Ah, a proposito, "tenere in piedi le cose" è lavoro .
La manutenzione ordinaria và fatta per garantire che "le cose" continuino a fornire la funzione .
Telefono, acqua, fogne, strade, ospedali, auto , biciclette, campi di grano, casa propria sono " ovvietà" che necessitano cure continuative, a volte sostenute da tasse, canoni, oneri e, soprattutto, uomini.
Il lavoro si paga.
Le cose non stanno in piedi da sole.
Sto per essere licenziato e nel frattempo i colleghi hanno scritto una mail ad uno dei tre dirigenti (perché gli altri due non rispondono) chiedendo notizie sui due stipendi ancora mancanti, gli otto mesi di buoni pasto mai pagati e l'assicurazione medica declassata. Il dirigente ha risposto che le domande sono lecite ma lui non sa nulla e la prossima settimana si informerà. Segue scambio fra me e il mio capo.
Sai che in Italia, da circa trent’anni, il salario medio reale è rimasto praticamente congelato?
Anzi: in termini di potere d’acquisto siamo ancora lì, intorno ai livelli di fine anni ’90.
Qui non parliamo dello stipendio “nominale” che vedi in busta paga, ma di quanto vale davvero dopo l’inflazione: la crescita dei salari reali si è fermata tra fine anni ’90 e inizio 2000 e, dopo l’inflazione del 2022-2023, il potere d’acquisto si è addirittura ristretto.
Il punto ormai è questo: lavorare non basta più a recuperare terreno. Per questo Volt preme per minimi salariali adeguati, contratti collettivi forti (stop ai contratti pirata), un taglio strutturale del cuneo sul lavoro e investimenti seri in produttività e competenze: è l’unico modo per scongelare i salari e rimettere in moto il potere d’acquisto.
Perché lo stipendio di gennaio potrebbe essere più basso e quanto pesa il conguaglio fiscale.
Sono iniziate le verifiche sul reddito dei lavoratori dipendenti, che determinano il diritto o meno ad accedere a varie agevolazioni, come l'ex bonus Renzi.
Da Armando Reggio su fb
LA MELONI ESALTA UN'ITALIA IMMAGINARIA
Dal 2021 al 2025:
+ 24-25% per beni alimentari e di prima necessità
+ 34% per l'energia
- 8,8% del potere d'acquisto
Sono dati dell'ISTAT, che le sei reti di teleMeloni e i giornali d'estrema destra ben si guardano dal divulgare.
Va osservato che questi insostenibili aumenti sono grandemente maggiori dell'inflazione generale, che, infatti, è stata di circa dell'1.5-1.9% nel 2025.
Rincari sospetti - soprattutto per i beni di prima necessità -, tanto che l'Antitrust ha avviato un'indagine sulla grande distribuzione, evidenziando maggiori disuguaglianze, che incidono inevitabilmente sul borsellino delle famiglie più fragili e di ceto medio.
È evidente, perciò, che questa impennata dei prezzi è incongrua con l'andamento dell'inflazione.
Ne è conseguente il legittimo allarme sociale sollevato dalla sinistra.
E i salari?
Nominalmente in crescita, realmente in calo, con palese riduzione del potere d'acquisto: è come se fossero calati dell'8,8%
Il loro divario con quelli in Unione Europea è altamente significativo.
Secondo le più aggiornate rilevazioni di EUROSTAT e OCSE, lo stipendio medio lordo mensile italiano nel 2023 era di circa 2.729 euro, contro la media europea di 3.155 euro.
I lavoratori italiani, quindi, guadagnavano in media 429 euro in meno al mese degli altri europei. Il divario annuale è, così, di oltre 5.000 euro su 12 mensilità. E le cose negli ultimi due anni non sono migliorate.
I salari italiani - è noto - rimangono fermi, con una crescita più lenta che in Spagna e in Francia.
Non va sottaciuto che è sempre più tardivo l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che la loro permanenza occupaazionale è normalmente discontinua.
Sì aggiunga che moltissimi contratti sono scaduti da anni e gli adeguamenti sono lenti.
La produttività è poi stagnante, tanto che le imprese, soprattutto le più piccole, attribuiscono a essa la difficoltà di sostenere aumenti significativi delle retribuzioni.
Il lavoro a basso salario, inoltre, caratterizza larga parte del tessuto produttivo italiano: in molti settori, i livelli retributivi restano compressi da anni di moderazione salariale, da contratti precari e da una contrattazione integrativa poco diffusa.
Del resto, pur quando gli aumenti vengono riconosciuti, sono neutralizzati - come si sottolineava - dai rincari dei prezzi e dall'inflazione.
Irrita, in definitiva, la litania vittimistica della Meloni verso chi la incalza sulle sue menzogne del "tutto va bene".
#TekraAversa, #stipendi in ritardo: scatta lo stato di agitazione degli #operatoriecologici