Corre l'anno 2005. Sotto cieli densi di metano e azoto, la sonda Huygens tocca finalmente il suolo di Titano, la luna più grande di Saturno.
La discesa, durata due ore e mezza, apre una finestra su un mondo che apparentemente non ci appartiene: rocce composte da acqua e idrocarburi, illuminate da una luce spettrale color arancio. Cosa ha a che fare con noi?
La superficie, morbida come sabbia bagnata, ha accolto il lander che si è infilato appena sotto la crosta. Le batterie hanno resistito per novanta minuti, più che abbastanza per raccontarci un paesaggio che somiglia a un sogno congelato.
A –179 °C, Titano racchiude un ambiente chimico - questa è la cosa notevole - che potrebbe ricordare la Terra prima della vita. Ben più che semplice scienza, questo è un invito a immaginare. Forse, in quelle rocce e in quell’aria densa, si nasconde un’eco del nostro stesso passato. Credo sia così: a volte si deve andare lontano, per capire davvero la propria storia.
Crediti immagine : ESA, NASA, JPL, U. Arizona, Huygens Lander
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