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Iran : le pouvoir fait face à ...
Iran : le pouvoir fait face à d'impressionnantes manifestations

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Da "La sensibilità dell'anima" su FB

MASOOUMEH – MI SONO TOLTA IL VELO PER RESTARE UMANA

Mi sono tolta il velo in classe. L’ho fatto in silenzio, davanti ai miei compagni, davanti a un sistema che pretende obbedienza e paura. L’ho fatto perché avevo quattordici anni e avevo già capito che vivere senza libertà non è vivere. L’ho fatto per Mahsa Amini, perché la sua morte mi aveva insegnato che il corpo delle donne, in Iran, viene trattato come una colpa.

Mi hanno vista. Le telecamere mi hanno identificata. Non ho avuto il tempo di spiegare, di difendermi, di tornare a casa. Sono stata portata via, messa in custodia, consegnata a chi aveva il potere di decidere sul mio corpo. In quel luogo ho conosciuto una violenza che non ha nome, una ferocia che non cerca giustificazioni. Sono stata violentata. Il mio corpo è stato distrutto per punirmi di un gesto semplice: aver detto no.

Mi hanno trasferita in ospedale quando era ormai troppo tardi. Le ferite erano profonde, irreparabili. Il mio corpo non ha retto. Sono morta così, dopo aver pagato con la vita un atto di libertà. Mi chiamavo Masooumeh. Avevo quattordici anni.

Mia madre ha provato a parlare. Ha detto che avrebbe raccontato tutto, che non avrebbe taciuto. Dopo quelle parole è scomparsa. Anche il suo silenzio forzato è diventato parte della mia storia.

La mia vicenda è stata denunciata dal Center for Human Rights in Iran ed è stata riportata anche dal New York Times. Ma io non volevo diventare una notizia. Volevo diventare grande. Volevo studiare, ridere, scegliere.

Se oggi leggete il mio nome, non fatelo passare via. Non lasciate che la mia storia venga archiviata come l’ennesimo orrore lontano. Io sono stata uccisa perché ho creduto che il mio corpo fosse mio. E questo, nel mio Paese, è considerato un crimine.

SIAMO TUTTE MASOOUMEH: QUANDO LA BARBARIE DIVENTA SISTEMA

Questa non è solo una notizia. È una frattura morale che riguarda tutti. La storia di Masooumeh non è un “episodio”, non è una “tragedia isolata”. È la conseguenza diretta di un sistema che usa la violenza sessuale come strumento di repressione politica e di controllo dei corpi femminili.

Il gesto di togliersi il velo in classe non è provocazione: è una dichiarazione di esistenza. È dire “io sono una persona” in un contesto che riduce le donne a simboli da disciplinare. Punire quel gesto con lo stupro e la morte significa affermare che il potere non si limita a reprimere: vuole annientare.

La vicenda di Masooumeh si inserisce in una scia di sangue che ha avuto un punto di rottura con la morte di Mahsa Amini. Da allora, il mondo ha guardato l’Iran oscillando tra indignazione e rimozione. Ma ogni volta che l’attenzione cala, il prezzo lo pagano ragazze come lei. Ragazze giovanissime, colpite perché indifese e per questo considerate sacrificabili.

C’è un altro silenzio che pesa quanto la violenza: quello sulla madre scomparsa. È il segno che il terrore non si ferma alla vittima, ma si estende alla famiglia, alla memoria, alla possibilità stessa di testimoniare. In Iran non si uccidono solo le persone: si tenta di uccidere anche la verità.

Dire “siamo tutte Masooumeh” non è uno slogan. È una presa di posizione. Significa rifiutare l’idea che esistano vite lontane, sacrificabili, meno degne di protezione. Significa riconoscere che i diritti delle donne non sono una questione culturale, ma una linea di civiltà.

L’inferno in Iran va fermato non con le parole di circostanza, ma con pressione politica, con responsabilità internazionale, con memoria attiva. Perché ogni volta che una storia come questa viene dimenticata, il sistema che l’ha resa possibile vince due volte.

Masooumeh aveva quattordici anni. Non era un’eroina per scelta. Lo è diventata perché ha avuto il coraggio di essere libera. E questo, oggi, ci riguarda tutti.

#Masooumeh #Iran #mashaamini #donne #diritti #30dicemdre2025

@attualita @storiedistoria

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Bündnis gegen Antisemitismus und Antizionismus Oldenburg on Instagram: "Der Text ist mit Belegen ebenfalls auf unserer Website zu finden. Anmerkung zum Gendern: In Bezug auf IslamistInnen wird im Text abweichend nicht mit * gegendert, weil die dahinterstehende Ideologie keine Trennung zwischen „sex“ und „gender“ kennt. Queere Selbstverortungen und individuelle Geschlechtsidentitäten, die vom biologischen Geschlecht abweichen, sind mit islamistischer Ideologie nicht vereinbar und können in ihrem Rahmen nicht gelebt werden."

70 likes, 2 comments - bga_oldenburg on September 30, 2024: "Der Text ist mit Belegen ebenfalls auf unserer Website zu finden. Anmerkung zum Gendern: In Bezug auf IslamistInnen wird im Text abweichend nicht mit * gegendert, weil die dahinterstehende Ideologie keine Trennung zwischen „sex“ und „gender“ kennt. Queere Selbstverortungen und individuelle Geschlechtsidentitäten, die vom biologischen Geschlecht abweichen, sind mit islamistischer Ideologie nicht vereinbar und können in ihrem Rahmen nicht gelebt werden.".

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