“Alla morte e alla distruzione si aggiunge un altro livello, strettamente collegato: quello economico. Si paventa una frenata della crescita, un aumento dell’inflazione e maggiore pressione sui conti pubblici. Nella vita quotidiana, tutto questo si traduce già in caro-energia e carovita. Nondimeno, nei conflitti c’è anche chi guadagna. Petrolieri, banche, produttori di armi e fondi speculativi stanno facendo grandi fortune, anche questa volta.
NEL WORLD Economic Outlook 2026 del Fondo monetario internazionale, diffuso a inizio settimana, si legge che il conflitto nel Golfo ha interrotto la traiettoria di crescita globale: nello scenario più favorevole il Pil mondiale rallenta al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, mentre l’inflazione sale al 4,4%. Negli scenari peggiori, la crescita scivola fino al 2% – soglia che sfiora la recessione globale – e l’inflazione supera il 6%. Una combinazione che riporta lo spettro della stagflazione. A pagare di più saranno, come sempre, le economie più fragili. I paesi emergenti subiscono impatti quasi doppi rispetto a quelli avanzati. L’Italia rallenterebbe allo 0,5% nel 2026-2027, con il debito pubblico verso il 138,8% del Pil. In questo contesto, l’Fmi invita alla prudenza: spesa «mirata e temporanea», niente interventi espansivi. In altre parole, austerità.
Eppure, mentre ai governi si chiede disciplina, altri settori gonfiano i portafogli. Secondo un’analisi del Guardian, le 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas hanno generato oltre 30 milioni di dollari l’ora in profitti extra nel primo mese della guerra. Il petrolio, salito a una media di 100 dollari al barile (fino a 147 quello delle consegne immediate), ha prodotto 23 miliardi di dollari di profitti straordinari in un mese. Se questi livelli rimanessero, si arriverebbe a 234 miliardi entro fine anno. Alcuni esempi.
#SaudiAramco incasserà circa 25,5 miliardi di extra-profitti nel 2026. Le compagnie russe – #Gazprom, Rosneft e #Lukoil – arriverebbero a quasi 24 miliardi. #ExxonMobil punta a 11 miliardi, #Shell a 6,8, #Chevron a oltre 9 miliardi. Cresce anche il valore di mercato: +118 miliardi per Exxon, +34 per Shell. Anche i vertici aziendali beneficiano, come nel caso del Ceo di Chevron che, cedendo azioni, ha incassato 104 milioni.
QUESTI PROFITTI non sono manna dal cielo. Una parte è frutto della speculazione finanziaria – «far denaro a mezzo di denaro» in un contesto di instabilità – ma l’altra viene letteralmente «estratta» dalla società. Carburanti più cari, bollette più alte, spazi fiscali ridotti per gli Stati che, per contenere l’impatto sui cittadini, tagliano le accise, e così anche la spesa sociale. Il risultato è una redistribuzione al contrario: dai consumatori e dalle finanze pubbliche verso i bilanci delle grandi compagnie e gli azionisti.
Brindano anche le banche: secondo #Bloomberg, le grandi banche d’affari americane JP Morgan, Goldman Sachs, Bank of America, Citi, Morgan Stanley e Wells Fargo hanno accumulato 47,4 miliardi di dollari di profitti nel primo trimestre 2026, trasformando in rendita finanziaria ciò che destabilizza l’economia reale. Per i soli investimenti in azioni, quello di Goldman Sachs è stato il miglior trimestre della storia – e Goldman Sachs conta soldi da 140 anni. Anche le tregue diventano occasione di guadagno: venerdì l’annuncio iraniano della riapertura dello Stretto di Hormuz ha fatto scendere il Brent del 9,1% (a 90,38 dollari, minimo da 5 settimane) e il gas europeo del 7%, ma azioni e obbligazioni sono salite ancora, con l’S&P 500 a +1,2% (+9% ad aprile), sospinto dalle scommesse su una possibile de-escalation.
CORIANDOLI anche per la difesa. Dall’inizio del conflitto, i titoli delle principali aziende militari globali hanno registrato rialzi significativi, spinti dall’aumento della spesa pubblica e dalle aspettative di nuovi ordini. Un trend ormai strutturale. Solo i titoli europei, in 4 anni, hanno messo a segno incrementi vertiginosi, con punte fino al +1.000%. Una corsa che, secondo gli analisti di Bloomberg, potrebbe durare fino al 2035. La guerra, in questo senso, alimenta anche plusvalenze: morti e rovine tradotte in «valore» per gli azionisti.
È un articolo facile facile, merita di essere letto. I numeri sono numeri. Alcuni dati sembrano incredibili lo so ma risultano veri viste le fonti.
La realtà, quella che riguarda il 99,99% dei cittadini, è tristemente banale: staremo peggio per far diventare ancora più ricchi coloro che sono già ricchissimi.
I morti, i funerali, i dolori riguardano sempre “altri”, straordinariamente anche gli stessi che sono favorevoli alle guerre, a ogni guerra.
Perché parlare ancora di trattative ad oltranza quando chi ha le redini del potere ora diventa ancora più potente, più ricco?
Non ne vale la pena, per loro







