L’articolo di #AmiraHass analizza in profondità come, nell’Area C della #Cisgiordania, le demolizioni di strutture palestinesi stiano accelerando e come questo processo sia strettamente legato all’espansione degli insediamenti ebraici e ai recenti cambiamenti nella politica fondiaria israeliana.

Il pezzo si apre con la storia di Mirsal Hattab, residente nel quartiere #al_Taawon, a sud di #Nablus.

L’8 gennaio, bulldozer israeliani — scortati da polizia di frontiera e personale dell’Amministrazione Civile — hanno demolito la sua casa e quella della famiglia al-Abbad, sostenendo che fossero costruite senza permessi nell’Area C.

Il quartiere, pur confinante con aree regolate di Nablus e lontano da insediamenti, è comunque classificato come Area C, dove i palestinesi non ottengono quasi mai permessi edilizi. ⬇️2

Secondo dati #OCHA, negli ultimi 2 anni sono state demolite 2.461 strutture palestinesi nell’Area C, causando lo sfollamento di circa 2.500 persone.
Il ritmo è molto più rapido rispetto al decennio precedente.
Solo nel gennaio 2026, 24 strutture sono state demolite per mancanza di permessi.

L’articolo collega l’aumento delle demolizioni a due dinamiche principali.

La prima, lo sfollamento di comunitĂ  palestinesi a causa della violenza dei coloni
Circa 80 comunitĂ  sono state costrette a lasciare le proprie terre a causa di aggressioni, intimidazioni e nuovi avamposti agricoli.

La seconda, i cambiamenti radicali nella politica fondiaria.
Il governo israeliano ha introdotto modifiche che permettono agli ebrei di acquistare direttamente terre in Cisgiordania e riducono la supervisione sulle transazioni fondiarie. ⬇️3

Il governo ha poi accelerato le dichiarazione di “terre statali” (spesso terreni palestinesi non coltivati perché l’accesso era stato negato), rinnovando la registrazione fondiaria in modo da “ripulirla” dalla proprietà palestinese.

Queste misure, combinate, creano un bacino crescente di terre disponibili per l’espansione degli insediamenti.

Gli Accordi di Oslo avrebbero dovuto trasferire gradualmente ai palestinesi la pianificazione urbanistica sulla maggior parte della Cisgiordania.
Questo non è mai avvenuto: l’Area C (61% del territorio) è rimasta sotto pieno controllo israeliano.

Tra il 2009 e il 2020 ai palestinesi sono stati concessi solo 66 permessi edilizi, mentre ai coloni ebrei sono stati concessi 22.000 permessi. ⬇️4

Il risultato è che i palestinesi, pur sapendo che i permessi non verranno concessi, costruiscono comunque per necessità, rischiando demolizioni.

Le restrizioni israeliane - inclusa la sospensione del lavoro palestinese in #Israele e la confisca di entrate fiscali dell’Autorità Palestinese - aggravano la povertà, spingendo alcuni a vendere terreni a compratori ebrei.
Anche piccole vendite facilitano l’espansione degli insediamenti.

Organizzazioni di coloni come #Regavim hanno fatto pressione per anni affinché venissero intensificate le demolizioni e si introducessero le nuove politiche fondiarie.

Queste organizzazioni trasformano le necessità di costruzione palestinese come parte di un “piano strategico” per conquistare territorio, nonostante il diritto internazionale riconosca la #Cisgiordania come territorio palestinese. ⬇️5

Dietro ai dati e alle statistiche ci sono poi le storie umane.

L’articolo racconta le vicende della famiglia Hattab, che ha perso la casa e ora vive in un piccolo appartamento in affitto, con i loro beni ancora nelle scatole.

La storia del proprietario di un chiosco a #Qaffin, che ha perso il lavoro in Israele e rischia la demolizione della sua unica fonte di reddito o la frustrazione di tutti quei residenti che non possono accedere alle proprie terre agricole oltre la barriera di separazione.

Molti palestinesi costruiscono in Area C perché non hanno alternative: i centri urbani sono sovraffollati e i prezzi dei terreni sono proibitivi. ⬇️6

Amira Hass scrive anche che, l’Amministrazione Civile - oggi sotto l’influenza diretta del ministro #BezalelSmotrich - utilizza demolizioni, dichiarazioni di terre statali e restrizioni urbanistiche come strumenti per consolidare l’espansione degli insediamenti ebraici e confinare i palestinesi in piccole enclave che coprono solo il 18% della Cisgiordania.

L’articolo sostiene che le demolizioni nell’Area C non siano semplici azioni amministrative, ma parte di una strategia più ampia volta a ridurre la presenza palestinese e a facilitare l’espansione degli insediamenti ebraici, ridefinire la proprietà fondiaria a favore di cittadini israeliani.

Il tutto avviene in un contesto di violenza dei coloni, restrizioni economiche e un sistema di permessi che rende quasi impossibile ai palestinesi costruire legalmente.
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