Presentazione di “Io affilo la mia falce”. Thomas Muntzer e la guerra dei contadini. Milano, 12 aprile 2026, ore 16:00, COX18 https://edizionitabor.it/presentazione-di-io-affilo-la-mia-falce-thomas-muntzer-e-la-guerra-dei-contadini-milano-12-aprile-2026-ore-1600-cox18/ #prossimiappuntamenti #contadini
Presentazione di “Io affilo la mia falce”. Thomas Muntzer e la guerra dei contadini. Milano, 12 aprile 2026, ore 16:00, COX18 – Tabor Edizioni

Radio Contado #177 – Radio Wombat

La grande distribuzione alimenta l’inflazione nel carrello della spesa https://radioblackout.org/2026/01/la-grande-distribuzione-alimenta-linflazione-nel-carrello-della-spesa/ #agricoltura;landgrabbing;desertificazione;neoliberismo;neoschiavismo; #L'informazionediBlackout #grandedistribuzione #inflazione #contadini
La grande distribuzione alimenta l’inflazione nel carrello della spesa

<p>l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha acceso la luce sul settore della Grande distribuzione nel settore alimentare . Il tutto parte dalla divaricazione netta che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione generale e quella dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 […]</p>

Fastidiosa emergenza. Xylella: cronaca di un’agricoltura che muore e di un’altra che resiste
Quando nel 2013 comparve il nome “Xylella fastidiosa”, l’opinione pubblica fu travolta da un’ondata di paura: un batterio sconosciuto, descritto come
https://umanitanova.org/fastidiosa-emergenza-xylella-cronaca-di-unagricoltura-che-muore-e-di-unaltra-che-resiste/
#2026 #Articoli #DallItalia #numero_2 #agricoltura #agroalimentare #agrobiodiversit #ambiente #contadini #ecologia #puglia #scienza

La grande distribuzione alimenta l’inflazione nel carrello della spesa

l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha acceso la luce sul settore della Grande distribuzione nel settore alimentare . Il tutto parte dalla divaricazione netta che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione generale e quella dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi otto punti percentuali rispetto a quello […]

https://radioblackout.org/2026/01/la-grande-distribuzione-alimenta-linflazione-nel-carrello-della-spesa/

Kandy, una “road map” collettiva per la trasformazione sistemica

Dal 6 al 13 settembre 2025, oltre 700 delegati provenienti da oltre 100 paesi si sono riuniti a Kandy, in Sri Lanka, per il 3° Forum Mondiale di Nyéléni. Contadini, popolazioni indigene, pastori, pescatori, movimenti femministi, giovani, lavoratori e attivisti da tutto il mondo si sono uniti per rinnovare la lotta globale per la giustizia, la dignità e la vita, dando vita alla Dichiarazione di Kandy. […]

https://andream94.wordpress.com/2025/11/24/kandy-una-road-map-collettiva-per-la-trasformazione-sistemica/

[2025-09-11] "In Difesa dei Contadini" - Presentazione del libro ed incontro con l'autore @ La Fattoria del Dono di San Lazzaro https://balotta.org/event/presentazione-del-libro-e-incontro-con-lautore-di-in-difesa-dei-contadini #presentazionelibri #contadini
"In Difesa dei Contadini" - Presentazione del libro ed incontro con l'autore

Alla Fattoria del Dono la presentazione del libro di Antonio Onorati "In difesa dei contadini" edito da Terranuova. Antonio Onorati è, tra le altre cose, contadino ed attivista. Da decenni si batte per la difesa e la visibilità delle agricolture contadine. Fa parte dell'Associazione rurale italiana e del Coordinamento Europeo Via Campesina. La presentazione in compagnia dell'autore avrà inizio alle 17.30 e durerà circa un'ora. A seguire si svolgerà una riunione delle e dei pre-aderenti alla Comunità di Supporto all'Agricoltura-CSA della Fattoria del Dono e di tutte le persone interessate a saperne di più. È gradita prenotazione scrivendo a [email protected] L'incontro fa parte della rassegna: Il Cibo Nuovo.

Balotta

Un paese rurale del Veneto durante la guerra

Meolo (VE). Foto: Luca Fascia. Fonte: Wikipedia

La Pato di Meolo, invece, costruiva baracche per l’esercito, i falegnami che vi lavoravano erano pochi e anziani perché i giovani erano tutti militari o sbandati <146, di conseguenza vennero assunte molte donne della zona. Vennero creati gli orti di guerra in cui si coltivavano principalmente fagioli e patate. <147
[…] Il giorno dopo l’armistizio, i tedeschi da amici e alleati diventarono nemici e invasori ed iniziarono le deportazioni. La guerra fratricida segna Meolo, sebbene fosse sempre stato tradizionalmente un paese di moderati. Gli uomini abili al servizio militare ricevono la cartolina del precetto per andare a combattere per la Repubblica di Salò e chi si rifiutava doveva nascondersi, diventando sbandato. Nell’ottobre 1943, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, nella piazza di Meolo cominciarono le scorribande delle Brigate Nere, considerate dagli abitanti del paese come peggiori dei tedeschi stessi. Si iniziò a parlare di Resistenza, di irredentisti e di renitenti alla leva, di collaborazione, di ribelli e di partigiani.
L’anno seguente i nazifasciti iniziarono i rastrellamenti, le deportazioni e le fucilazioni. <150 Nell’estate 1944 a Meolo la situazione iniziò a tranquillizzarsi, le persone erano libere di spostarsi e la guerra fratricida sembrava momentaneamente conclusa. Ripresero i lavori sul Piave e nei campi. Continuò ad esistere l’ammasso obbligatorio nelle regioni controllate dai nazifascisti [foto 14]. <151 Per trebbiare il grano era necessario presentarsi in comune per denunciare l’ora in cui si desiderava trebbiare, l’identità del trebbiatore, che tipo di macchina si voleva usare per ricevere il combustibile adeguato e, nonostante ciò, vi era un controllore che si assicurasse che le norme venissero rispettate. Quello che era di spettanza per il diritto di macinazione veniva lasciato, se si produceva più del quantitativo stabilito doveva essere consegnato all’ammasso obbligatorio. Lo stesso valeva per il bestiame e la sua macellazione.
A proposito delle tessere e dell’ammasso obbligatorio è interessante la ricerca sviluppata dal Centro di Documentazione Giuseppe Pavanello di Meolo, in collaborazione con il Comune, in cui si raccontano le memorie del tempo di guerra. Il documento prodotto è interessante ed emozionante, di una bellezza dolorosa. Una di queste testimonianze racconta della macinazione del frumento durante il fascismo e ricorda della paura di utilizzare il frumento donato dai partigiani. La macinazione avveniva naturalmente secondo il quantitativo indicato dalle tessere, di conseguenza se veniva prodotta più farina di quanto indicata, quella in più veniva consegnata al regime. Di conseguenza, i meolesi evitavano di andare al mulino da Cogo (a Meolo), presso cui si seguivano le regole fasciste, ma si dirigevano a Fossalta o a Vallio. Si partiva alle quattro della mattina per evitare di essere visti e si procedeva velocemente, di corsa e senza parlare. Si entrava nel mulino e il mugnaio aveva già pronta la farina per loro, in modo da velocizzare la pratica ed evitare il rumore della lavorazione. <152
La Resistenza nelle campagne non va sottovalutata. Si diffusero soprattutto atteggiamenti di solidarietà verso i prigionieri in fuga, dei giovani che si davano alla macchia per evitare la deportazione o di essere arruolati, che venivano chiamati sbandati; ma anche nei confronti della povera gente, rimasta sola a soffrire la fame. Nelle campagne locali, i contadini piccoli proprietari o conduttori cercavano semplicemente di sopravvivere. Le loro forme di organizzazione e solidarietà erano principalmente apolitiche, anche se orientate il più delle volte all’antifascismo <153. Per sopravvivere, si cercava di essere indifferenti, di non protestare troppo nei confronti dei fascisti per non avere problemi e non arrecare danno alla famiglia.
Nella primavera del 1945 inizia l’insurrezione e nel mese di marzo un drappello di Gamba Dura (un gruppo di destra di Roncade), sotto i portici, spara al maestro Luigino Benvenuti che muore dissanguato. Nell’aprile dello stesso anno gli Alleati sfondano la linea gotica e Radio Londra trasmette il segnale per avviare la ribellione. Nella piazza di Meolo i partigiani iniziarono a girare armati e i militari, costretti ad arruolarsi nella Repubblica di Salò che non vollero diventare sbandati, si tolsero la divisa e, legato un nastrino rosso alla propria arma, si unirono alla Resistenza.
[NOTE]
146 C. Baldoli, I bombardamenti sull’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, cit., p. 47.
147 Ivi, pp. 8-9.
150 Intervista di Laura Rizzetto a Pietro Favero, Meolo, 15/03/2023.
151 Stefano Musso, Storia del lavoro in Italia dall’Unità a oggi, Marsilio Editori, Venezia, 2002, p. 181.
152 Centro di Documentazione Giuseppe Pavanello, Memorie del tempo di guerra: 1940-45 e le guerre del Novecento. La guerra vissuta in paese. Racconti di soldati, Meolo, pp. 41-42.
153 S. Musso, Storia del lavoro in Italia dall’Unità a oggi, cit., p. 182.
Laura Rizzetto, Ierimo tuti contadini. Storie di famiglie rurali nella “grande trasformazione”, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2022-2023

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Il partigiano è l’alleato automatico di un contadino che non vuole più saperne della disciplina annonaria

La guerra di liberazione è vista dai contadini come la prima guerra nazionale e alla quale hanno partecipato come volontari. Loro sono stati gli artefici della “Resistenza civile”, con la messa in atto di forme antiche di solidarietà della comunità, con le coperture logistiche nei confronti dei partigiani e con sotterfugi per contrastare l’occupante. Sia con l’importante ruolo svolto dalle donne come “staffette”. Aiuti materiali sotto forma di cibo, vestiti donati agli sbandati dell’esercito italiano dopo l’8 settembre, e agli ex prigionieri di guerra alleati sfuggiti ai campi di concentramento. Tutte forme di aiuti e lotta “clandestina” adottati per contrastare il nazi-fascismo e che contribuirono “a ridare il senso di una dignità ritrovata a una nazione umiliata” (Nesti A., 1995).
Infatti, come è scritto nell’introduzione del libro della partigiana Renata Viganò del 1949 “L’Agnese va a morire” “….migliaia di operai, di contadini che non credevano di poter avere una funzione determinate alla vita nazionale, e trovandosi nella lotta, a poco a poco videro formarsi in loro un nuovo spirito di responsabilità, un’attitudine a decidere sul destino proprio e altrui, una capacità politica legata alle situazioni concrete che via via si presentavano loro. Questo è stato il miracolo della Resistenza, questo è il miracolo che si ripete ogni volta che il popolo sviluppa un’iniziativa, assume la responsabilità del suo avvenire”.
L’apporto dato dagli agricoltori alla lotta di liberazione è stato molto ampio e importante, sia in termini di lotta armata con molti contadini che con la renitenza alla leva partecipano e formarono gruppi partigiani, ma soprattutto con la lotta passiva tramite l’aiuto dato ai gruppi di ribelli e con il contrasto alle attività dei nazi-fascisti, come con la mancata consegna di cibo agli ammassi.
Il celebre partigiano e giornalista Giorgio Bocca ne la “Storia dell’Italia partigiana” (1980) fa una distinzione fra la partecipazione contadina alla resistenza per la provenienza stessa dei contadini, fra montagne e pianura. “I contadini di montagna sono spettatori di prima fila di quello che accade, la loro coscienza politica è embrionale, eppure il loro appoggio è anche politico: la ribellione che aiutano è ostile a quel potere che sta laggiù nella città della pianura, che arriva nelle valli solo per riscuotere le tasse, per imporre le leve militari; ora per uccidere. Contro questo potere si stabilisce la difesa comune dell’omertà, i montanari coprono i ribelli con il loro silenzio, se salgono i tedeschi e chiedono di una località fingono di non capire, indicano la via sbagliata. I fascisti e i tedeschi sono degli sconosciuti, degli stranieri; quando vengono è solo per bruciare, per rubare, per uccidere, per minacciare”.
Alla fine del 1943, come ricordato sempre da Bocca, c’era il problema di riuscire a coinvolgere i contadini della pianura Padana ad appoggiare la lotta al nazi-fascismo. In tal senso fu fondamentale l’apporto dato ai gruppi Comunisti dal “clero povero” dai preti di campagna e dalle formazioni di Giustizia e Libertà che si fanno promotori della resistenza armata, “Togliendo i contadini padani dal lungo sonno e dalla diffidenza”, difatti, “L’inizio della lotta è lento e circospetto: i contadini sono cauti, né sanno rinunciare a una loro rivincita. Costretti a un lavoro faticoso, esclusi dalla cultura dell’Italia cittadina, umiliati dal suo disprezzo, considerati degli italiani di seconda categoria, ora possono imporre alle città affamate i prezzi del mercato nero. Il mondo contadino è ostile al fascismo per sicure ragioni di classe; ma anche gli interessi egoistici e l’anarchia favoriscono la prima alleanza con la ribellione.
Il partigiano è l’alleato automatico di un contadino che non vuole più saperne della disciplina annonaria; la presenza partigiana gli serve a scoraggiare i controllori e a ingannarli: «Il grano? Me lo hanno preso i ribelli. Le bestie?
Le hanno portate in montagna». I ribelli armati del ’43 sono quattromila in tutta l’Italia, il problema della loro annona è, in pratica, inesistente per il mondo contadino; e poi il ribellismo è volontario, non toglie d’autorità braccia alle campagne, consente partecipazioni temporanee. Gli interessi egoistici del mondo contadino esistono, dureranno per tutta la guerra partigiana, sono gli egoismi insopprimibili della condizione contadina”.
Il rapporto tra partigiani e contadini comunque era ambivalente, non sempre poteva essere ottimale e idilliaco. D’altro canto però la popolazione civile era però quella che subiva le rappresaglie nazi-fasciste in risposta alle azioni dei ribelli. Spesso poi i contadini aiutavano i partigiani per paura, non perché erano entusiasti di loro, e questi potevano essere anche visti come usurpatori, di cibo e risorse, alla stregua dei nazisti e dei repubblichini (Residori S., 2005).
Un esempio di collaborazione attiva e di vantaggio reciproco tra contadini e partigiani è quello che si verificò nel Mugello quando i partigiani incoraggiavano l’evasione dall’ammasso obbligatorio del cibo. Avevano escogitato un sistema per raggirare le autorità addette alla raccolta per gli ammassi, riuscendo addirittura a portare a vantaggio loro e dei contadini l’odioso provvedimento. Requisivano, in accordo con i contadini, parte del grano, rilasciando una ricevuta del CLN, per mostrare alle autorità che i partigiani avevano requisito il raccolto. Nella ricevuta era scritta una quantità maggiore di quanto effettivamente era stato preso dai partigiani, la differenza rimaneva ai produttori che quindi ne risultavano avvantaggiati ed allo stesso tempo aiutavano la Resistenza. Inoltre, i partigiani compivano azioni per rubare nei depositi e poi ripartivano in piazza quanto sottratto agli ammassi. La metà veniva dato ai contadini, un quarto agli sfollati delle città e altrettanto rimaneva agli stessi partigiani per il loro sostentamento (De Simonis P., 1995).
La resistenza non riguardò solamente il centro-nord d’Italia, bensì, anche se scarsamente documentata, fu presente anche nel Mezzogiorno. Anche in questo caso i movimenti di lotta erano molto eterogenei e comprendevano giovani, uomini, donne, borghesi e contadini, in una sorta di “guerra di popolo” e di riscatto. Infatti, oltre ad essere condotte contro il regime fascista prima e i tedeschi poi, andarono anche contro il blocco agrario latifondista che era ancora egemone al Sud. Queste rivolte contadine iniziarono, infatti, già nel 1942 in risposta alle violenze squadriste e si intensificarono dopo lo sbarco degli alleati; poi si ricollegarono alle lotte che nel dopoguerra contribuirono a far promuovere la riforma agraria e quindi furono la premessa di quella trasformazione irreversibile della società agricola meridionale. Questo nonostante il tentativo di restaurazione del blocco agrario latifondista da parte del movimento separatista che era molto forte nell’immediato dopoguerra e connesso alla mafia che era economicamente legata alla cerealicoltura, al contrabbando del grano ed appunto al ceto latifondista (Chianese G., 2000).
Oltre a questi episodi di lotta del mezzogiorno, è importante sottolineare il contributo che diedero le popolazioni del sud Italia alla Resistenza combattuta al Centro Nord. Difatti lo storico Monti nell’immediato dopoguerra stima, presumibilmente al rialzo, che le formazioni partigiane erano composte almeno per un 40% da “uomini del Mezzogiorno”, soprattutto soldati che dopo l’8 settembre in gran parte scelsero di scappare in montagna e di partecipare alla guerra di liberazione (Monti A. 1952).
Gianluca Parodi, Alla ricerca della sostenibilità: lo sviluppo dell’agricoltura dall’Unità d’Italia alla green economy, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2013

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