La X brigata partigiana rimane a Cespedosio fino alla metà di luglio circa

Una vista dal rifugio Cespedosio. Fonte: Visit Bergamo

Dal canto suo anche il comando della 40^ brigata Garibaldi “Matteotti” operante in Valsassina e Valtellina tenta di ristabilire i contatti. Ma l’impresa fallisce. In data 25 luglio 1944, Al, comandante del fronte sud della 40^, deve dichiarare che, malgrado gli sforzi: “con il distaccamento di Val Taleggio non è stato possibile il contatto. Pare che questo sia inquadrato nella brigata bergamasca. Ad ogni modo cercheremo i comandanti, ora irreperibili, definendo la loro posizione.” (8) Sembra strano che il comando partigiano della Valsassina non riesca a rintracciare Gastone [Gastone Nulli] e i suoi; tanto più che i partigiani della Valsassina, avendo avuto modo di aiutare gli uomini della X quando questi si trovavano alla capanna Castelli, potevano conoscerne il nuovo rifugio. Ma le difficoltà del momento spiegano molte cose e tra le altre anche questo inconveniente. Non si può comunque evitare di riflettere sulle voci raccolte da Al a proposito dell’inquadramento della formazione taleggina nella brigata bergamasca. Il PCI bergamasco e la 40^ Matteotti sono dunque le organizzazioni che cercano di allacciare rapporti col gruppo di Gastone. E si può notare un certo qual legame tra le due iniziative nell’unica matrice politica da cui entrambi dipendono, ma il legame appare abbastanza tenue: sono solo voci quelle che Al raccoglie a proposito dell’inquadramento della X tra le formazioni di un partito che allora spendeva molte delle proprie energie per costituire un’efficiente brigata garibaldina in terra orobica. I collegamenti clandestini sono lacunosi anche all’interno delle forze garibaldine e non c’è quindi da stupirsi che le informazioni pervenute ad Al diano per certo ciò che invece è per ora solo una speranza. La documentazione tace completamente sugli esiti della menzionata missione di Alberto a S. Pellegrino, invece, per quel che concerne la presa di contatto del PCI di Bergamo con Gastone, ci fornisce qualche utile, anche se debole, spunto. Si può così affermare che, di fronte alla richiesta di instaurare rapporti organici con i comunisti bergamaschi, Gastone oppone un sostanziale rifiuto, motivandolo con l’esistenza di precedenti collegamenti con organizzazioni milanesi del PCI: “Fidandomi delle assicurazioni di Dario (9), rifiutai di aderire a formazioni dipendenti dagli organi di Bergamo” (10) osserva Gastone e precisa di aver mantenuto tale orientamento fino alla cattura di Dario(ottobre 1944?). Come è noto, Dario riscuote la fiducia di talune organizzazioni comuniste milanesi e torna quindi comodo a Gastone scaricare su di lui le responsabilità della mancata collaborazione con il PCI di Bergamo; ma proprio qui sta la debolezza della sua asserzione, infatti, come si potrà constatare, non esisteva alcun antagonismo tra comunisti milanesi e bergamaschi in relazione ai gruppi della Val Taleggio. Semmai esisteva in quel momento una sfasatura di ordine informativo che presto verrà colmata. D’altra parte non è possibile sostenere che Gastone rifiuti categoricamente ogni rapporto con Bergamo. Al contrario, per quanto concerne le Fiamme Verdi, ne promuove la ricerca e dal PCI provinciale accetta senza esitazioni gli aiuti almeno fino a quando non furono ristabiliti i precedenti contatti con Milano.
Così delineata, la questione presenta una sua logica (11) che diventa particolarmente evidente se si ricorda l’insistenza di Gastone nel proclamare la volontà di mantenere alla formazione un “pieno carattere apolitico” ed a se stesso l’indipendenza dal “PCI come partito”. Egli infatti dispone di una formazione i cui uomini tendenzialmente fanno capo a due organismi molto diversi tra loro (le Fiamme Verdi ed il PCI milanese), senza contare quelli che si considerano completamente autonomi. Il problema di tenerli uniti può dunque dipendere dalla capacità del comandante di evitare influenze troppo dirette e condizionamenti che spostino l’asse d’equilibrio a favore degli uni o degli altri. Così egli lascia cadere i contatti con il PCI di Bergamo e molto probabilmente anche quelli con le Fiamme Verdi (12); insiste sulla propria autonomia e non rinuncia a soddisfare le richieste di uomini (come Dario) che gli erano stati vicini fin dalla fine di maggio, perché in ogni caso i legami che essi ristabiliscono pongono in essere un collegamento con comandi superiori che sono lontani e solo difficilmente potranno, influire in modo decisivo sull’andamento del gruppo. La linea di condotta di Gastone dunque si può efficacemente sintetizzare fin da ora in questi termini: unità nell’autonomia, due fattori destinati a pesare costantemente ma in modo diverso in tutta l’attività dei gruppi partigiani taleggini.
La X rimane a Cespedosio [n.d.r.: frazione del comune di Camerata Cornello (BG] fino alla metà di luglio circa. Sono giorni duri, mitigati solo dal clima estivo. Gli uomini dormono all’addiaccio, si accontentano di mangiare polenta e formaggio; criticano il loro comandante perché non condivide la loro vita (13), ma tutti quasi indistintamente ne subiscono l’ascendente. Verificano lo sforzo del comando di riorganizzare le formazioni, (14) ma soprattutto registrano la solidarietà della popolazione che spontaneamente contribuisce come può al loro vettovagliamento. Superate le più gravi difficoltà, ristrutturata la formazione, Gastone trasferisce gli uomini alla Castelli anche se i problemi alimentari non sono risolti, anche se il mancato chiarimento con gli organi di Bergamo provocherà un rinvio nel tempo dell’inquadramento della X nelle formazioni garibaldine o comunque nel movimento partigiano organizzato. Nella seconda metà di luglio il gruppo ritorna alla capanna Castelli. Gli uomini sono poco più di una cinquantina (15). Le armi sono sufficienti ma scarseggiano le munizioni. Un rapporto fascista, sempre riferito a fine luglio, inizio agosto, li segnala a “Cima di Piazzo-Pizzo Racimonti (leggi passo Baciamorti)- Venturosa-Taleggio-Pizzino e Vedeseta”. (16) Dalla base alla Castelli infatti venivano effettuati spostamenti nella zona per provvedere alle necessità della formazione e, a quanto
pare, alcuni partigiani con il comandante si erano stabiliti nelle frazioni del comune di Taleggio allora prive del benché minimo presidio fascista. Fino agli ultimi giorni di luglio a all’inizio di agosto comunque non è pensabile che la formazione si sia abbassata verso i paesi della Val Taleggio.
[NOTE]
(8) MCL – 40^ brigata Matteotti, com; fronte sud, 25/7/44
(9) Purtroppo di Dario si sa ben poco e non è quindi possibile determinare la qualità della sua influenza su Gastone. Gastone sostiene che gli fu presentato a Milano come “membro di un comitato” dalla signorina Lella Pizzo d’Ambrosio il 23/5/44, cioè poco prima che entrambi prendessero la via della montagna. Romolo (non meglio identificato) funge da collegamento tra il gruppo milanese e Dario. Anch’egli era in contatto con la d’Ambrosio, anzi entrambi abitavano a Milano in via Lambrate 13 e insieme furono arrestati nel febbraio ’45 dai tedeschi; dopo di allora non si sa più nulla di Romolo, mentre della d’Ambrosio Gastone parla come d una delatrice che per salvare la pelle si era rassegnata a far da amante agli ufficiali tedeschi. Quanto a Dario, le sue tracce si perdono dopo il settembre del 1944, mese in cui svolse funzioni di commissario nella 86^. In quel periodo si registrò una notevole tensione tra lui e Gastone
(10) CPV – C 51
11) Ci sono stati vari tentativi di spiegare la logica che guida l’operato di Gastone fin da questa fase e nella maggior parte dei casi essi adombrano il sospetto del tradimento. Più esplicita delle altre è l’ipotesi di P. Pallini (Penna Nera) che considera l’azione di Gastone in Val Taleggio alla stregua di quella di un agente provocatore assoldato ai fascisti e perciò rifiuta di credere all’autenticità dei suoi contatti con organizzazioni milanesi. Secondo il Pallini, Gastone avrebbe vantato rapporti con un misterioso”comitato Tito” risultato poi sconosciuto alle indagini del comando delle Fiamme Verdi; ma non si può dimenticare che, malgrado le riserve, fu proprio il comando delle FFVV ad autorizzare Pallini ad intavolare buone relazioni con Gastone. Questa ipotesi a nostro avviso non è attendibile: l) perché chi teneva i contatti con Milano non era Gastone, ma Dario 2) perché a partire da agosto la formazione sarà visitata ripetutamente da scrupolosi ispettori del PCI che non misero mai in discussione né l’esistenza né l’autenticità dei collegamenti con Milano 3) Perché si può affermare che la stessa denominazione del gruppo rimanda a una formazione milanese: La X brigata, (una di cui si sa pochissimo e su cui non esiste alcuno studio).
(12) Questa affermazione si fonda sulla assoluta carenza di documenti per il periodo in questione; l’unico elemento concreto è la citata missione di Alberto a S. Pellegrino per ricollegarsi al col. Richetti; sondaggi precisi al riguardo hanno consentito di chiarire che la cosa non ebbe seguito, ma si tratta di testimonianze orali e comunque non è escluso che si potessero riallacciare rapporti per altra via
(13) Egli vive in camere d’affitto o in albergo con la madre ed effettua spese considerate futili incidendo così pesantemente sul già, tanto magro bilancio del gruppo.
(14) Nel periodo di Cespedosio e comunque in luglio sono vari i tentativi di riorganizzare la formazione anche sotto il profilo finanziario e alimentare. La gente della zona collabora come può facendo in modo che i partigiani trovino al loro giungere a Cespedosio sacchi di farina (la famiglia Redondi e Benetto di S. Giovanni Bianco si segnalano in questi aiuti spontanei), ma lo stato di abbandono in cui si trovano gli uomini e l’incertezza dei contatti col centro inducono il comando a cercare di risolvere questo problema di propria iniziativa. Si tenta così di riattivare il canale finanziario di G. Cima, che però risponderà positivamente solo dopo l’adesione di Gastone alla II divisione; anche qualche altro borghese benestante viene interpellato allo scopo e la X ne ottiene una certa collaborazione (si leggano i nomi dei contattati: A. Pesenti, G. Milesi, M. Gianati di Piazza B., A. Mismetti e si ricordino le succulente riscossioni effettuate alla banca di Olmo al Brembo). Questa linea diverge da quella comuniste che temeva un eventuale condizionamento delle formazioni da parte dei benestanti. La X però si muove con noncuranza su questa strada, forse anche per rafforzare in questo modo la propria autonomia dai centri politici clandestini.
(15) Secondo alcune fonti tra la fine di giugno e la metà di luglio il numero è cresciuto a 90 unità, ma la cifra è esagerata. Gli informatori fascisti danno una cifra più attendibile (e si tenga conto che il loro rapporto si riferisce alla metà di luglio-inizio agosto): 50/60 uomini. In effetti ai 30/35 sfuggiti al rastrellamento di fine giugno, vanno aggiunti i circa 15 del gruppo Paganoni, alcuni sbandati nascosti nelle baite della zona (sia presso Camerata Cornello che in Val Taleggio). Al totale va però tolto il gruppetto del Canadese che si allontana all’inizio di luglio.
(16) ISML – Bg. 5 L 1/2269
Maria Grazia Calderoli, Aspetti politici e militari della Resistenza taleggina. Luglio 1944-aprile 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1975-1976, qui ripresa da Associazione Culturale Banlieu

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Raccolta dei discorsi e degli articoli di Giacomo #Matteotti
Contro la guerra, contro la violenza
Edimedia #libri
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Solidarietà ad alessandro sahebi

Il contrario di fascismo è #democrazia
Oggi per @repubblica
⭕Plus de 50 000 manifestants à #Gênes contre le génocide à #Gaza ! Alors que les #Dockers ont bloqué ce soir le chargement d’un navire #Israélien, la manifestation monstre pour #Gaza se termine sur la place #Matteotti après avoir traversé la ville.

On June 10, 1924, Giacomo Matteotti, a young member of the Italian Parliament and Secretary of the Socialist Unitary Party (PSU), was kidnapped outside his home by agents of the Fascist Ceka, Mussolini’s secret police.

https://theconversation.com/the-murder-of-giacomo-matteotti-reinvestigating-italys-most-infamous-cold-case-228153

Primo Levi center on
https://primolevicenter.org/printed-matter/the-murder-of-giacomo-matteotti-sources-and-interpretations/

About Matteotti Club Melbourne (1927)
https://www.coasit.com.au/images/ihs/journals/IHSJ_vol15_2007.pdf

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The murder of Giacomo Matteotti – reinvestigating Italy’s most infamous cold case

One hundred years after the Italian opposition leader’s murder, documents long locked away at the London School of Economics could shed new light on Mussolini’s involvement in his death

The Conversation
Tra due anni al più si vota per il #parlamento, ma con la #leggeelettorale attuale non possiamo scegliere chi ci rappresenta, in contrasto art 48 e 49 #costituzione, quanto denunciato da #matteotti nel suo ultimo discorso si ottiene per legge! Partecipate al sondaggio sul sito votolibeguale.it
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Danneggiata la lapide del monumento di #Matteotti a Roma Sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, indagano i carabinieri

Danneggiata la lapide del monu...
Danneggiata la lapide del monumento di Matteotti a Roma - Notizie - Ansa.it

Danneggiata la lapide in marmo davanti al monumento dedicato a Giacomo Matteotti sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma. (ANSA)

Agenzia ANSA
J'ai enfin vu cette série - en italien, sur Now, où l'on peut aussi activer les sous-titres en anglais. Elle est adaptée du premier volume de M d'Antonio #Scurati, consacré aux années 1919-1925, en gros de la fondation des Fasci di combattimento à Milan jusqu'au discours de janvier 1925 où #Mussolini finit par reconnaître la responsabilité morale de la mort de Giacomo #Matteotti et invite les députés à faire usage de l'article 47 pour le démettre, sachant très bien que personne ne le fera. Qu'en dire? Elle donne une idée assez juste de ces premières années du fascisme dont on parle finalement très peu, années décisives, qui amènent au pouvoir une bande voyous ultra-violents et pour l'essentiel dépourvu de la moindre jugeotte - à l'exception, à peu près des transfuges du Parti socialiste. L'écriture est assez audacieuse, certaines péripéties prennent quelques libertés avec l'histoire sans grande nécessité et les figures de l'opposition sont réduites à Don Luigi Sturzo et Giacomo Matteotti, ce qui en huit heures, est un peu léger. Le dernier épisode est poussif et la dernière scène, où tout le monde pleure à un discours d'une horreur sans nom m'a fait une étrange impression - d'autant que jusque là, Benito apparaissait pour ce qu'il était, un parvenu violent, manipulateur et professionnel de la traîtrise. Un petit clin d'oeil dans l'épisode 5, je crois, "Make Italy great again", était vraiment bienvenu. En résumé, regardez-la si vous en avez la possibilité, c'est assez instructif et bien fait dans l'ensemble. Les actrices et acteurs sont formidables. A commencer par l'immense Luca Marinelli, qui ne cesse de surprendre, un véritable caméléon, et Barbara Chichiarelli absolument géniale dans le rôle de Margherita Sarfatti. L'acteur qui interprète Italo Balbo est plus vrai que nature - si vous regardez la série, sachez que ce bonhomme est encore encensé en Italie pour ses exploits aériens et son positionnement contre les Lois raciales et l'alliance avec l'Allemagne, purement formel dans les deux cas. https://www.radiofrance.fr/franceinfo/podcasts/d-un-monde-a-l-autre/en-italie-une-serie-retracant-l-ascension-de-benito-mussolini-rencontre-un-gros-succes-a-la-television-9787938
En Italie, une série retraçant l'ascension de Benito Mussolini rencontre un gros succès à la télévision

Les premiers épisodes ont réuni 1 million de personnes en moyenne sur Sky, une chaîne payante. Un succès qui s'accompagne de vifs débats dans le pays.

franceinfo
Contro le spese militari, il nazionalismo e la guerra. Il pacifismo di Matteotti oggi più che mai necessario | Left

Il segretario socialista assassinato dai sicari di Mussolini, di fronte al profilarsi della prima guerra mondiale, aveva scritto testi che sono attualissimi in un momento storico come questo in cui l'Europa non riesce a proporre una via diplomatica che risolva la guerra in Ucraina

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