I democratici hanno stravinto le elezioni dí martedì scorso da costa a costa perché hanno messo da parte i temi che erano stati al centro della loro proposta negli ultimi 20 anni: l’affermazione dei diritti individuali e la difesa della democrazia. Hanno invece parlato di quel che tocca la vita quotidiana dei cittadini, quali l’assistenza medica e gli affitti.

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🚨 Trump minaccia l’Europa: dazi al 50% dal 1° giugno 2025
Un attacco diretto al cuore dell’economia europea.

📉 Le ripercussioni potrebbero essere devastanti per l’export europeo e per le relazioni transatlantiche.
🇪🇺 L’UE risponde con preoccupazione, ma è pronta a reagire?

👉 Leggi l’articolo completo sul blog > https://guidaaiprestiti.blogspot.com/2025/05/trump-dazi-ue-2025-scenari-economici.html

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Trump minaccia l'UE: dazi al 50% dal 1° giugno, mercati in allerta

Dazi al 50%, minacce a Bruxelles e Apple nel mirino: la nuova ondata protezionistica di Trump scuote l’equilibrio globale. Ecco cosa potrebbe accadere

This is ameriKKKa: guerra ai migranti negli States di Trump https://radioblackout.org/2025/01/this-is-amerikkka-guerra-ai-migranti-negli-states-di-trump/ #L'informazionediBlackout #donaldtrump #elezioniUsa #migranti
This is ameriKKKa: guerra ai migranti negli States di Trump

È notizia di ieri quella della programmata apertura di un nuovo centro di detenzione per migranti irregolari nell'enclave statunitense di Guantanamo: ennesima mossa anti-immigrazione del governo Trump nei suoi primi 14 giorni di mandato, caratterizzati da un'ondata di decreti attuativi, molti dei quali improntati proprio a instradare la propria promessa politica di guerra totale alla...

Radio Blackout 105.25FM
Dateci la pace sulla terra

Traduzione italiana della 47° newsletter del 2024 di Tricontinental: Institute for Social Research sulle elezioni di Trump come 47esimo Presidente USA.

Potere al Popolo

Andrea Fabozzi sul ‘manifesto’, 11 nov.:

«You’re the media now», difficile trovare un commento più rivelatore della vittoria di Donald Trump. Lo ha scritto Elon Musk, il prescelto, il «super genius», ma anche il proprietario di X, la piattaforma ex twitter dove ha immediatamente postato il suo commento. Ma dove «il media» non è certo l’utente comune al quale si rivolgeva. Perché in effetti il media è proprio lui, Musk.

Lo è fino in fondo, visto che smaccatamente dichiara di fare della sua piattaforma un uso politico in favore dell’agenda trumpiana, palesi o nascoste dietro gli algoritmi che siano le sue mosse. Dunque un padrone che dice al popolo: il padrone sei tu. Riuscendo a essere convincente, così come convincente, e vincente, è stato Trump nel proporsi come un paladino della classe media.

Il racconto che contraddice la realtà è un elemento centrale di questo successo. Trump e la cerchia di miliardari che ha deciso di investire su di lui, esponenti della classe che ha la maggiore (se non la piena) responsabilità dei disastri nei quali siamo immersi – dalla crisi economica a quella climatica alle guerre – riescono a presentarsi come la via di uscita dal pantano. Ci riescono non in nome di un programma politico – che pure hanno, nero su bianco, e che fa terrore – ma in virtù di un discorso emozionale che trasforma ogni elezione, anche quelle per la presidenza, in un referendum sulle piccole rassicurazioni alle quali nessuno vuole rinunciare. I confini protetti, i valori tradizionali, il maschilismo tra questi, la sicurezza nel vicinato.

Il potere logora chi ce l’aveva, è ora di nuovi leader
Nella costruzione del racconto alternativo a quello fattuale è fondamentale il ruolo delle piattaforme proprietarie digitali. Non solo simbolicamente siamo più vicini che mai all’insediamento del più ricco tra i tech-bilionaries direttamente alla Casa bianca. Il capitalismo della sorveglianza prima che un progetto politico è stato un perfetto modello di business, talmente perfetto da poter reagire alle avvisaglie di crisi prendendo direttamente il potere. Con un’agenda niente affatto nascosta che devasterà ulteriormente il mondo, arricchirà i ricchi e impoverirà diversi milioni di elettori di Trump.

In una partita in cui la comunicazione finisce con l’essere tutto – terreno, strategia e misura stessa del gioco – i mezzi di comunicazione tradizionali fanno la fine del partito democratico, non toccano palla. Dietro alle scrivanie dove ancora valgono la razionalità del discorso neoliberale e le forme della democrazia, Trump evidentemente è un corpo estraneo. Infatti parla altrove, lui e i suoi paladini, la infosfera non è avara di spazi. Se una novità segnala questa campagna è forse il declino di un mezzo antico che aveva fin qui mantenuto la sua centralità nell’informazione, la televisione. Trump ha straperso l’unico dibattito televisivo fatto con Harris e si è rifiutato di farne altri, ma la debacle non ha pesato. Anzi, anche in quel frangente, più si è spinto su posizioni estreme – «gli haitiani mangiano i cani» – diventando un meme, più ha consolidato il suo elettorato (persino nella contea dei falsi mangiacani) senza perdere voti.

Dopo le prove generali quattro anni fa, queste sono state le prime elezioni giocate dall’inizio alla fine senza alcuna base fattuale condivisa dalle due parti in contesa. In gran parte schierati contro Trump, i media tradizionali con il New York Times in testa non hanno però proposto su nessuno dei temi centrali nel racconto del tycoon – sicurezza, immigrazione, protezionismo economico – un punto di vista alternativo, ma solo più moderato. Un po’ come il partito democratico. Lo stesso episodio degli abbonati in fuga dal Washington Post per il mancato endorsement ad Harris, letto dai liberal come una testimonianza di vitalità del pensiero critico, è da valutare con più attenzione.

Il giornale in fondo non ha mutato, fino a ieri, la sua linea critica verso Trump, ma per ragioni di evidente opportunismo del suo proprietario Bezos si è astenuto dall’ufficializzarsi «pro dem». Tanto ha scatenato la crisi, perché questo sono diventati anche i media mainstream: un recinto per tifoserie. Destinati, però, adesso, a non godere neanche dell’effetto panico da prima volta, quel Trump bump che gonfiò le vendite otto anni fa. L’informazione di qualità per élite resiste al riparo dietro costosi paywall, ma questi funzionano anche come schermo verso la realtà degli elettori. Non capito e non previsto, è arrivato il diluvio

https://slowforward.net/2024/11/12/youre-the-media-now-il-diluvio-gia-arrivato/

#AndreaFabozzi #elezioniUSA #ElonMusk #media #Musk #potereDeiSocial #Trump #twitter #X

“you’re the media now”. il diluvio già arrivato

Andrea Fabozzi sul ‘manifesto’, 11 nov.: «You’re the media now», difficile trovare un commento più rivelatore della vittoria di Donald Trump. Lo ha scritto Elon Musk, il prescelto, il «…

slowforward

In questa intervista del 1942 Jung (sì, lo psicanalista) dice quello che credo sia tutto quello che c'è da sapere per capire come mai gli americani abbiano votato Trump. Vale per qualunque dittatore.

Alla mia terapeuta ieri dicevo che a votarlo secondo me sono state tutte quelle persone che vorrebbero essere come lui: ricche, potenti, piene di figa, sfacciatamente libere di dire e fare qualunque cosa passi loro per la mente senza patire alcuna conseguenza o quasi. Libere di essere violente e cattive quando e come gli pare.

L'identificazione nel leader ha fatto la magia, anche quando a un osservatore esterno (il resto del mondo, eccettuati gli altri dittattori e aspiranti tali, guardacaso) è chiaro che questo "leader" non abbia alcuna qualità di rilievo, non sia eccezionale se non in negativo.

Siamo prevedibilissimi, ma continuiamo a dimenticarcelo. Continuiamo a non ascoltare chi cerca di farcelo ricordare.

E quindi, se Trump ha vinto è perché Trump è l'America, qui e oggi.

Buona lettura.

oldmagazinearticles.com/carl_j…

#Trump #USpol #ElezioniUSA

Elezioni USA | Due commenti sulla vittoria di Trump (e Musk) – di Andrea Cegna e Paolo Punx - Effimera

Continuiamo la serie di interventi di commento “a caldo” sulle elezioni USA (qui il post precedente). Dal fallimento della cosiddetta “sinistra”, all’avanzata di un turbocapitalismo […]

Effimera

#ElezioniUSA | Con Trump vince l’età dell’odio, non dell’oro.

Se tra quattro anni arriviamo vivi senza odiarci e ammazzarci uno con l’altro sarà già un successo…

—> https://camminardomandando.blogspot.com/2024/11/leta-dellodio.html

L’età dell’odio

Con Trump vince l’idea dell’odio, della violenza, della guerra de los de arriba nei confronti de los de abajo

Camminar domandando
Un campione poco affidabile

 Le elezioni USA si sono appena concluse e, allora, approfittiamo dell'occasione per riprendere il nostro thread sulla Statistica. Le elezio...

Trump è il 47esimo Presidente degli Stati Uniti: “Sarà un’era magica per l’America” - Arezzo Informa

Donald Trump è aritmeticamente il 47esimo Presidente degli Stati Uniti. AP, Fox News e la CNN hanno assegnato a Trump la vittoria in Pennsylvania

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