Russia e altre sciocchezze
Il metropolita Tichon (Ševkunov), figura spesso presentata come “padre spirituale” di Vladimir Putin, ha pubblicato sul portale Pravoslavie.ru un testo dedicato a Charlie Kirk, l’attivista conservatore statunitense ucciso lo scorso 10 settembre durante un intervento all’Università della Valle dello Utah. Nel suo articolo, intitolato Su Charlie Kirk e le sue dichiarazioni, Tichon esalta la figura del fondatore di Turning Point USA come esempio di missionario contemporaneo, pronto a portare il messaggio cristiano e i valori tradizionali negli ambienti più ostili, in particolare i campus universitari e il mondo giovanile delle generazioni Z e Y.
Un paio di passaggi, di cui il secondo, sulla natura della missione cristiana, è particolarmente illuminante sulle concezioni poco ecumeniche di Tichon:
Nell’epoca della post-verità, del relativismo e del liberalismo militante, quando la realtà viene costruita dai media e dai social network e il conformismo è diventato la norma, la verità affoga in un mare di politically correct. Charlie Kirk ha avuto l’audacia di andare controcorrente, non riconosceva mezze misure, compromessi o patti con la coscienza; non gli importava ciò che era di moda, ciò che era accettato, ciò che si imponeva tra la folla; si concedeva un lusso oggi quasi impensabile: chiamare le cose con il loro nome, anche se ciò significava che a una simile scelta “regale” sarebbe inevitabilmente seguita, senza alcun dubbio, una catena di conseguenze, fino alle più terribili. (...)
Non si deve sottovalutare l’enorme lavoro svolto da numerosi missionari russi negli ultimi decenni, ma non svelerò certo un segreto se ricorderò che non ci siamo ancora liberati di una debolezza cronica secolare: la tendenza a imitare l’Occidente, che nei suoi estremi sfocia in qualcosa di opposto alla vera predicazione. Alcuni missionari ortodossi, mossi senza dubbio dalle migliori intenzioni, dopo aver osservato i predicatori modernisti occidentali, cercano di piacere a tutti e, adattandosi ai gusti dei giovani, finiscono per scadere in battute volgari e in frivoli “trucchi missionari”.
La retorica utilizzata è volutamente enfatica, da martirologio: Kirk viene dipinto come un predicatore che affrontava un terreno pericoloso quanto quello di un missionario inviato in una “tribù di cannibali”. Nonostante l’ostilità dei contesti e la probabile incomprensione dei suoi interlocutori, egli avrebbe continuato a proclamare la sua verità senza timore di apparire isolato o controcorrente. Per Tichon, la sua forza risiedeva proprio in questa disponibilità a rischiare il rifiuto pur di difendere ciò che considerava autenticamente cristiano e conservatore.
Il riferimento non è casuale: già alla vigilia della pubblicazione dell’articolo, l’inviato speciale di Putin Kirill Dmitriev aveva parlato di «colloqui costruttivi» con la Chiesa ortodossa russa per riconoscere ufficialmente l’eredità spirituale di Kirk. La sua figura, dunque, viene inserita in un discorso più ampio che mira a costruire legami simbolici tra l'estrema destra americana e l’ortodossia russa, rafforzando una narrazione comune sul fronte della “difesa dei valori tradizionali”.
Al di là della tragedia della sua morte, la canonizzazione quasi immediata di Kirk in questi ambienti suggerisce una precisa operazione politica e ideologica: trasformare un militante repubblicano statunitense in una sorta di martire della battaglia culturale globale contro il liberalismo, il socialismo, il secolarismo e gli orientamenti sessuali. L’elogio di Tichon, in questo senso, rappresenta un tassello ulteriore nella costruzione di un immaginario ultraconservatore transnazionale, nel quale la Chiesa ortodossa russa e i movimenti della destra americana trovano un linguaggio comune; non una novità, perché Tichon parla dei condizionamenti occidentali, ma attenzione: sin dalla metà degli anni Novanta, tramite il network del World Congress of Families, la destra religiosa americana ha aiutato a plasmare il peggio dell'estremismo nazional-conservatore russo...