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è già la seconda volta in pochi giorni che mi imbatto in questa riflessione, una via tv, una freschissima qui su mastodon

dice: se i maschi fanno gli incel e progettano attentati tutto ok perché tanto l’odio contro le donne è tollerato, se erano musulmani avremmo parlato di guerra santa

ok sulla sottovalutazione del problema incel, ma mi pare in realtà che i cosiddetti “maranza” (ricordiamolo, slur razzista usato fin troppo allegramente anche da chi potrebbe farne a meno) >

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ricevano quotidianamente anche loro la rispettiva dose di razzializzazione, quindi non capisco esattamente che necessità c’è di creare opposizioni virtuali o argomenti fantoccio che nessuno ha messo in giro

aggiungo, per complicare, che la matrice violenta di queste “baby gang” (fino a cinque anni fa era così che si esprimevano i giornalisti prima di godere nell’uso di “maranza”) È LA STESSA che spinge i giovani solitari (e psicologicamente fragili) a fantasticare su massacri >

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se non addirittura progettare attentati

sarò in minoranza, ma quel circolo di angoscia e privazione affettiva che attanaglia gli uni e gli altri, pur esprimendosi in maniera diversa, è lo stesso

l’unica cosa sulla quale possiamo discutere, tralasciando fattori strettamente culturali e religiosi, è proprio la tendenza di questi giovani maschi che progettano violenza a fare gruppo tra di loro

chiamatela “cultura di provenienza” (maschile = “razziale”) o povertà educativa, siamo sempre là

NB: avrei potuto citare o rispondere al post che circolava, non l’ho fatto per non essere polemico e perché non conosco gli utenti

ok la risposta civile ma va bene anche evitare di essere troppo invadenti

@crepito ammetto di aver pensato anche io che, come per la questione della famiglia del bosco, l'etnia dei protagonisti ha cambiato la narrazione degli eventi, anche se non è mai stato il punto centrale.

Non ho visto il post a cui fa riferimento ma a me i casi più recenti e come sono stati trattati ha fatto molto più pensare a una questione da affrontare, e non solo dal punto di vista di un'educazione all'affettività anche se come dici è sicuramente un punto importante della faccenda. A me ha colpito una certa lettura da "emergenza adolescenti" che poi si declina in "deviati dai social" che è restrittiva.

In pochi giorni tre casi di violenza anche legati alla scuola (che però secondo me questa volta non è la questione centrale) hanno coinvolto ragazzi tra i 13 e i 17 anni, se aggiungiamo quello di Pisa sono almeno 4 che hanno fatto notizia da inizio anno. Sono tanti e non credo basterà il divieto di usare i social prima dei 15 anni (che per altro non mi convince per impossibilità a praticarlo realmente sarebbe meglio un uso dello smartphone a partire dai 14 come hanno fatto in Irlanda).

Mi pare che il punto sia politico e spesso riguardi una fragilità anche "di classe" e che manchino istanze e strutture di base per affrontarla, perché l'approccio ai "maranza" è esaltarli come elemento "antagonista" senza fare un lavoro politico su di loro, ovviamente parlo di chi si oppone a certe letture e ha un approccio appunto antagonista, mentre gli incel vengono respinti, anche giustamente, per le stesse similitudini che indicavi con "maranza" (so che come dici è razzializzante non riesco a trovare un altro termini e mi da fastidio).

Secondo me il punto sta qui, la mancanza di un vero lavoro politico sugli adolescenti maschi della nostra classe che dentro abbia tutto quindi: affettività, analisi del sè e di classe e via dicendo. Che dobbiamo fare noi perché la scuola non è proprio in grado (anche se è un discorso lungo).

Scusa sono andato lungo

@akaCisco ti rispondo a spot perché ha detto veramente tanto (ma non posso non condividere molte delle cose riportate)

mi limito a segnalare che il divieto ai social può essere declinato in varie maniere, lascerà comunque margini inesplorati o consentirà ugualmente scappatoie per i “furbi”
lo stesso vale per ogni altro tipo di divieto “virtuoso” (fumo, alcol), non per questo i tentativi si sono rivelati controproducenti, anzi! il consumo di tabacco è drasticamente calato

@akaCisco seconda cosa: è meglio filtrare i social invece di vietarli, perché vorrebbe dire presentarli a una utenza affamata ma del tutto a digiuno di netiquette
d’altra parte non vedo come risolvere il problema stesso della dipendenza da smartphone, che però è sociale più che social: quindi se smette uno, smette l’altro, e diventa meno attraente per tutti
@crepito parto dalla fine: proprio perché la questione smartphone è anche sociale il divieto, se dovieto deve essere, deve partire dallo strumento più che dalle app per essere efficace. Altrimenti è sempre aggirabile, poi sarebbe utile prevedere anche una forma di educazione collettiva, di tutte le fasce di età, sull'utilizzo di strumenti o della rete. In Irlanda l'esperimento pare funzioni e coinvolge il 70% delle famiglie ma bar e supermercati si sono resi disponibili a sostenere la situazione come possono. Insomma non è solo o tanto una questione di vietarlo quanto di un'educazione collettiva e di attenzione collettiva ai più fragili
@akaCisco @crepito a me 'sta cosa del divieto dei social in realtà preoccupa perchè l'unico modo per implementarla è creare un estremamente invasivo sistema di verifica dell'identità online. E mi sembra che sposti pure il focus del problema: se un ragazzino/a di 13 anni ha 4 ore di screen timeal giorno, in cui viene esposto alle peggio porcate, vanno presi a mazzuolate i genitori. Non è che il cellulare gli è arrivato in mano per volontà del signore iddio, qualche stronzo glielo ha comprato.
@lorcon come scrivevo prima, i problemi restano anche se cambiamo approccio:
- autenticazione al login: troppi dati ai social
- autenticazione dal dispositivo: ancora peggio
- divieto di smartphone sotto i 16: a 16 si iscrivono in massa senza la minima educazione allo strumento

@lorcon

+ l'unica vera strada percorribile era quella di una seria stretta sui contenuti, che significa indagare l'essenza stessa delle piattaforme perché venga dimostrato che non sono dannose (o il suo contrario)
ma non si è fatto, anzi, abbiamo attratto aziende straniere con la promessa di non far pagare loro che poche tasse

abbiamo condannato una generazione per due lire

@crepito @lorcon bella discussione . Aggiungo, per quanto riguarda gli smartphone a me il divieto dello smartphone non piace per niente, così come è. Si è fatto l'esempio del fumo. Allora ci sto, cioè viene scoraggiato l'uso in tutte le occasioni possibili. Non si può usare al ristorante, in spazi chiusi, non si può farne la pubblicità, lo usano solo i cattivi nei film, tasse esorbitanti, ecc. Invece io non lo volevo comprare e mi hanno costretto con doppie autenticazioni ecc. Allora, se le cose stanno così, invece di vietare ai ragazzi il cellulare interveniamo sui social, che non siano dannosi. Anche perché se vieti solo il cellulare, un minore può sempre usare un computer...

@d10c4n3 @crepito @lorcon

E chi non può andare sui social ha sempre a disposizione i canali di chat di vari giochi.

O, al limite, Usenet.