Il Foglio RSS: L’Indonesia mette “in pausa” le Forze di Pace. È una questione economica
Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è stato tra i primi leader a sostenere l’iniziativa del Board of Peace promossa da Donald Trump, ed è stato finora tra i pochi leader del quadrante asiatico e di un paese a maggioranza musulmana (il più popoloso del mondo) a essere riuscito a costruire un consenso interno su un dossier particolarmente sensibile. L’Indonesia aveva scelto di partecipare offrendo la disponibilità a contribuire con forze di peacekeeping, ma ieri Prabowo è stato costretto a specificare che il miliardo di dollari da mettere sul tavolo per entrare nel Board of Peace non ci sarà: “Ci viene richiesto un contributo di 1 miliardo di dollari”, ha detto il presidente, “ma io non ho mai detto che fossimo disposti a pagarlo”.
La scorsa settimana, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, il segretario di stato Prasetyo Hadi aveva annunciato il rinvio “a tempo indeterminato” del dispiegamento del contingente di circa ottomila soldati indonesiani a Gaza, a causa “dell’aggravarsi della situazione di sicurezza nella regione”. Secondo diversi osservatori, la decisione di Prabowo di mettere in pausa il coinvolgimento nel piano di pace di Trump è legato non a un ripensamento, ma alle conseguenze della guerra in Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha esposto l’Indonesia a una vulnerabilità strutturale: circa il 25 per cento delle sue importazioni energetiche dipende da quel passaggio. Le riserve nazionali, secondo i dati ufficiali, coprono appena 20-25 giorni di consumo. I prezzi del petrolio che aumentano e l’indebolimento della valuta si traduce in una pressione immediata sull’inflazione e pure sulla (fragile) stabilità sociale indonesiana. Prima di lanciarsi in una vera operazione internazionale di pace, il governo di Prabowo è costretto a parare i colpi di un’economia che rischia di mettere in pericolo la tenuta interna del paese. Perché nessuna architettura di sicurezza internazionale può prescindere dalla capacità degli attori coinvolti di sostenere, nel tempo, i costi della propria partecipazione.
Indonesia pauses Peacekeepers. It’s an economic issue.
Indonesian President Prabowo Subianto was among the first leaders to support Donald Trump’s Board of Peace initiative, and has so far been among the few leaders from the Asian quadrant and a Muslim-majority country (the world’s most populous) to have been able to build internal consensus on a particularly sensitive dossier. Indonesia had chosen to participate, offering the availability to contribute with peacekeeping forces, but yesterday Prabowo was forced to specify that the one billion dollars to put on the table to enter the Board of Peace would not be: “We are asked to contribute one billion dollars,” the president said, “but I never said we were willing to pay it.”
Last week, after a Cabinet meeting, State Secretary Prasetyo Hadi announced the postponement “indefinitely” of the deployment of a contingent of approximately eight thousand Indonesian soldiers to Gaza, due to “the worsening of the security situation in the region.” According to several observers, Prabowo’s decision to put on hold involvement in Trump’s peace plan is linked not to a reconsideration, but to the consequences of the war in Iran. The closure of the Strait of Hormuz exposed Indonesia to a structural vulnerability: about 25 percent of its energy imports depend on that passage. National reserves, according to official figures, cover just 20-25 days of consumption. Rising oil prices and the weakening of the currency translate into immediate pressure on inflation and also on the (fragile) social stability of Indonesia. Before launching a real international peace operation, Prabowo’s government is forced to defend itself against an economy that risks jeopardizing the country’s internal stability. Because no international security architecture can dispense with the ability of the involved actors to support, over time, the costs of their participation.
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L'Indonesia mette “in pausa” le Forze di Pace. È una questione economica
Jakarta era pronta a contribuire al piano di pace per Gaza promosso da Trump, ma la guerra con l’Iran, con la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz, mettono sotto pressione l'energia e la valuta del paese. E raffreddano l’impegno del presidente Prabowo Subianto, mettondo in luce quanto la sicurezza globale dipenda dalla stabilità economica interna