L’epilogo del “giallo” Xylella
Prima del COVID c’era stato il COVID degli ulivi
Cristiano Nisoli su FB
EPILOGO DEL “GIALLO” XYLELLA
di Francesco Sylos Labini
Qualcuno si ricorderà che nel 2016 avevo studiato abbastanza in dettaglio i dati di xylella. Poiché si trattava di statistica elementare e di leggere qualche illeggibile rapporto, armato di santa pazienza l’avevo fatto. Ed avevo scritto qui quello che avevo capito cioè che non c’era nessuna evidenza di rapporto causale tra presenza del batterio della xylella e disseccamento e neppure nessuna evidenza di correlazione. I dati che avevo visto all’epoca che erano gli unici pubblici riguardavano qualche migliaio di ulivi.
https://www.roars.it/xylella-dalla-scienza-piu-dubbi-che-certezze/
Dunque la mia conclusione era:
“Abbattere ulivi secolari è una decisione straordinaria che dovrebbe essere presa solo alla luce di evidenze scientifiche indiscutibili. Non è questo il caso della vicenda ulivi in Puglia.”
Ora è uscito questo articolo che ha analizzato dati di centinaia di migliaia di ulivi per un periodo di tempo di dieci anni. La conclusione è semplice:
“Nella maggior parte degli alberi campionati con sintomi di disseccamento, il batterio (Xylella) non è stato rilevato.”
e dunque concludono
“Sulla base di questi dati e … proponiamo di eliminare la norma che impone l’estirpazione di tutte le piante ospiti che circondano un albero Xfp-positivo in un raggio di 50 metri. Tale applicazione potrebbe salvare molti ulivi centenari e monumentali sani e il notevole paesaggio che essi contribuiscono a creare.”
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jph.13272
Ricordiamo il can can mediatico del “caso xylella” in cui chi sollevava dubbi era subito additato come negazionista e contro la scienza. Addirittura Paolo Mieli scrisse un editoriale dal titolo
“Un Paese che odia la scienza”
https://www.corriere.it/editoriali/16_gennaio_11/paese-che-odia-scienza-ae2419ca-b827-11e5-8210-122afbd965bb.shtml
“L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L’ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all’ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. …Prendendo in seria considerazione anche l’ipotesi di sradicare gli ulivi già colpiti per provare a sterminare gli insetti diffusori dell’infezione e creare un cordone sanitario che isoli le piante infette.”
Questa assurda ed incredibile storia mi ha fatto capire l’assurdo ed incredibile livello della stampa italiana. Aspetto di vedere Mieli e varie persone inginocchiate sui ceci.
Via Emilio Martines (FB), via
#Xylella