stava andando a lavorare

Stava andando a lavorare in campagna alle prime luci dell’alba di sabato mattina in sella alla sua bicicletta quando è stato aggredito e ucciso da un gruppo di giovani: è morto così Sako Bakari, un 35enne originario del Mali, colpito mortalmente all’addome in piazza Fontana a Taranto. Secondo le prime ricostruzioni, era scoppiata una lite tra l’uomo – regolare sul territorio italiano e senza precedenti di polizia – e un gruppo di giovani del posto, forse minorenni, nella zona di Porta Napoli-porto mercantile. Poi all’improvviso i colpi all’addome con un cacciavite che non hanno dato scampo al 35enne che in quel momento stava andando nelle campagne di Massafra per iniziare il suo turno lavorativo.
I giovani non sono stati ancora identificati ma la Squadra mobile, con il coordinamento del pm Francesca Paola Ranieri, stanno visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Nella ricerca di tutti gli elementi utili, resta da trovare anche l’arma del delitto.
Intanto si è espressa sulla vicenda l’associazione Babele – ente di promozione sociale – che ha scritto un post su Facebook: “Un giovane lavoratore ucciso mentre aspettava di andare in campagna a guadagnare pochi soldi. Non uno straniero, ma un uomo con un nome e cognome, un lavoratore, incensurato, irreprensibile, che pagava tasse, affitto, e che manteneva la sua famiglia. Ucciso senza motivo. Ci auguriamo che i responsabili siano individuati al più presto. Ci uniamo al dolore della famiglia e degli amici”.
Parole di condanna anche da parte del presidente del Consiglio comunale di Taranto, Gianni Liviano: “La tragica uccisione di Bakari Sako ci colpisce profondamente e scuote la coscienza della nostra comunità. Sento il dovere di esprimere una ferma condanna verso ogni forma di violenza, odio, sopraffazione e disprezzo della vita umana. Nessuna periferia sociale, nessun disagio, nessuna rabbia può trasformarsi in giustificazione della violenza. La comunità che vogliamo costruire è un’altra cosa. È una comunità fondata sul rispetto della persona, sulla solidarietà, sull’accoglienza e sulla convivenza civile”.
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Armored with a screwdriver, a group of young people killed a construction worker: Sako Bakari was 35 years old and was going to work.

He was going to work in the countryside at the first light of Saturday morning on his bicycle when he was attacked and killed by a group of young people: thus died Sako Bakari, a 35-year-old originally from Mali, mortally wounded in the abdomen in Piazza Fontana in Taranto. According to the first reconstructions, a dispute had broken out between the man – regular in Italy and with no prior police record – and a group of local young people, possibly minors, in the Porta Napoli-port area. Then, suddenly, the shots in the abdomen with a screwdriver that gave no chance of survival to the 35-year-old who was at that moment going to the countryside of Massafra to start his work shift.

The young people have not yet been identified, but the Mobile Squad, with the coordination of prosecutor Francesca Paola Ranieri, is reviewing the surveillance camera images in the area. In the search for all useful elements, the weapon used in the crime must also be found.

Meanwhile, the Babele association – a social promotion association – has expressed its opinion on the matter, posting on Facebook: “A young worker killed while waiting to go to the countryside to earn a few dollars. Not a foreigner, but a man with a name and surname, a worker, without a criminal record, impeccable, who paid taxes, rent, and supported his family. Killed for no reason. We hope that the perpetrators are identified as soon as possible. We join the grief of the family and friends.”

Words of condemnation also came from the Mayor of Taranto, Gianni Liviano: “The tragic killing of Sako Bakari deeply affects us and shakes the conscience of our community. I feel the duty to express a firm condemnation of any form of violence, hatred, domination, and disrespect for human life. No social periphery, no hardship, no anger can justify violence. The community we want to build is something else. It is a community based on respect for the person, solidarity, hospitality, and civil coexistence.”

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