Nuovi documenti israeliani confermano la verità sulla criminale e violenta espulsione dei palestinesi da parte di #Israele nel 1948, la #Nakba.🧵1/10

Mail #razzismo e l'#apartheid permeano ogni cosa.
La verità delle vittime vale zero finché il suo aguzzino non le conferma.

"Le segnalazioni basate sulle testimonianze palestinesi acquisiscono valore solo una volta confermate da un'autorità di sicurezza o da un documento scritto israeliano."
✍️#AmiraHass

#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide#Gaza #WestBank #Israel #Peace #3marzo

https://www.haaretz.com/middle-east-news/palestinians/2026-03-03/ty-article/.premium/the-violent-truth-about-israels-expulsion-of-palestinians-in-48-is-nothing-new/0000019c-adb6-db6a-a7bc-efffd6bb0000

⟦ “Migliaia di documenti recentemente scoperti consentono ora di raccontare la vera storia dell'espulsione dei palestinesi da parte di #Israele nel 1948”, recita il sottotitolo di un altro inquietante articolo dello storico #AdamRaz, pubblicato di recente.
Il titolo non coglie nel segno.

I palestinesi hanno raccontato la “vera storia” del '48 molto prima che questi documenti venissero alla luce. L'essenza di quella storia è sempre stata chiara: l'esercito ebraico li ha espulsi intenzionalmente, e uno dei mezzi utilizzati sono stati gli omicidi e i massacri.

Il sottotitolo non è del tutto in linea con l'articolo stesso: Raz cita la letteratura e gli studi palestinesi in prosa – di #SalehAbdAl_Jawad e #AdelManna – basati su testimonianze orali. ⬇️2

Questi studi e opere letterarie, anche se pubblicati dopo la #Nakba, attingevano a conoscenze di prima mano su ciò che era accaduto.
Tali conoscenze provenivano da centinaia di migliaia di persone che avevano vissuto gli eventi mentre si svolgevano.

Anche se questa conoscenza non è stata immediatamente trascritta, verificata con metodi storici convenzionali o tradotta in ebraico, ha trasmesso la vera storia fin dall'inizio.

Era la conoscenza degli espulsi, dei sopravvissuti, degli “assenti presenti”, delle sorelle in lutto e degli abitanti dei villaggi che cercavano di raggiungere – “infiltrarsi”, nel nostro gergo – nei loro vigneti per raccogliere i frutti dagli alberi piantati dai loro genitori. ⬇️3

Apparteneva ai giovani che cercavano vendetta con le armi, agli studenti che cantavano il ritorno alla loro patria e ai fondatori delle organizzazioni di liberazione.

Le ipotesi dei ricercatori – e spesso anche le loro conclusioni esplicite – tratte da queste testimonianze e dal chiaro schema che ne è emerso, si sono rivelate più accurate delle affermazioni di coloro che hanno dato la priorità ai documenti scritti sopra ogni altra cosa.

Ad esempio: che l'espulsione fu pianificata piuttosto che spontanea e che gli atti di massacro furono più numerosi di quanto inizialmente riportato.

Raz osserva che dei 17 milioni di fascicoli conservati negli archivi di Stato israeliani e negli archivi dell' #IDF e del Ministero della Difesa, più di 16 milioni sono inaccessibili al pubblico. ⬇️4

Il loro occultamento è deliberato.
Si può ragionevolmente supporre che, se questi documenti avessero contraddetto le testimonianze orali sulla Nakba e sulla guerra d'indipendenza ebraica, lo Stato si sarebbe affrettato a renderli pubblici.

Un sottotitolo più accurato avrebbe potuto essere: “Migliaia di documenti scoperti per caso e resi noti grazie al tenace impegno dell'Istituto #Akevot confermano la vera storia raccontata dai palestinesi sul 1948, una storia che la società israeliana si è rifiutata di ascoltare”.

“La storia di tutte le società esistenti finora è la storia delle lotte di classe… oppressori e oppressi… in costante opposizione tra loro”, scrissero #KarlMarx e #FriedrichEngels nel “Manifesto del Partito Comunista”. ⬇️5

Possiamo ampliare questa formulazione per includere le lotte di genere, interetniche e nazionali.
La verità dello sfruttamento, dell'oppressione e del profitto a spese degli altri esiste con o senza documentazione.

I documenti – specialmente quelli prodotti dalla parte che sfrutta e trae profitto, da chi espelle e massacra – aggiungono dettagli cruciali.
Consentono precisione: la sequenza degli eventi, le date, i tipi di armi e munizioni, i nomi di chi ha dato gli ordini, i motivi e gli obiettivi definiti dai loro autori.

Ma presentare tali documenti come se fossero gli unici a rivelare la verità – o come se questa esistesse solo una volta che vengono alla luce – significa concedere al perpetratore l'esclusiva prima e ultima parola nel determinare quale sia la vera storia. ⬇️6

Questa assurda gerarchia è ben nota a qualsiasi giornalista che si occupi di questioni palestinesi e non consideri il proprio ruolo come mezzo per il rafforzamento della narrativa israeliana in materia di sicurezza.

Le testimonianze palestinesi sono generalmente considerate dagli israeliani come materiale giornalistico di scarsa qualità.

Un video o una foto incriminanti – ad esempio, di un attacco da parte di un colono, di un abuso da parte di un soldato o di una guardia carceraria, o di un detenuto rilasciato dalla custodia del Servizio Penitenziario Israeliano che sembra appena uscito da un campo di concentramento – hanno maggiori probabilità di essere accettati come prove credibili. ⬇️7

Al vertice di questa gerarchia della “verità” si trovano i documenti riservati israeliani trapelati o le dichiarazioni di funzionari israeliani.
Ottenere questo tipo di materiale è considerato giornalismo d'inchiesta.

Di solito confermano – spesso non in tempo reale e solo dopo che il danno grave è già stato fatto – le testimonianze palestinesi accumulate e precedentemente respinte come inferiori. ⬇️8

Ad esempio, il motivo di espropriazione alla base della dichiarazione delle “zone di fuoco”; l'uso sproporzionato della forza letale per reprimere le manifestazioni nelle prime settimane della seconda #Intifada; il fuoco dell'IDF contro i gazawi in fuga con bandiere bianche durante la guerra del 2008-2009; l'uso proibito del fosforo bianco contro i civili; e la designazione di intere famiglie come obiettivi legittimi nella guerra del 2014.

Queste pratiche non sono iniziate il #7ottobre 2023.

Tuttavia, le segnalazioni basate sulle testimonianze palestinesi acquisiscono valore solo una volta confermate da un'autorità di sicurezza o da un documento scritto israeliano. ⬇️9

A causa di questa gerarchia giornalistica distorta, quando le testimonianze orali si accumulano – una dopo l'altra, rivelando lo stesso schema in luoghi e tempi diversi, come l'uccisione di palestinesi, compresi bambini che non rappresentavano alcuna minaccia per i soldati – basta una sola smentita da parte del portavoce dell'IDF per spingerle nel sottosuolo dell'attenzione pubblica israeliana.

Ma non importa quanto profondo possa essere quel sottosuolo, la vera storia – del nostro potere distruttivo, letale, espropriatore ed espulsivo – rimane intatta e valida, e si trova al di fuori di esso.⟧
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