Era il 30 novembre 2025. Indossava la casacca azzurra degli Scout al-Mahdi, stringeva in alto il ritratto del Papa con tutta la forza che aveva in corpo. Un ragazzino sciita di Beirut che urlava di felicità per un papa cristiano. Nessuno glielo aveva chiesto. Lo faceva e basta.
Quella foto di Jawad Ahmad aveva fatto il giro del mondo, perché diceva qualcosa di vero e di raro: che la gioia non ha confessione, che i bambini non aspettano il permesso dei teologi per essere felici.
Cinque mesi dopo, l'8 aprile 2026 - primo giorno del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, mentre le famiglie iniziavano a prepararsi a tornare a casa - Israele ha scatenato uno dei suoi massacri più brutali: cento bombardamenti in dieci minuti su Beirut, sul sud del Libano e sulla valle della Bekaa. Quartieri residenziali rasi al suolo. Più di trecento morti in dieci minuti.
Uno di quegli edifici era la casa di Jawad, nel quartiere di Hayy el-Sullom, periferia sud di Beirut.
Per tre giorni i soccorritori hanno cercato lui e suo padre Alì tra le macerie. L'11 aprile li hanno trovati.
Ma oggi, per chi guarda quella foto di novembre e poi pensa all'11 aprile, significa semplicemente questo: il bambino che impazzì di gioia è morto sotto le bombe. E il mondo ha fatto finta di niente.
Tahar Lamri
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