andrea_ferrero

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Ingegnere spaziale. Vicepresidente CICAP.
Che domanda faresti all'equipaggio di Artemis II?

Il suo nome è quasi sconosciuto al grande pubblico, eppure senza di lui il 20 luglio 1969 non sarebbe mai arrivato. Era lui che, dalla sala di controllo del lancio di Cape Kennedy, aveva l'ultima parola su ogni "go" pronunciato prima di accendere i motori del Saturn V. Si chiamava Rocco Petrone ed era il direttore delle operazioni di lancio.

(continua)

@astronomia

Quel giornalista si chiama Piero Angela e sarà proprio l'incontro con Petrone a convincerlo che la divulgazione scientifica possa possa favorire il progresso dell’Italia e la sua apertura al futuro: nascerà così una carriera che ha avvicinato milioni di italiani alla scienza e alla cultura.

(fine)

Rocco Petrone muore il 6 giugno 2006, a settantanove anni. Il grande pubblico non ne conosce il nome, eppure è protagonista di un episodio che avrà conseguenze importanti per il suo paese d'origine. Durante i preparativi dell'Apollo 11, il suo cognome italiano colpisce un giovane giornalista inviato dalla RAI a seguire il lancio, che decide di intervistarlo.
Dopo la fine del programma Apollo diventa direttore del Marshall Space Flight Center in Alabama, il centro dove von Braun aveva progettato il Saturn V, e poi lavora nell'industria privata, prima alla Rockwell International, che costruisce lo Space Shuttle, e poi come consulente.
Dirigerà altri sette lanci del Saturn V, compreso l'Apollo 13: la missione che nel 1970 perde un serbatoio di ossigeno a 330.000 chilometri dalla Terra e che Petrone, anche stavolta, gestisce senza cedere di un millimetro.

Quando l'Apollo 8 circumnaviga la Luna nel dicembre 1968, primo equipaggio umano a farlo, è anche una sua vittoria silenziosa.

Il 16 luglio 1969, alle 9:32 del mattino, Rocco Petrone dà il "go" definitivo per il lancio dell'Apollo 11. Quattro giorni dopo, Neil Armstrong scende sulla Luna. Petrone segue tutto dalla sala di controllo, con la stessa espressione impassibile di sempre.

Il banco di prova più duro arriva il 27 gennaio 1967, quando un incendio nella capsula dell'Apollo 1 uccide gli astronauti Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee durante una simulazione a terra. Il programma Apollo si ferma per oltre un anno e mezzo. Petrone è tra i protagonisti della difficile ricostruzione: deve rimettere in piedi non solo i sistemi tecnici, ma la fiducia di un'organizzazione devastata dal dolore e dal senso di colpa.
Il suo lavoro è tenere insieme una macchina di proporzioni mai viste: il Saturn V è alto quanto un palazzo di trentasei piani, brucia 2.000 tonnellate di propellente nei primi 150 secondi di volo e non lascia margine di errore. Petrone coordina migliaia di tecnici, ingegneri e subappaltatori, pretendendo da tutti gli stessi standard ossessivi che si impone da solo. È noto per non alzare mai la voce, ma per non cedere mai su nessun dettaglio. Quando qualcosa non lo convince, il lancio si ferma.
È lì che incrocia per la prima volta il destino della corsa allo spazio: nel 1960 viene trasferito alla NASA, al nascente Kennedy Space Center di Cape Canaveral, dove viene messo a capo delle operazioni di lancio del Saturn V, il razzo più grande e potente mai costruito fino a quel momento.