@d10c4n3 @crepito devo dire che comunque molti adolescenti/tardo adolescenti si rendono conto della pericolosità della dipendenza da social (e da smartphone, perchè in quella coorte di età lo smartphone è *molto* più usato dei computer). Tre anni fa io e altri dell'hacklab _ siamo andati a fare una chiacchera a un climate camp e ne venne fuori una discussione di tre ore e passa portata avanti da ventenni che parlavano del loro rapporto con il digitale e lo problematizzavano molto, un paio di ragazze mi ricordo che parlavano con *tanta* compentenza, di quella che ti fai con una solida autoformazione su di un argomento che ti sta a cuore, dei meccanismi neuro che creano dipendenza usati dai social. E anche parlando con persone di quella fascia di età che frequento più abitualmente devo dire che la consapevolezza, per lo meno 1/
@d10c4n3 @crepito in certi giri c'è. Poi ovviamente le persone di quell'età che frequento sono una bolla di anarcho-punx & similar creatures per cui non sono un campione statistico indicativo ma discorsi di quel tipo li ho sentiti fare anche da ragazzin* molto più normies. Insomma: la percezione c'è e c'è da un po', secondo me, ma oggettivamente che esempi positivi di alterità hanno? I loro genitori sono persone poco più vecchie di me e sono dei rincoglioniti che guidano scrivendo su wa, i loro nonni sono dei rincoglioniti che guardano ai-slop su fb. La scuola li digitalizza a schiaffi, i genitori li hanno parcheggiati fin da piccoli davanti a uno smart così non dovevano gestirli. E' un problema *molto* più complesso da affrontare rispetto al fumo. E Alain Delon o JP Belmondo con gli smart non avrebbero avuto lo stesso charme...

@lorcon

discorso interessante su cui avrei molto da dire. un appunto in particolare: quando dici "se un ragazzino/a di 13 anni ha 4 ore di screen timeal giorno[...]vanno presi a mazzuolate i genitori"
ragionando così andrebbero presi a mazzate l'80% dei genitori. questi giudizi assolutisti non possono essere l'approccio giusto.
gli adolescenti non possono essere controllati a vista.
lo smartphone lo chiede la scuola (registro elettronico, nuvola, ecc.), lo chiedono le istituzioni(spid), lo chiede la società tutta, per non sentirsi isolati (paradossale, dato che ci si isolano anche).i pc sono costosi e la gente non sa usarli.
i genitori lavorano e sono poveri. nessuna attività artistica o sportiva per il ragazzo che vive in mezzo al niente e vede i genitori solo la sera per cenare, guardare tv e
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@d10c4n3 @crepito

@lorcon
andare a letto. non ti ho fatto un esempio strano e tragico, ma un esempio comune de* ragazz* che vedo io.
tant* si chiudono con lo smartphone perché è l'unico modo per sentirsi vivi e presenti nel mondo (ancora, paradossale).
tanti genitori non conoscono lo strumento, non sanno che rischi possa avere, non immaginano cosa ci facciano i figli in realtà se non chiacchierare con gli amici. dovrebbero vietarglielo? prenderglielo a forza? impossibile. non sono bambini piccoli, non se lo fanno fare. tutti ce l'hanno, perché loro no?
dovrebbero quindi i genitori essere presi a mazzate o essere allontanati? drastico, chiaramente no.

lo smartphone è una dipendenza simile a come lo era la tv, anche se molto più pervasiva e isolante; ha molto a che fare con la depressione, il senso di solitudine. è complesso

@d10c4n3 @crepito

@lorcon @bbacc @d10c4n3 succede anche ai figli di famiglie benestanti, di cosa hanno bisogno questi? di uno stato paternalista? la crisi dei genitori c’è, anche indipendentemente dai ritmi massacranti del lavoro (e a questo punto anche dalla ricchezza)
anzi, sono i genitori che mettono il telefono in mano ai figli per controllarli e sapere dove sono, impendendo a questi esperienze che per noi nati negli anni 80 già andavano scemando
@lorcon @bbacc @d10c4n3 la crisi delle famiglie alla fine è la crisi delle città, dell’urbanistica, delle comunità
hanno capito più urbanisti e antropologi che psicologi e massmediologi

@crepito @lorcon @bbacc @d10c4n3

Chissà a cosa veniva attribuito questo fenomeno di costume, visto che all'epoca non c'erano ancora i social da additare.

https://it.wikipedia.org/wiki/Incroyables_e_Merveilleuses

Incroyables e Merveilleuses - Wikipedia

@GustavinoBevilacqua @crepito @lorcon @bbacc @d10c4n3 scusate mi reintrometto ma l'esempio di questa città irlandesd a me sembra interessante https://www.ilpost.it/2026/03/26/no-telefoni-irlanda-greystone/

Non si tratta di un divieto ma di un lavoro di educazione collettiva, un po' come i patti digitali. Concordo con quanto dite sulla stretta a monte, come un controllo sulla costruzione stessa dei social commerciali, per cui come dice lorcon alla fine il rischio non è legato solo a figli di famiglie disfunzionali di varia natura e reddito. Ma anche con forme come questa si può intervenire e ragionare su cosa siano questi strumenti e quale sia il loro impatto

La città irlandese dove i bambini stanno crescendo senza smartphone

Da tre anni a Greystones c'è un invito generale a evitarlo prima dei 13 anni, e tutti si impegnano a partecipare

Il Post

@akaCisco direi che uno dei passaggi chiave dell'articolo è questo:

"Greystones ha una tradizione sportiva consolidata, una diffusa cultura del volontariato e, più in generale, un alto livello di partecipazione alla vita comunitaria."

La cosa che invece mi dicono i/le amiche giovani/e è che si sentono di vivere nel deserto. Quelli che conosco io il deserto hanno deciso di attraversarlo insieme e si sono aggregati in un intreccio di politica e convivialità ma non è scelta scontata e non è manco sempre possibile farlo (parlo di una delle aree urbane più grosse del paese, se stai a roccacannuccia inferiore o vergate sul membro con chi ti aggreghi?). Io è da anni che la meno sul fatto che viviamo in un sistema tendente a una forma totalitaria e quindi atomizzata.

@GustavinoBevilacqua @crepito @bbacc @d10c4n3