Ponies, i 10 colpi di scena più importanti della prima stagione
https://fed.brid.gy/r/https://www.galaxyaddicted.it/2026/03/ponies-colpi-di-scena-prima-stagione/
Ponies, i 10 colpi di scena più importanti della prima stagione
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Il primo uomo a passeggiare nello spazio. Poi la capsula atterrò nel posto sbagliato e la storia gloriosa diventò survival. I sovietici non facevano le cose a metà
Il Mossad aveva due opzioni con Otto Skorzeny: eliminarlo o reclutarlo. Scelse la seconda. Quello che successe dopo è una delle storie più assurde della Guerra Fredda.
#GuerraFredda #Mossad #StoriaContemporanea #SecondaGuerraMondiale #StoriaSegreta
https://boomerissimo.it/2026/03/01/la-seconda-vita-di-otto-skorzeny-un-nazista-a-caccia-di-nazisti/
Il Titanic è solo la copertina: sotto c’è la spy story più assurda del Novecento. 🇬🇧 translation on site. Il podcast di Boomerissimo👇
#titanic #storia #curiosita #guerrafredda #podcastitalia #storievere
https://boomerissimo.it/2026/02/07/podcast-sotto-il-titanic-doppio-incubo-nucleare/

Jacopo Frey (Vanloon - Radio Città Fujiko) ne parla con l'autore. I colonnelli della Repubblica. Esercito, eversione e democrazia in Italia 1945-1974 (Laterza, 2025) All’indomani della seconda guerra mondiale l’esercito italiano è reduce dalla peggiore disfatta della sua storia, ma questo è solo l’ultimo dei suoi problemi. La monarchia sabauda è sul punto di scomparire, l’esperienza fascista è sepolta sotto due anni di sanguinosa guerra civile e i suoi quadri devono giurare fedeltà a una Repubblica che non conoscono e in buona parte non condividono: un deficit di cultura democratica che rischia di indebolire significativamente la giovane Repubblica Italiana. Grazie a materiale inedito, questo libro dà forma alle vicende umane, professionali e politiche degli ufficiali che vivono quella transizione e delinea due storie parallele. Da un lato quella della difficile trasformazione del corpo ufficiali italiano da istituzione monarchica, nazionalista e aderente alla concezione fascista dello stato autoritario, a corpo professionale repubblicano, atlantista e almeno in parte democratico. Dall’altro la storia delle teorie e delle pratiche di controguerriglia e controsovversione elaborate da quegli stessi ufficiali nel quadro della guerra fredda. Negli anni che precedono Piazza Fontana, proprio lo scontro tra visioni del mondo confliggenti e incompatibili mette in pericolo come mai prima la coesione dell’istituzione militare italiana, introducendo nella storia della Repubblica il fantasma del golpe. Un libro di grande attualità oggi, in un momento in cui le forze armate riprendono ad avere un peso inedito rispetto agli ultimi trent’anni. Jacopo Lorenzini è ricercatore all’Università di Bologna, dove si occupa di storia delle istituzioni militari in ottica globale. Ha studiato l’evoluzione dei corpi ufficiali sette-ottocenteschi nell’area italiana e francese e la mentalità militare italiana nell’età della guerra fredda. Ha pubblicato Uomini e generali. L’élite militare nell’Italia liberale (1882-1915) (FrancoAngeli 2017) e L’elmo di Scipio. Storie del Risorgimento in uniforme (Salerno Editrice 2020, Premio Friuli Storia 2021).
Guerre di crittografia (in italiano)

A Davos seppelliti trent’anni di sicurezze economiche
Ogni anno Davos fa parlare di sé. Più delle frasi ad effetto e dello show dei politici, però, conta il segnale che manda. E quest’anno il segnale è chiaro: molte certezze economiche degli ultimi trent’anni stanno scricchiolando.
Al World Economic Forum (WEF) non si è discusso solo di crescita e tecnologia. Il punto vero è stato un altro: la globalizzazione non è più un dogma. Nel suo intervento, il segretario al commercio statunitense Howard Lutnick l’ha definita senza giri di parole una “politica fallita”. Non per nostalgia, ma, a suo modo di vedere, per i risultati. Delocalizzazioni spinte, catene del valore lunghe e fragili, dipendenze strategiche emerse con brutalità durante la pandemia e, ultime in ordine di tempo, con le crisi geopolitiche. A detta sua, l’efficienza ha vinto sulla resilienza, e il conto è arrivato.
Il messaggio è stato chiaro e condivisibile: non tutto può essere lasciato al mercato globale. Farmaci, semiconduttori, energia, industria di base non sono merci qualunque. Sono settori strategici dello Stato e della sovranità economica, intesa come capacità concreta di reggere gli shock. Anche sulla transizione verde europea i dubbi restano. Puntare alle “emissioni zero” senza una strategia industriale comune rischia di spostare la dipendenza verso la Cina. Cambia il fornitore, non il problema.
Accanto a queste discussioni di fondo, Davos ha messo in scena uno dei suoi rituali più abituali. Quasi quattrocento milionari e miliardari di ventiquattro paesi hanno chiesto pubblicamente di essere tassati di più. L’appello denuncia la crescita della ricchezza e il suo impatto su disuguaglianze e democrazia. Si parla di influenza politica comprata, di potere concentrato, di distanze sociali che si allargano.
Qui sta l’ambiguità. La tassazione non è un atto simbolico né una scelta personale. È una decisione politica, collettiva. Chiederla a Davos funziona come propaganda ben confezionata, meno come soluzione reale. Se il problema è davvero la concentrazione estrema della ricchezza, chi lo desidera può già devolvere risorse allo Stato, senza attendere riforme fiscali globali. Gli appelli fanno rumore, ma non aiutano le finanze pubbliche.
Infine, non possiamo tralasciare il ritorno della geopolitica nuda e cruda. L’idea che si possa “comprare” la Groenlandia per ragioni di difesa nazionale ha un sapore antico. Ricorda un mondo che pensavamo superato, quello dei blocchi e delle sfere d’influenza. E invece eccolo qui. La Guerra Fredda non ha più gli stessi attori, ma l’illusione di un ordine globale pacifico è definitivamente finito.
Davos non offre risposte preconfezionate. Però mette a nudo le tensioni. La questione resta aperta: come tenere insieme apertura e protezione, mercato e decisione politica, crescita e coesione sociale. Far finta che il problema non esista non funziona più.
Da L’Osservatore, 24.01.2026
#Davos #emissioniZero #globalizazione #guerraFredda #ricchi #WEF
I colonnelli della Repubblica. Esercito, eversione e democrazia in Italia
Libreria Modo Infoshop, mercoledì 4 febbraio alle ore 18:30 CET
Jacopo Frey (Vanloon - Radio Città Fujiko) ne parla con l'autore.
I colonnelli della Repubblica. Esercito, eversione e democrazia in Italia 1945-1974 (Laterza, 2025)
All’indomani della seconda guerra mondiale l’esercito italiano è reduce dalla peggiore disfatta della sua storia, ma questo è solo l’ultimo dei suoi problemi. La monarchia sabauda è sul punto di scomparire, l’esperienza fascista è sepolta sotto due anni di sanguinosa guerra civile e i suoi quadri devono giurare fedeltà a una Repubblica che non conoscono e in buona parte non condividono: un deficit di cultura democratica che rischia di indebolire significativamente la giovane Repubblica Italiana.
Grazie a materiale inedito, questo libro dà forma alle vicende umane, professionali e politiche degli ufficiali che vivono quella transizione e delinea due storie parallele. Da un lato quella della difficile trasformazione del corpo ufficiali italiano da istituzione monarchica, nazionalista e aderente alla concezione fascista dello stato autoritario, a corpo professionale repubblicano, atlantista e almeno in parte democratico. Dall’altro la storia delle teorie e delle pratiche di controguerriglia e controsovversione elaborate da quegli stessi ufficiali nel quadro della guerra fredda. Negli anni che precedono Piazza Fontana, proprio lo scontro tra visioni del mondo confliggenti e incompatibili mette in pericolo come mai prima la coesione dell’istituzione militare italiana, introducendo nella storia della Repubblica il fantasma del golpe. Un libro di grande attualità oggi, in un momento in cui le forze armate riprendono ad avere un peso inedito rispetto agli ultimi trent’anni.
Jacopo Lorenzini è ricercatore all’Università di Bologna, dove si occupa di storia delle istituzioni militari in ottica globale. Ha studiato l’evoluzione dei corpi ufficiali sette-ottocenteschi nell’area italiana e francese e la mentalità militare italiana nell’età della guerra fredda. Ha pubblicato Uomini e generali. L’élite militare nell’Italia liberale (1882-1915) (FrancoAngeli 2017) e L’elmo di Scipio. Storie del Risorgimento in uniforme (Salerno Editrice 2020, Premio Friuli Storia 2021).
https://balotta.org/event/i-colonnelli-della-repubblica-esercito-eversione-e-democrazia-in-italia
Una delle decisioni più disastrose della Guerra Fredda. Chi è stato e perché 👇
#Iran #Khomeini #GuerraFredda #Geopolitica #StoriaContemporanea #MedioOriente #StoriaPolitica

Una delle decisioni più disastrose della Guerra Fredda. Il summit segreto di Guadalupa del gennaio 1979: come Giscard d'Estaing convinse Carter, Callaghan e Schmidt ad abbandonare lo Scià e consegnare l'Iran a Khomeini
C’è stato un momento in cui USA e URSS hanno davvero fatto fronte comune contro un nemico venuto dallo spazio. Tra glasnost, perestrojka e “Star Wars” in versione paranoia cosmica.
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https://boomerissimo.it/2025/12/28/reagan-gorbaciov-e-gli-alieni-un-vertice-da-fantascienza/