@crepito ammetto di aver pensato anche io che, come per la questione della famiglia del bosco, l'etnia dei protagonisti ha cambiato la narrazione degli eventi, anche se non è mai stato il punto centrale.
Non ho visto il post a cui fa riferimento ma a me i casi più recenti e come sono stati trattati ha fatto molto più pensare a una questione da affrontare, e non solo dal punto di vista di un'educazione all'affettività anche se come dici è sicuramente un punto importante della faccenda. A me ha colpito una certa lettura da "emergenza adolescenti" che poi si declina in "deviati dai social" che è restrittiva.
In pochi giorni tre casi di violenza anche legati alla scuola (che però secondo me questa volta non è la questione centrale) hanno coinvolto ragazzi tra i 13 e i 17 anni, se aggiungiamo quello di Pisa sono almeno 4 che hanno fatto notizia da inizio anno. Sono tanti e non credo basterà il divieto di usare i social prima dei 15 anni (che per altro non mi convince per impossibilità a praticarlo realmente sarebbe meglio un uso dello smartphone a partire dai 14 come hanno fatto in Irlanda).
Mi pare che il punto sia politico e spesso riguardi una fragilità anche "di classe" e che manchino istanze e strutture di base per affrontarla, perché l'approccio ai "maranza" è esaltarli come elemento "antagonista" senza fare un lavoro politico su di loro, ovviamente parlo di chi si oppone a certe letture e ha un approccio appunto antagonista, mentre gli incel vengono respinti, anche giustamente, per le stesse similitudini che indicavi con "maranza" (so che come dici è razzializzante non riesco a trovare un altro termini e mi da fastidio).
Secondo me il punto sta qui, la mancanza di un vero lavoro politico sugli adolescenti maschi della nostra classe che dentro abbia tutto quindi: affettività, analisi del sè e di classe e via dicendo. Che dobbiamo fare noi perché la scuola non è proprio in grado (anche se è un discorso lungo).
Scusa sono andato lungo