"La scelta autoritaria è senza dubbio quella di Andrea Costa e del socialismo legalitario, ma sul versante opposto è anche alla base della scelta illegalista e antiorganizzatrice di Covelli e di Cafiero. L’azione autonoma delle classi sfruttate è una componente fondamentale dell’anarchismo. Quando si rinuncia a questo si cade inevitabilmente nell’autoritarismo, più o meno legalitario."
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AUTORITARISMO IN AGGUATO. Coscienza di classe e contraddizioni sociali -

Quando Costa pubblicò “Ai miei amici della Romagna”, nel luglio 1879, l’anarchismo italiano era già in profonda crisi a causa soprattutto della repressione governativa. Negli anni successivi, tre fattori si combinarono per aggravare la crisi e impedirne la soluzione: la paura della persecuzione, ancora più intimidatoria ora che gli anarchici erano stati ufficialmente bollati come malfattori; l’esilio di leader chiave,…

"Finché l’Internazionale aveva mantenuto una parvenza di organizzazione e di vitalità, la teoria e la pratica rivoluzionaria avevano sempre enfatizzato l’insurrezionalismo, mentre il terrorismo rimase un fenomeno raro nel movimento anarchico italiano. Tra il 1880 e il 1881, tuttavia, l’apologia del terrorismo come strategia rivoluzionaria preferita divenne un luogo comune in molti circoli anarchici [...]."
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SIAM MALFATTORI ! Illegalismo ed elettoralismo al tramonto dell’Internazionale -

Al suo apice, l’Internazionale era sufficientemente imponente nella sua militanza, forza numerica e influenza da convincere il governo italiano che doveva essere distrutta. Benedetto Cairoli e Giuseppe Zanardelli si insediarono come primo ministro e ministro dell’interno nel marzo 1878: il loro governo è universalmente considerato il più liberale dall’unificazione. Nel discorso tenuto nel suo collegio elettorale di Iseo nel 1878,…

Siamo in Francia, c’è la democrazia, la guerra in Europa non c’è, o meglio, c’è dappertutto, ma non qui. È la Belle Epoque! Vai a prendere il caffè sulla Senna, vai a ballare al Moulin Rouge e lì ci trovi gli artisti, i ministri, bellissime donne… basta avere i soldi. E se vuoi farti quattro risate? Vai al cabaret, dove i comici prendono in giro l’imperatore. Ma se non hai soldi, se cerchi lavoro? Se sei disperato perché non lo trovi, cosa fai? Questa storia a Parigi la conoscono tutti, è quasi una leggenda però è tutto vero… questa è la storia di Jules Bonnot: operaio, anarchico e poi bandito. Un fuorilegge. Prefazione di Oliviero Ponte Di Pino.

Questo libro l’ho incontrato per caso in biblioteca ed è stato interesse a prima vista perché la case editrice ha pensato bene di presentarlo in maniera davvero stuzzicante e bisogna dire che aveva gioco facile visto che già la storia della Banda Bonnot, un gruppo di anarchici illegalisti che nella Francia della Belle Epoche terrorizzò la Parigi bene con colpi mirati alle banche e a facoltosi signori, è di quelle che catturano facilmente l’attenzione.

Qualcosa però deve essere andato storto perché durante la lettura mi sono proprio annoiata: penso che a L’amore che fa boum manchi un po’ di contesto, essendo un’opera ibrida tra fiction e nonfiction, mi sarebbe piaciuto più approfondimento sul contesto storico, sociale e politico nel quale si muoveva la banda: così com’è sembra la solita storia di gente ribellina che a un certo punto diventa “troppo ribellina”.

Lo so che così sarebbe uscito fuori un libro dal doppio delle pagine, ma che senso ha farsi sfuggire l’opportunità di raccontare estensivamente una storia così pazzesca? In questo modo si ha la sensazione che manchi qualcosa e per me si perde anche parte della carica sovversiva della Banda Bonnot, che sembra semplicisticamente una banda di ladri che ha finito per diventare troppo feroce e per coinvolgere anche gente che non c’entrava niente.

Non mi sento di sconsigliarlo del tutto perché penso che la mia delusione dipenda più dai miei gusti personali che da demeriti di Monti: potrebbe essere una buona scelta se cercare un true crime diverso dal solito racconto del serial killer che fa a pezzi la gente o del caso irrisolto. Se vi serve una spintarella, posso divi che Jules Bonnot, identificato come il capo della banda, è stato anche l’autista di Arthur Conan Doyle: com’è piccolo il mondo!

https://lasiepedimore.com/2024/09/04/lamore-che-fa-boum-di-giangilberto-monti/

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Violiamo il silenzio elettorale: voto PSDI

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