Il governo sceglie di rendere più fragile proprio ciò che l’Italia dovrebbe rafforzare: investimenti puliti, innovazione industriale, certezza delle regole.
Da una parte riduce, anche per chi aveva già programmato e avviato investimenti, il sostegno legato a Transizione 5.0.
Dall’altra allunga i tempi dell’uscita dal carbone.
Il risultato è un segnale sbagliato alle imprese e al Paese: meno fiducia per chi punta su efficienza energetica, rinnovabili e sviluppo, più tolleranza verso le fonti fossili.
Una politica industriale seria attualmente dovrebbe fare l’opposto: accompagnare la transizione energetica, dare stabilità a chi investe e accelerare l’abbandono delle fonti più inquinanti.
Senza credibilità dello Stato, senza regole affidabili e senza una direzione chiara, a rimetterci sarà soprattutto la competitività dell’Italia.
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