
Il corteo per Askatasuna e la responsabilità politica di una repressione annunciata Ridurre la giornata di mobilitazione che ha attraversato Torino a una cronaca di scontri è un’operazione tanto comoda …
Non viviamo in uno stato di polizia, ma siamo immersi in uno stato diseguale e repressivo che si dilata a dismisura. Ne sono espressione – in parallelo con la soppressione del reddito di cittadinanza, la stretta sui migranti e la mancata adozione di un salario minimo per legge – due proposte di legge in corso di approvazione sulle occupazioni abusive di alloggi altrui e sull’imbrattamento di beni culturali
Intervista a Alessandra Algostino, docente di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Torino. Dalla repressione del dissenso al processo di una progressiva deriva della democrazia
Repressione e criminalizzazione si sta scatenando su tutte e tutti quelli che alzano la testa perché vogliono un pianeta davvero vivibile e in salute, dove l’ambiente venga tutelato e con esso avere cura dei territori, con dei servizi degni di chiamarsi tali.
Il decreto legge anti raduni, emanato in tutta fretta dal Governo, è, secondo la generalità dei giuristi, inidoneo ai fini dichiarati e denso di pericoli per le libertà di riunione e manifestazione. Ma il Governo e la maggioranza fanno quadrato e lo difendono a oltranza. Difficile dire se, in questa operazione, prevalga l’incompetenza o la malafede. O se siamo di fronte al trionfo di entrambe.
Green pass, obbligo vaccinale, tamponi e quant’altro sono oggetto di un bombardamento mediatico sempre più stucchevole e fuorviante. Soprattutto perché ad esso si accompagnano la carenza di un’informazione attendibile ed effetti collaterali preoccupanti. Tra questi una contrazione significativa e indifferenziata della libertà di riunione e manifestazione.
Christine Assange, mamma del fondatore di WikiLeaks Julian, con una lettera aperta rivolge un accorato appello ai cittadini solidali nel mondo a continuare le mobilitazioni per la liberazione del figlio