Alla Camera la proposta sul congedo parentale “paritario” è stata bocciata perché, secondo la Ragioneria, mancavano coperture economiche adeguate.
Il punto politico, però, è semplice: quando i congedi non sono ben pagati e pensati per essere usati da entrambi i genitori, la cura finisce quasi sempre sulle donne.
E questo significa carriere interrotte, stipendi più bassi e meno libertà di scelta per le famiglie.

Volt propone una riforma chiara e praticabile: un congedo di paternità obbligatorio e retribuito di 4–5 settimane, e un “tesoretto” unico di 150 giorni di congedo genitoriale pagato all’80% dallo Stato, costruito per incentivare una divisione più equa del lavoro di cura.
Se davvero si vogliono sostenere natalità e famiglie, bisogna smettere di usare le coperture come alibi e mettere risorse stabili e continuative in bilancio: smettiamo di finanziare la disuguaglianza.

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