Agi: Filtri e app, così i social cambiano la percezione di sé

AGI - I social media influenzano il modo in cui le persone percepiscono la propria immagine. A lanciare l'allarme 'digitized dysmorphia' è stata la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (SIDeMaST) che, in occasione del 99esimo congresso nazionale dal titolo "Innovazione e ricerca: il futuro della dermatologia", organizzato al Palacongressi di Rimini dal 21 al 24 aprile, richiama l'attenzione sull'importanza di una corretta informazione scientifica e di un uso consapevole degli strumenti digitali.
L’effetto dei filtri e delle immagini digitali
Filtri fotografici, editing digitale e immagini altamente curate contribuiscono a diffondere rappresentazioni idealizzate e irrealistiche, caratterizzate da una pelle perfetta, uniforme e apparentemente priva di difetti.
In questo contesto, la distanza tra immagine reale e digitale può favorire una percezione alterata del proprio aspetto.
Le richieste ai dermatologi
"Assistiamo sempre più frequentemente a pazienti che chiedono trattamenti per assomigliare alla versione filtrata del proprio volto o a immagini viste sui social", spiegano Maria Concetta Fargnoli, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia e direttore scientifico dell'Istituto dermatologico San Gallicano Irccs di Roma, e Roberta Giuffrida, dermatologa e ricercatrice presso il Policlinico Universitario Gaetano Martino di Messina e membro del Consiglio direttivo della SIDeMaST.
Cos’è la social media dysmorphia
Questo fenomeno, definito in letteratura social media dysmorphia, nasce dal confronto continuo con immagini digitalmente modificate che non rappresentano la realtà. In dermatologia si parla anche di digitized dysmorphia, un termine più ampio che descrive l'insoddisfazione legata alla discrepanza tra immagine reale e digitale di se stessi, amplificata dall'uso di filtri, applicazioni di editing e piattaforme video.
I casi di Snapchat e Zoom dysmorphia
Non a caso sono stati coniati termini come 'Snapchat dysmorphia' o 'Zoom dysmorphia', che descrivono la tendenza di alcuni pazienti a desiderare un aspetto simile alle proprie immagini filtrate o alle versioni alterate osservate durante le videochiamate.
"Il rischio - aggiungono le esperte - è che il paziente insegua un'immagine irrealistica di se', dimenticando che la pelle reale ha caratteristiche biologiche, cliniche e individuali che devono sempre essere rispettate".

Filters and apps, this is how social media change self-perception.

AGI - Social media influence the way people perceive their own image. The Italian Society of Dermatology and Sexually Transmitted Diseases (SIDeMaST) was the one to raise the alarm about ‘digitized dysmorphia,’ which, during the 99th National Congress titled “Innovation and Research: The Future of Dermatology,” organized at the Palacongressi in Rimini from April 21st to 24th, called attention to the importance of correct scientific information and a conscious use of digital tools.

The Effect of Filters and Digital Images
Photographic filters, digital editing, and highly curated images contribute to spreading idealized and unrealistic representations, characterized by perfect, uniform, and seemingly flawless skin.
In this context, the distance between the real image and the digital one can foster a distorted perception of one’s appearance.

Requests to Dermatologists
“We increasingly see patients asking for treatments to resemble the filtered version of their faces or images seen on social media,” explain Maria Concetta Fargnoli, Professor of Dermatology and Venereology and Scientific Director of the San Gallicano Irccs Dermatological Institute of Rome, and Roberta Giuffrida, dermatologist and researcher at the Gaetano Martino University Policlinico of Messina and member of the SIDeMaST Executive Board.

What is Social Media Dysmorphia
This phenomenon, defined in the literature as ‘social media dysmorphia,’ arises from the continuous comparison with digitally modified images that do not represent reality. In dermatology, it is also referred to as ‘digitized dysmorphia,’ a broader term that describes dissatisfaction linked to the discrepancy between one’s real and digital self-image, amplified by the use of filters, editing apps, and video platforms.

Cases of Snapchat and Zoom Dysmorphia
Not surprisingly, terms such as ‘Snapchat dysmorphia’ or ‘Zoom dysmorphia’ have been coined, which describe the tendency of some patients to desire an appearance similar to their filtered images or altered versions observed during video calls.
“The risk – the experts add – is that the patient pursues an unrealistic image of themselves, forgetting that real skin has biological, clinical, and individual characteristics that must always be respected.”

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https://www.agi.it/salute/news/2026-04-21/allarme-filtri-social-immagine-36685000/