Dalla serie tv “Spazio 1999” la fantascienza ha lanciato l’immagine di una base sulla Luna abitata da esseri umani. Ora questa visione comincerà ad avverarsi, con il primo modulo abitato sulla superficie del nostro satellite, la cui costruzione è stata assegnata alla sezione italiana di Thales Alenia Space, con il coinvolgimento del centro di controllo ALTEC, anch’esso italiano.

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Può stupire che un primato del genere spetti all’Italia, ma la nostra industria spaziale ha un’importante tradizione nel settore dei moduli pressurizzati per gli astronauti, che risale all’inizio degli anni Settanta, con il laboratorio pressurizzato Spacelab.
Il modulo abitato al suolo lunare si chiamerà MPH (Multi-Purpose Habitation) e avrà diverse funzioni: ospiterà gli astronauti, supporterà le operazioni sulla superficie, permetterà esperimenti di ricerca scientifica con e senza equipaggio e si muoverà sul terreno lunare almeno per spostarsi dal sito di atterraggio alla destinazione finale.

Una via di mezzo tra un camper e un bungalow, insomma, anche se non avrà un volante e sarà pilotato da terra. In questa fase, infatti, gli astronauti resteranno sulla superficie lunare al massimo per un mese, e il movimento di MPH al suolo sarà comandato dal centro di controllo.

Le dimensioni sono circa quelle di un camper: MPH sarà lungo 6 metri e largo 3, avrà 8 ruote e nella prima missione una massa intorno alle 15 tonnellate, ma sulla Luna peserà molto meno, circa due tonnellate e mezza.

MPH dovrà resistere per dieci anni in un ambiente ostile, proteggendo gli astronauti dalle radiazioni, dai micrometeoriti e dalla regolite, la polvere lunare, sottile e abrasiva, che oltre a sporcare i radiatori e i pannelli solari può infilarsi nei meccanismi e bloccarli, e se viene inalata provoca sintomi simili a quelli del raffreddore. Inoltre MPH dovrà sopravvivere a forti sbalzi di temperatura e alla lunga notte lunare.
Il modulo lunare potrà ospitare 2 persone per qualche settimana, o in caso di emergenza 4 per periodi più brevi. Avrà una porta con una finestra per guardare fuori e una camera di compensazione per l’ingresso e l’uscita degli astronauti, che al suo interno non dovranno indossare la tuta spaziale ma potranno stare in maniche di camicia.
Comunicherà con la stazione spaziale lunare, che avrà anch’essa diversi elementi costruiti in Italia, e con gli astronauti durante le loro escursioni sul terreno della Luna. Nel progetto sarà fondamentale l’esperienza fatta sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma la protezione dalla regolite e il progetto delle ruote causeranno molte difficoltà in più.

MPH ha superato lo studio di fattibilità ed è entrato nella fase di progetto preliminare. Rispetto al 1999 della serie tv siamo un po’ in ritardo, ma stiamo cominciando davvero a costruire una base umana sulla Luna.

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