Morty l’apprendista (Mondo Disco #4) di Terry Pratchett

Descrizione: Mortimer, detto Morty, non ha le idee chiarissime su quel che vuol fare da grande. Almeno fin quando non diventa l’apprendista di un insolito maestro: la Morte, proprio quella con la falce, in persona. Una volta appurato, con notevole sollievo, di non dover essere necessariamente morto per poter svolgere il lavoro, Morty si appassiona alla nuova materia, anche se ben presto scoprirà che essere apprendista della Morte non è poi così romantico e affascinante come sembrava. Pericoli e sfide terribili lo attendono, forse troppo grandi anche per lui, il predestinato.

Moltə di noi avranno presente la sensazione di non sapere cosa fare della propria vita, soprattutto quando si è giovani e inespertə: genitore e adultə in generale vi chiedono cosa prenderete a fare e il vostro cervello produce solo un errore 404 costante perché non avete un interesse o una caratteristica che vi sembra traducibile in un lavoro. Evidentemente anche su Mondo Disco ci sono persone così e una di queste è il nostro Morty che, spinto dalla famiglia a diventare un apprendista, finirà per avere il più insolito dei maestri: Morte.

Quello di Morte è un lavoraccio: ogni giorno muore un sacco di gente e anche se Morte non va a trovare ogni singola persona che tira le cuoia su Mondo Disco, ma solo quando si tratta di un’occasione speciale, non è sempre facile avere a che fare con gente appena morta. O che gente che sai che deve morire anche se non sarebbe giusto. Perché Morte non è giusta o sbagliata, semplicemente è.

Il primo incarico in cui Morty andrà da solo, infatti, non andrà proprio liscio. Potete prenderlo come un incoraggiamento per i vostri primi giorni di lavoro: per quanto possiate commettere degli errori, dubito che siano della portata di una morta lasciata in vita che finirà braccata dalla storia che vuole passarle sopra per correggere lo sbaglio della sua esistenza. Il lavoro di Morte non prevede la compassione che spinge a cambiare il destino di una persona: la compassione di Morte è un taglio affilato.

Morte è giustamente uno dei personaggi più amati di Mondo Disco: la sua etica – la possiamo chiamare così? – non segue la logica umana (e, infatti, Morty avrà delle difficoltà a seguirla), ma non possiamo proprio dire che sia crudele: Morte non si diverte a fare il suo lavoro, non ha niente contro le persone che va a prendere – anzi, i suoi tentativi di capire il mondo umano sono piuttosto esilaranti -: è solo maledettamente bravo a farlo.

Menzione d’onore per i personaggi femminili, che nelle opere di Pratchett riescono a essere iconici anche quando non sono le protagoniste della storia: il modo in cui l’autore gioca con lo stereotipo della principessa da salvare potrebbe valere da solo la lettura del libro. Come se Morte non fosse già sufficiente.

#fantasyUmoristico #PdM2025

Il monologo della speziale, Vol. 4 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Fantasmi, bambini e rapimenti… occhio ai colpi di scena!

Le giornate di Maomao fra le mura della Corte Interna non sono mai state tanto movimentate: Xiaolan deve cercare un nuovo lavoro, la Consorte Lishu è convinta di aver visto un fantasma e la gravidanza della Nobile Gyokuyou sembra presentare delle complicanze.

Non è tutto. Qualcosa di oscuro serpeggia nell’harem imperiale. Occorre indagare…

«Maomao seguimi e non opporre resistenza, vuoi che uccida la tua amica?»

Con questo quarto volume si conclude il materiale che è stato animato (a oggi perlomeno, sono già stati confermati un film e un’altra stagione). Finora devo dire che questo è stato il mio volume preferito, quello in cui si esplora il ciclo dell’abuso, in cui si vedono le conseguenze drammatiche con cui le persone hanno a che fare anche dopo che il loro aguzzino – e l’ambiente che gli aveva permesso di agire indisturbato – se n’è andato da molto tempo.

Tutte le storie in questo volumetto girano intorno al fatto che, una volta che l’abuso è finito, ci si aspetta che tutto torni rapidamente alla normalità. E all’apparenza è così: ogni vittima, diretta o collaterale, ha trovato modo di andare avanti con la propria vita. Nessuna di loro rende evidente il proprio dolore, eppure questo è lì, a covare sotto al cenere o pronto a esplodere davanti al giusto innesco. Certo, possiamo dire che alcune persone sembrano cavarsela meglio di altre, ma qua Hyuuga si è voluta concentrare soprattutto su due donne che non hanno quella che può essere chiamata una reazione femminile appropriata.

Nel primo caso è palese la mancanza di consapevolezza circa il proprio ruolo all’interno della Corte Interna. E come fare ad assumerlo se ci si è entrate bambine, impreparate non solo al nuovo ambiente, ma anche al mondo deə adultə? Come fare a costruirsi una solida autostima quanto tuttə ridono di te e della tua inadeguatezza? Come Maomao, non possiamo fare a meno di desiderare di aiutarla, a mettere in moto gli eventi che potranno permetterle di far sentire la sua voce. Anche Jinshi non si esime dall’intervenire per allargare lo spazio che è appena riuscita a rivendicare per sé.

Nel secondo caso, invece, possiamo dire che il ciclo dell’abuso ha creato una persona estremamente crudele che non ha rispetto di niente e di nessunə, perché tutto quello che le importa è la messa in atto della sua vendetta. Il ciclo dell’abuso è così drammaticamente passato alla seconda e alla terza generazione e mettervi fine richiederà un enorme sacrificio. L’unica cosa che potrà fare la nostra Maomao in queste tristi circostanze sarà di offrire la propria amicizia e la propria solidarietà alla persona che ha deciso di spezzare il ciclo: Maomao non ha il potere di fermare il suo piano, ma cerca di fare il possibile per supportarla e farle sapere che non importa se il mondo la vedrà come una donna demoniaca, per lei sarà sempre un’amica.

Diverso è il caso di Jinshi, che invece avrebbe il potere di fermarla, ma – si chiede – sarebbe giusto farlo? Se questo è quello che lei ha deciso di fare, se questo è il ruolo che ha scelto per sé, che diritto ha lui di interferire? Di farla scendere dal palcoscenico che la vede come la terribile antagonista malvagia che ha quasi distrutto il regno? Jinshi la lascerà fare e si premurerà di rispettare i desideri che le ha lasciato esprimere.

Un volumetto più agrodolce del solito, ma che mi lascia ancora più voglia di sapere come prosegue la storia di Maomao, Jinshi e di tuttə ə altrə: ci sono stati diversi cambiamenti e mi aspetto che nel prossimo libro ne vedremo tutta la portata.

#giallo #gialloStorico #lightNovel #PdM2025 #romanzoStorico

Il monologo della speziale, Vol. 3 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Funghi, fantasmi e rane!

Maomao ha il compito di proteggere la Consorte Gyokuyou durante la sua gravidanza.

La gravidanza di una concubina è un evento da non sottovalutare, soprattutto fra le mura della Corte Interna, dove sotterfugi e pugnalate alle spalle sono comuni tanto quanto il tè e le chiacchiere. Le minacce sono dietro l’angolo.

Al contempo, Jinshi è in difficoltà. Deve soddisfare le richieste di una coppia di ambasciatrici.

«Conosci la storia di una donna dalla bellezza insuperabile che si dice piangesse lacrime di perla?»

Con il terzo volume della serie arriviamo alla prima metà della seconda stagione dell’anime – per chi l’ha vista, senza fare spoiler, parliamo della situazione della rana – e la nostra Maomao è più indaffarata che mai. Tuttavia in questa recensione mi soffermerò più su Jinshi, perché in questo volume veniamo a sapere diverse cose su di lui e, anche se si trattava di un segreto di Pulcinella, non scriverò di cosa di tratta, quindi leggete serenə.

Jinshi è un personaggio interessante perché pur essendo indiscutibilmente un uomo ha delle caratteristiche fortemente femminili. La più importante è di sicuro la sua straordinaria bellezza: fin da subito ci viene presentato come un uomo bellissimo e viene spesso paragonato a una ninfa. In questo volumetto c’è un momento in cui la sua bellezza deve essere esaltata e Maomao commenta asciutta che non era una spettacolo da mostrare a chiunque e che addirittura aveva una forza distruttiva tale da costringere in ginocchio un’intera nazione. Alla mia mente europea viene subito in mente Elena di Troia.

Jinshi è perfettamente consapevole di questa sua bellezza eccezionale e non si fa scrupolo a usarla per affascinare le persone e ottenere quello che vuole: un modus operandi che siamo abituatə ad associare alle donne, soprattutto in storie ambientate nel passato. È anche un elemento che rende sensato che una come Maomao – cresciuta in un bordello e abituata a frequentare donne che usano la loro bellezza come mezzo di sopravvivenza – finisca per avvicinarsi a uno come Jinshi, che usa la sua avvenenza per destreggiarsi negli intrighi della Corte Interna, senza infatuarsi di lui. Tutto questo, unito alla sua sensibilità per le esigenze e i problemi femminili, lo rendono più a suo agio con la Corte Interna che con la Corte dell’Imperatore.

Questa sua caratterizzazione fa da specchio a un altro personaggio che invece è una donna con delle caratteristiche fortemente maschili. Non dirò di più per adesso: sono abbastanza convinta che la reincontreremo più avanti e che ci verrà detto che ha un legame con Jinshi perché il parallelo letterario è troppo ghiotto per essere una casualità.

In conclusione non posso non scrivere qualcosa della scena della rana. Di nuovo, sarò molto vaga per evitare gli spoiler. È una scena piuttosto tipica di questo genere di storia, ma la particolarità di Il monologo della speziale è che viene problematizzata – nell’anime molto più che nella light novel – e viene di nuovo sottolineato che quello tra Jinshi e Maomao è un rapporto con un forte squilibrio di potere e che qualunque loro avvicinamento non può prescindere dallo sciogliere questo nodo. Fa piacere vedere una storia che non sacrifica questo fatto sull’altare di una storia d’amore.

#giallo #gialloStorico #lightNovel #PdM2025 #romanzoStorico

PdM 2025: il piglio di dicembre

Buon lunedì, prodi seguaci!🎄

Un altro anno sta per finire e, visto che Natale si avvicina e siamo tuttə più buonə, è arrivato il momento di scegliere dal mucchio due libri che parlano di una categoria di persone poche amate e/o rispettate nel nostro Paese. Lo so che l’elenco è bello lungo, ma quest’anno ho pensato di tirare fuori due libri sul popolo romanì in Italia.

Non so voi, ma ho delle serie difficoltà a pensare a una sola volta in cui il racconto che si è fatto di queste persone non riguardasse la criminalità, condizioni di vita disumane e quel becero razzismo che le pone come esempio negativo di qualsiasi nefandezza.

Quindi per questo Natale andiamo a ribaltare i luoghi comuni e a imparare qualcosa di nuovo!

Il primo libro pigliato è Rom, genti libere di Santino Spinelli, che ho preso totalmente a caso in libreria, e spero possa essere una specie di popolazioni romanì for dummies. Spinelli – che forse conoscete con il suo nome d’arte, Alexian – sembra aver fatto così tante cose da aver vissuto dieci vite, ma è anche molto attivo per quanto riguarda la storia, la cultura e i diritti delle popolazioni romanì in Italia e in Europa.

Descrizione: Da sempre oggetto di sospetti e vessazioni, di persecuzioni e genocidi (si pensi ai 500mila Rom e Sinti massacrati dai nazisti), il popolo Rom è una delle più antiche minoranze del Vecchio continente, tra le più dinamiche e radicate. Eppure di loro non sappiamo nulla, a partire dal fatto che usiamo Rom come sinonimo di “zingari”, mentre invece si tratta di uno dei cinque gruppi etnici (oltre a Sinti, Kale, Manouches e Romanichals) che costituiscono la popolazione romanì. Per la prima volta, uno studioso Rom italiano ci offre una storia complessiva di questo popolo, dalle migrazioni originarie alla situazione contemporanea, abbracciandone la cultura e i valori sociali, le espressioni artistiche, fino alle organizzazioni politiche. Questo racconto ci restituisce l’identità “invisibile” dei Rom, l’evoluzione di tradizioni e valori millenari tramandati nella quotidianità: un’identità ignorata dagli stereotipi dei campi nomadi che trasformano gli errori di pochi in colpa collettiva; relegata nel ghetto della povertà ed esclusione sociale dalle stesse associazioni di pseudo-volontariato; annientata, infine, dall’attuale politica di assimilazione attraverso la Romfobia. Appartengono alla popolazione romanì celebri attori come Michael Caine, Bob Hoskins, Yul Brynner, Rita Hayworth, il calciatore Michael Ballack, professori di prestigiose università, persino un Premio Nobel, un Principe, un Presidente della Repubblica e un Beato. Prefazione di Moni Ovadia.

Il secondo libro pigliato è Il femminismo delle zingare di Laura Corradi perché se non riusciamo a dare dignità umana alle popolazioni romanì, figuriamoci se possiamo associarle al femminismo! E invece, il femminismo se ne frega e arriva dovunque. Tiè!

Descrizione: Laura Corradi affronta un fenomeno sociale poco conosciuto in Europa e quasi inesistente in Italia: il femminismo delle donne rom, gitane e traveller. Le zingare appartengono alla più grande minoranza d’Europa, perseguitata nel passato ma anche nel presente. L’attenzione dell’autrice è posta sulle soggettività che producono saperi e lotte contro il sessismo, il classismo, la rom-fobia, le forme di anti-zingarismo sociale e istituzionale – che non accennano a diminuire –, puntando al rispetto culturale nel superamento di patriarcato e omofobia nelle comunità. Il volume offre una brillante analisi delle ricerche sociologiche recenti che documentano diverse forme di oppressione multipla, ma anche agency politica e attivismo di genere in queste comunità nei vari paesi europei.
Il femminismo delle zingare prende in considerazione il punto di vista e le sfide delle attiviste zingare come protagoniste attive della narrazione di una storia non ancora raccontata.

E questo è quanto: conoscevate questi due libri? O ne avete altri da consigliarmi sul popolo romanì? O magari delle belle storie che escono dai soliti stereotipi? Ditemi nei commenti!

A presto!⛄

#PdM2025

PdM 2025: il piglio di novembre

Buon venerdì, prodi seguaci!🪦

Siccome sono molto in ritardo, ma per una decina di giorni saremo ancora nel mese di novembre, che ha la brutta fama di essere il mese di deprimente dell’anno, ho pensato di ravvivare la situazione pigliando dal mucchio due libri che parlano di Morte, ma nel senso del personaggio uscito dalla penna di Terry Pratchett.

Il primo libro pigliato è dunque Morty l’apprendista, il primo libro dedicato al filone di Morte della saga di Mondo Disco (della quale è, invece, il quarto libro in ordine cronologico: qualora ve lo steste chiedendo, sì, è tutto volutamente caotico e intricato, ma la buona notizia è che in questo mondo ci si può muovere anche a casaccio). Avreste mai pensato che la Morte potesse aver bisogno un apprendista? Terry Pratchett lo ha pensato e ci ha scritto questo romanzo.

Descrizione: Mortimer, detto Morty, non ha le idee chiarissime su quel che vuol fare da grande. Almeno fin quando non diventa l’apprendista di un insolito maestro: la Morte, proprio quella con la falce, in persona. Una volta appurato, con notevole sollievo, di non dover essere necessariamente morto per poter svolgere il lavoro, Morty si appassiona alla nuova materia, anche se ben presto scoprirà che essere apprendista della Morte non è poi così romantico e affascinante come sembrava. Pericoli e sfide terribili lo attendono, forse troppo grandi anche per lui, il predestinato.

Con il secondo libro pigliato si prosegue nel filone dedicato a Morte e si piglia Il tristo mietitore (che secondo l’ordine cronologico, invece, è l’undicesimo volume di Mondo Disco). C’è già chi ha scritto di cosa accadrebbe se se persone smettessero di morire… ma se Morte venisse licenziato? Quale terribile caos si scatenerebbe su Mondo Disco? Ecco, anche di questo ha scritto Terry Pratchett.

Descrizione: Si dice che al mondo niente sia inevitabile, tranne la morte e le tasse. Ma questo forse prima che Morte venisse licenziato in tronco. L’ultima cosa di cui un universo può aver bisogno è di un Tristo Mietitore disoccupato, perché quando un importante servizio pubblico viene a mancare la conseguenza è sempre il caos. Ora Mondo Disco pullula di zombie e non-morti. Reg Scarpa, attivista per i diritti dei defunti, improvvisamente ha molto più lavoro di quanto si sia mai sognato. E il mago Windle Poons, trapassato di fresco, si risveglia nella tomba scoprendo di essere… morto e vegeto. Ma proprio a lui e a un ben poco temibile gruppo di non-morti (Arthur Winkings, per esempio, era diventato vampiro dopo essere stato morso da un avvocato. Schleppel l’uomonero farebbe meglio il suo lavoro se non venisse colto da agorafobia appena fuori dal gabinetto. E Fratello Isolile, l’unica banshee al mondo con un difetto di pronuncia, invece di starsene sui tetti a gridare quando la gente sta per morire, fa passare sotto la porta un bigliettino con scritto ‘OOOOeeOOOeecOOOeee’) spetta il compito di salvare il mondo dei vivi. Nel frattempo in una piccola fattoria molto, molto lontana, uno straniero alto, scuro e allampanato si rivela particolarmente abile a maneggiare la falce. C’è tanto grano da falciare. E una battaglia diversa da combattere.

Eccoci qua, immagino che conoscevate Terry Pratchett, ma avete mai letto i suoi romanzi? L’avete fatto seguendo l’ordine (o meglio, uno degli ordini possibili) o siete andatə a sentimento (in base a cosa trovavate in libreria)? Fatemi sapere!

A presto!🐢

#pdm2025

PdM 2025: le task di ottobre

Buon lunedì, prodi seguaci!🍭

Quest’anno ho deciso che leggerò anch’io qualcosa in tema Halloween. Circa. Sapete bene quanto me che difficilmente li leggerò effettivamente questo mese o che un qualche post in merito uscirà per il 31 ottobre, ma noi faremo finta che questo sia un blog serio dalla programmazione puntale!

Avanti tutta!

Sono partita molto lanciata, ma nella mia libreria non c’è granché di orrifico: per fortuna, però, ci sono molti saggi e uno di questi è La paura in Occidente di Jean Delumeau, mattonazzo che promette di guardare alla storia moderna da un punto di vista diverso, quello di uno stato d’animo che associamo alla pancia e alle reazioni istintive e irrazionali. Confesso che mi ci sono caduti gli occhi solo per questa copertina – quanto è bella la semplicità di queste copertine del Saggiatore? – ma Delumeau è stato uno storico rinomato, quindi mi aspetto un gran bel saggio.

Descrizione: Paura degli spiriti dei morti. Paura delle tenebre. Paura delle tempeste. Paura delle bestie feroci. Paura del mistero femminile. Paura di sciagure, carestie, cataclismi, epidemie. Paura dell’ira di Dio, dell’apocalisse. E allora dagli all’untore. E allora avanti con la caccia alle streghe. L’uomo ha sempre avuto bisogno di individuare qualcuno da temere (e punire) per dominare l’angoscia ancestrale. La paura ha governato la storia umana nei secoli dei secoli. Jean Delumeau scrive la storia della paura in Europa tra XIV e XVIII secolo: indaga le attrezzature mentali della società preindustriale e scova una nebulosa anonima, onnipresente e persistente che, in forme più o meno consapevoli, ha costituito il basso continuo, il nerbo dei modelli di comportamento – in breve, la radice di tutte le pratiche culturali dell’Occidente. Perché la paura è un dispositivo essenziale per sottrarsi ai pericoli e sfuggire provvisoriamente alla morte; ma protratta all’infinito e nell’indefinito diventa una minaccia per l’equilibrio psichico individuale e collettivo. Come controllarla? Frammentandola; fabbricando paure particolari; oggettivando l’angoscia. Passando da un sentimento viscerale ingovernabile a un nemico dotato di volto e nome. I detentori del potere della civiltà europea stesero così l’inventario dei mali che Satana era capace di provocare e la lista dei suoi agenti: musulmani, ebrei, eretici, donne, e soprattutto streghe, maghi, uomini neri. Fu tranquillizzante pensare la peste come un flagello mandato da Dio per punire l’umanità peccatrice. Fu la soluzione al trauma collettivo. “La paura in Occidente” è il saggio con cui Jean Delumeau sonda questa corrente sotterranea della storia umana. Una ricerca che ricorre alla più ampia messe di fonti e si avvale degli strumenti che le più diverse discipline – dalla storiografia alla psicologia alla sociologia – hanno offerto a chi intenda verificare la genesi delle nostre mentalità, cultura, idee. Una lezione necessaria per comprendere l’immaginario contemporaneo.

Il secondo libro pigliato è Negli abissi luminosi a cura di Angelo Tonelli, che raccoglie i testi dove si parla delle figure che nell’antica Grecia mediavano con le presenze al di là del visibile. Sento di star un po’ barando qui, ma questo libro parla di quel tipo di approfondimento sull’antica Grecia che nessunə insegnante di solito ti dava durante le superiori, ma che era gettonatissimo per le tesine dell’esame. Se è bello, potrebbe essere un bel regalo per unə ragazzə appassionatə di antica Grecia.

Descrizione: Ovunque, in ogni angolo del mondo, negli albori della civiltà compaiono le figure dello sciamano e della sciamana, uomini e donne dello spirito, mediatori e mediatrici tra il visibile e l’invisibile per conto della comunità, guaritori e guaritrici, esperti di farmaci e incantamenti, guide spirituali. Di questa universalmente diffusa esperienza spirituale, affidata alla comunicazione orale e a pratiche rituali, permangono chiarissime tracce anche nelle opere scritte di alcuni dei maggiori Sapienti greci. Tracce che questo volume raccoglie e connette, offrendo, attraverso una ricchissima selezione di testi, una panoramica di testimonianze sui vari ambiti e le diverse modalità in cui poteva concretizzarsi la pratica sciamanica. Da Empedocle a Parmenide, da Omero a Esiodo, da Eschilo ad Aristofane; e, ancora, da Platone ad Aristotele, da Pindaro ad Apollonio Rodio, i testi greci traboccano di pratiche e credenze che gravitano intorno a varie tecniche dell’estasi, cerimonie e rituali che favoriscono il contatto diretto con essenze soprannaturali allo scopo di recare benefici ai singoli e alla comunità. Ne emerge il ritratto accurato e inequivocabile di una realtà in cui quella che Jung chiama “anima” e i greci “noûs” ancora conservava la sua interezza, mantenendo attivo l'”occhio dell’anima”, il fulcro dell’interiorità individuale che tutto connette e ricompone nel Grande Uno.

Eccoci qua: conoscevate uno dei due saggi? Siete impegnati in letture horror, oppure preferite altri media? Oppure siete sotto la vostra copertina in attesa che il periodo delle cose spaventose passi in fretta? Fatemi sapere!

A presto!👻

#PdM2025

L’utopia pirata di Libertalia di David Graeber

Descrizione: La repubblica pirata di Libertalia forse non è mai esistita, ma le comunità che i pirati fondarono tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento in Madagascar furono da molti punti di vista esperimenti consapevoli di democrazia radicale. O meglio, esperimenti politici proto-illuministi che videro la partecipazione attiva delle popolazioni malgasce, donne comprese. Una storia di magie, incursioni navali, principesse rapite, reami inventati e ambasciatori fasulli che sta alla base della concezione moderna di libertà.

Se l’esistenza storica di Libertalia non è comprovata, la visione utopica che l’ha resa leggendaria testimonia di una pratica politica egualitaria che dai ponti delle navi migra sulla terraferma nei tanti insediamenti pirata presenti lungo la costa malgascia durante l’epoca d’oro della filibusta. Una pratica del tutto estranea all’ordine mondiale vigente, ma in sorprendente sintonia con le idee illuministe che vanno affermandosi nei Salons parigini e che in Madagascar si meticciano con la cultura locale, portando a un esperimento unico di Illuminismo pirata a guida malgascia. Una versione certo non convenzionale – anzi decolonizzata – di Illuminismo che rielabora in modo originale le sue idee di libertà e uguaglianza. Ed è grazie a questa ricostruzione storico-antropologica, capace di mettere assieme fatti accertati, immaginari sociali e pratiche etnografiche, che l’immagine del bucaniere sdentato che sventola la sua bandiera di rivolta in faccia al mondo non appartiene più solo alla mitologia della filibusta ma diventa, al pari di Voltaire, una figura iconica dell’Illuminismo, anche se non è nata nei circoli intellettuali europei ma nei covi pirata e nei villaggi indigeni del Madagascar.

La pirateria condivide una bizzarra caratteristica con la stregoneria: entrambe hanno una storia ben definita, ma la loro rilevanza ha più a che fare con l’immaginario di ribellə all’ordine costituito assunto da piratə e streghə nel tempo che con i fatti storici che lə riguardano.

Graeber ci dice subito che anche Libertalia, una colonia che sarebbe stata fondata in Madagascar è un frutto della fantasia utopica del Settecento. Tuttavia, le idee di governo che incarnava di certo circolarono per i salotti illuministi europei e probabilmente finirono per influenzare diversə pensatorə.

Oggi siamo abituatə a pensare all’Illuminismo come al crogiolo delle idee che avrebbero giustificato il colonialismo, lo sfruttamento e il genocidio, ma non dobbiamo dimenticare che fu anche un periodo nel quale circolarono molte idee “nuove” e al di fuori dei canali ufficiali del sapere – nei “salotti”, spesso gestiti da donne, totalmente scomparse dalla storia.

E scomparsi dalla storia sono anche i contributi che venivano dalle colonie: durante l’Illuminismo si era molto più rilassatə sull’ammettere di aver tratto spunto dal pensiero di persone non-europee, così come era più facile condurre “esperimenti utopici” nelle periferie dell’impero e lontano dalle grinfie dell’Ancien Régime. Ecco, Graeber ci ricorda tutto questo mentre mette insieme quello che si sa e quello che si vocifera di Libertalia: come al solito, non lo so se ha ragione, ma trovo che sia così stimolante che per me vale sempre la pena di leggerlo.

#anarchia #antropologia #PdM2025 #pirateria #politica #storia

PdM 2025: il piglio di settembre

Buon lunedì, prodi seguaci!🦄

Il 20 settembre cade l’anniversario della Presa di Roma, quando nel 1870 il Regno d’Italia è andato a prendersi la sua capitale, mettendo fine al potere temporale dei papi (in teoria, almeno: sappiamo benissimo quanto alla Chiesa piaccia immischiarsi nella politica). Fino al 1930 è stato un giorno di festa; poi il fascismo ce lo ha portato via e, dopo la caduta del regime, a nessunə è parso il caso di ripristinarlo.

Tutta questa premessa per dirvi che il filo rosso di questo piglio sarà la fede. Cosa c’entra con la Presa di Roma? Praticamente nulla, ma il mio cervello ha fatto questo volo pindarico e volevo rendervene partecipi.

Il primo libro pigliato è Nati per credere: Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin di Vittorio Girotto, Telmo Pievani e Giorgio Vallortigara: quando psicologo cognitivo, un filosofo della scienza e un neuroscienziato si incontrano non danno inizio a una barzelletta, ma a un libro che ci spiega perché il creazionismo e altre credenze dimostrate come false vadano ancora forte tra i membri della nostra specie.

Descrizione: La teoria darwiniana dell’evoluzione rappresenta uno dei maggiori successi scientifici di ogni tempo; eppure molte persone che non si occupano di scienza a livello professionale la rifiutano e mostrano invece di credere in varie forme di creazionismo. Sembra, come ha osservato Richard Dawkins, che il nostro cervello sia stato specificamente “progettato” per fraintendere il darwinismo e che l’ipotesi di una “mente creatrice superiore” sia per l’uomo più attraente e naturale. In questo volume uno psicologo cognitivo, un filosofo della scienza e un neuroscienziato intrecciano le proprie riflessioni e le proprie esperienze di ricerca per offrire al lettore una tesi affascinante: il meccanismo evolutivo ha fatto sì che credere nel sovrannaturale sia diventato una parte integrante dei nostri normali processi cognitivi. La mente umana si è infatti evoluta, in virtù del meccanismo della selezione naturale, per pensare in termini di obiettivi e di intenzioni, un adattamento biologico importantissimo per un animale sociale come l’uomo.

Il secondo libro pigliato è Credere altrimenti di Salvo Vaccaro, che ha attirato la mia attenzione perché è inconsueto trovare un libro che parla di fede non religiosa e/o superstiziosa e sono proprio curiosa di sapere dove andrà a parare.

Descrizione: Cosa significa credere fortemente in qualcosa? Alcune credenze, come la fede, sono dogmatiche e inconfutabili, altre, come le superstizioni, sono irrazionali e altrettanto inconfutabili. Gli autori dei saggi qui raccolti lanciano una sfida e ribaltano la prospettiva: è possibile credere altrimenti? È possibile intravedere forme di credenza che oltrepassino la fede e la superstizione, come se si potesse individuare una base oggettiva a partire dalla quale fondarne la validità? Se da un lato la storia fornisce innumerevoli esempi di credenze non classificabili come religiose o irrazionali, dall’altro diventa legittimo chiedersi che tipo di statuto queste credenze possiedano. La risposta è rintracciabile in un particolare ethos politico che, lungi dal porsi come imperativo morale e normativo valido in assoluto, si presenta come convincimento singolare, ossia individuale e collettivo insieme. Credere senza fede è dunque non solo possibile ma intrinseco alla condizione umana.

Eccoci qua: visto niente di interessante? Spero di sì! Immagino che almeno il nome di Telmo Pievani potrebbe esservi familiare se frequentate il CICAP.

A presto!🐢

#PdM2025

Il monologo della speziale, Vol. 2 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Che le indagini abbiano inizio!

Maomao, congedata dalla Corte Interna, ritorna al Palazzo Imperiale.

Un misterioso incendio, un funzionario avvelenato e il testamento di un fabbro richiedono tutta la sua attenzione. Riuscirà a trovare la connessione?

Come se non bastasse, un bizzarro ufficiale militare si reca da Jinshi… sembra interessato alla piccola detective!

Questo secondo volume è ricco di avvenimenti e ha la funzione di presentarci il background di Maomao. Sappiamo che è stata cresciuta da un eunuco dalle conoscenze mediche e dalle capacità deduttive eccezionali, Luomen, e dalle cortigiane della Casa Verderame, che considera sue sorelle, insieme alla tenutaria, che le ha fatto da nonna, ma in questo volume conosceremo i suoi genitori biologici.

Proprio una sua visita a casa sarà anche l’occasione per approfondire la vita delle cortigiane. Così come accade nella Corte Interna, anche il quartiere dei piaceri segue una ben precisa gerarchia: dalla prostituta di strada, costretta ad accettare ogni cliente ne compri i servizi, alle cortigiane più ambite, per passare del tempo con le quali sono necessarie cifre da capogiro, che spesso ammontano a diversi stipendi di un funzionario medio. Per non parlare delle somme necessarie per riscattarle.

Tra le più prestigiose cortigiane del quartiere dei piaceri ci sono le tre sorelle maggiori di Maomao, chiamate le tre Principesse: Pairin, l’insaziabile amante del sesso; Meimei, la più dolce e gentile; e Joka, la meno espansiva. Attraverso i loro diversi approcci alla professione, Hyuuga ci racconta di come potesse essere la vita di una cortigiana, dei rischi che correvano e della necessità di apprendere bene una qualche arte indispensabile per poter ottenere il favore – e i soldi – degli uomini in modo da poter esercitare il lusso di scegliersi i clienti e guadagnare abbastanza per poter raggiungere una certa stabilità e sicurezza.

Agli occhi di Maomao gli sforzi delle cortigiane non sono diversi da quelli delle concubine nella Corte Interna: è dura per una donna trovare un posto sicuro in quel mondo a meno di non ottenere il favore di un uomo. Si tratta di ambienti estremamente competitivi dove è difficile rimanere a lungo rilevanti, visto che la bellezza fisica, per quanti trucchi si possano utilizzare, è drammaticamente effimera e la sensibilità degli uomini una merce rara.

#giallo #gialloStorico #lightNovel #PdM2025 #romanzoStorico

Il monologo della speziale, Vol. 1 di Natsu Hyuuga

Descrizione: Giovani donne vengono spesso vendute per lavorare per un breve periodo nell’harem dell’imperatore. È questo il caso di Maomao, farmacista presso il quartiere a luci rosse. Non ha alcun interesse nel farsi notare a palazzo e preferisce starsene per conto suo a preparare medicine, studiare veleni o fare esperimenti su se stessa. Ma quando a corte si diffonde la voce che i figli dell’imperatore sono destinati a una morte prematura, Maomao non riesce a rimanere indifferente. Mentre cerca di indagare, cattura l’attenzione di un misterioso e affascinante ufficiale di alto rango. Ha così inizio la sua particolare carriera.

Siamo nella Corte Interna, la parte del Palazzo Imperiale dove vivono le concubine dell’imperatore di un Paese fittizio che si rifà alla Cina imperiale: qui facciamo la conoscenza della nostra protagonista, Maomao, che è stata rapita mentre raccoglieva erbe nel bosco vicino a casa e venduta come serva. Già nel primo capitolo, Hyuuga ci dice che il punto di vista di questa storia sarà di una diciassettenne cresciuta nel Quartiere dei Piaceri, avvezza a stare in mezzo alle donne e ai loro problemi e poco incline ai sentimentalismi.

Purtroppo, il suo piano di svolgere il suo lavoro bene e tornare a casa senza problemi una volta finito il suo contratto naufraga presto perché il suo piano per salvare la vita aə neonatə delle consorti Gyokuyou e Lihua viene scoperto da Jinshi, eunuco a capo della Corte Interna. Jinshi non si presenta come un deuteragonista simpatico: anzi, è piuttosto fastidioso. In quanto uomo bellissimo non si fa scrupolo nell’usare il suo fascino per raggiungere i suoi scopi.

Maomao è molto infastidita dalla sua presenza: per quanto Jinshi si atteggi ad amicone, un suo ordine sarebbe sufficiente per farla condannare a morte. Maomao non dimentica mai di essere solo uno strumento utile a risolvere i misteri che si presentano all’attenzione dell’eunuco grazie alle sue capacità di osservazione e alle sue competenze come speziale: per questo non subisce affatto il suo fascino e cerca con gli occhi la solidarietà di Gaoshun, un altro eunuco, aiutante personale di Jinshi che lo segue ovunque vada e che al pari della nostra speziale deve sopportarne i capricci.

Nel corso del volume Maomao risolverà parecchi misteri e problemi per conto di Jinshi e conosceremo vari personaggi che ritroveremo anche più avanti, come le consorti di alto rango – Gyokuyou, Lihua, Lishu e Ad-Duo – e le loro ancelle, così come Xiaolan, la serva che diventerà amica di Maomao e la rifornirà di pettegolezzi della Corte Interna. Essendo l’inizio di una lunga serie (in Giappone siamo al diciassettesimo volume), l’approfondimento dei vari personaggi e ancora da venire, ma già vediamo l’enfasi messa sull’analisi dei rapporti di potere, sia tra appartenenti a gerarchie diverse, sia tra i generi: la Corte Interna è un luogo pieno di donne e di lotte senza quartiere per ottenere e mantenere una briciola di potere e muoversi in questo ambiente ostile può essere letale.

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