Agenzia Nova: Istat: a febbraio export extra Ue +4,9 per cento, import +8,5 per cento

27 mar 10:11 - (Agenzia Nova) - A febbraio 2026 si stima, per l'interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, un aumento congiunturale per... (Rec)

Istat: exports outside the EU increased by +4.9% in February, imports by +8.5%.

27 mar 10:11 - (Agenzia Nova) - A February 2026, a concurrent increase is estimated for trade exchange with non-EU27 countries... (Rec)

#Istat #AgenziaNova #non-EU27

https://www.agenzianova.com/a/69c64a05bee736.43142530/7206609/2026-03-27/istat-a-febbraio-export-extra-ue-4-9-per-cento-import-8-5-per-cento

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LA NOTIZIA: L’Ocse gela l’Italia: tagliata la crescita allo 0,4%

Dopo Confindustria, anche l’Ocse rivede al ribasso le stime di crescita per l’Italia. L’Economic Outlook intermedio stima il Pil al +0,4% quest’anno, in calo rispetto allo 0,6% previsto a dicembre e anche rispetto al già insoddisfacente 0,5% registrato nel 2025. E la situazione non migliorerà neanche l’anno prossimo, con una crescita dello 0,6% e già rivista al ribasso di un decimo di punto. L’Ocse sottolinea come la situazione non sia la stessa in tutta Europa: “Mentre l’espansione fiscale in Germania sosterrà la crescita, soprattutto nel 2027, una politica fiscale più restrittiva costituirà un ostacolo in Italia e in Francia”.
In Italia, in più, si è già registrato un aumento dell’inflazione, iniziato prima della guerra in Iran. Quest’anno è così attesa al 2,4% contro una stima precedente dell’1,7%. Uscendo fuori dai confini, l’Ocse sottolinea che la crescita globale per ora tiene, ma con “significativi rischi al ribassi” legati soprattutto al Medio Oriente e al rischio di ulteriori aumenti dei prezzi dell’energia. Se la guerra proseguisse le conseguenze sarebbero rilevanti.
La crescita globale regge, la fiducia degli italiani no
Il Pil globale, al contrario di quello italiano, per ora regge: la stima è di un +2,9%, stabile rispetto alle previsioni di dicembre. Ma senza guerra già ora la stima sarebbe stata di tre decimi di punto in più, uno scenario però annullato dalla guerra. Che porta a prevedere anche un rialzo dell’inflazione al 4% (dal 2,8%). Con problemi pure per gli Usa, con la crescita ferma al 2% e l’inflazione attesa in rialzo al 4,2%.
Ma le cattive notizie per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non sono finite qui. Gli effetti della guerra in Iran, infatti, si fanno già sentire sugli italiani: a marzo, segnala l’Istat, la fiducia è crollata da 97,4 a 92,6. Stabile invece l’indicatore del clima di fiducia delle imprese, a 97,4. Per i consumatori, sono sensibilmente peggiorate le opinioni sulla situazione economica: il clima economico scende da 99,1 a 88,1, il clima futuro da 93,1 a 85,3, il clima personale da 96,8 a 94,2.
L'articolo L’Ocse gela l’Italia: tagliata la crescita allo 0,4% sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

The OECD freezes Italy: growth cut to 0.4%.

Following Confindustria, the OECD is also revising down growth forecasts for Italy. The OECD’s Economic Outlook intermediate estimate forecasts GDP growth of +0.4% this year, down from the 0.6% projected in December and also from the already unsatisfactory 0.5% recorded in 2025. And the situation is unlikely to improve next year either, with growth of 0.6% and already revised down by tenth of a point. The OECD highlights that the situation is not the same across all of Europe: “While tax expansion in Germany will support growth, especially in 2027, a more restrictive fiscal policy will constitute an obstacle in Italy and France.”

In Italy, inflation has already risen, beginning before the Iran war. This year it is expected at 2.4% compared to a previous estimate of 1.7%. Looking beyond Italy, the OECD notes that global growth is currently holding, but with “significant downside risks” linked particularly to the Middle East and the risk of further increases in energy prices. If the war continued, the consequences would be significant.

Global growth holds, Italian confidence does not.

Global GDP, unlike that of Italy, is currently holding: the estimate is +2.9%, stable compared to December forecasts. But without the war, the estimate would have been half a point higher, but this scenario has been cancelled out by the war. This also leads to a forecast of an increase in inflation to 4% (from 2.8%). There are also problems for the US, with growth stalled at 2% and inflation expected to rise to 4.2%.

But the bad news for the Minister of Economy, Giancarlo Giorgetti, doesn't end here. The effects of the Iran war are already being felt by Italians: in March, Istat reports that confidence collapsed from 97.4 to 92.6. Business confidence remained stable at 97.4. For consumers, opinions on the economic situation have deteriorated significantly: the economic climate falls from 99.1 to 88.1, the future climate from 93.1 to 85.3, and the personal climate from 96.8 to 94.2.

The article “The OECD freezes Italy: Growth cut to 0.4%”

#Italy #Confindustria #EconomicOutlook #the06% #Europe #Germany #France #theIranwar #theMiddleEast #Italian #GiancarloGiorgetti #Italians #Istat

https://www.lanotiziagiornale.it/locse-gela-litalia-tagliata-la-crescita-allo-04/

L'Ocse gela l'Italia: tagliata la crescita allo 0,4% | LA NOTIZIA

L'Ocse rivede al ribasso le stime per la crescita dell'Italia. E intanto, con la guerra in Iran, crolla la fiducia dei consumatori.

LA NOTIZIA

RaiNews: Istat: "La fiducia dei consumatori a marzo crolla a 92,6". Stabile per le imprese

Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese

Istat: "Consumer confidence plunges to 92.6 in March. Stable for businesses."

Among consumers, there is a widespread worsening of opinions, especially regarding the country’s economic situation.

#Istat

https://www.rainews.it/articoli/2026/03/-istat-la-fiducia-dei-consumatori-marzo-crolla-a-926-b26e5827-4213-4ce3-af90-59e2bb8db155.html

Istat: "La fiducia dei consumatori a marzo crolla a 92,6". Stabile per le imprese

Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese

RaiNews

Primo piano ANSA - ANSA.it: ++ Istat, fiducia consumatori marzo crolla a 92,6 ++

Da 97,4. Lieve riduzione per quella delle imprese a 97,3

Istat, consumer confidence falls to 92.6 in March ++

From 97.4. Slight decrease for that of businesses to 97.3

#Istat

https://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2026/03/26/-istat-fiducia-consumatori-marzo-crolla-a-926-_bd847aa6-55b0-42ac-8fe7-cd592f4a34ee.html

++ Istat, fiducia consumatori marzo crolla a 92,6 ++ - Notizie - Ansa.it

A marzo 2026, l'indicatore di fiducia dei consumatori cala da 97,4 a 92,6 mentre l'indicatore composito del clima di fiducia delle imprese subisce una riduzione marginale (da 97,4 a 97,3). Lo segnala l'Istat. (ANSA)

Agenzia ANSA

Il Sole 24 ORE - Italia: Istat: a marzo brusco calo per la fiducia dei consumatori

Istat: Sharp drop in March for consumer confidence.

#Istat #Sharp

https://www.ilsole24ore.com/art/istat-marzo-brusco-calo-la-fiducia-consumatori-AIR753AC

Istat: a marzo brusco calo per la fiducia dei consumatori

Il Sole 24 ORE

Primo piano ANSA - ANSA.it: Diecimila 'invisibili' nelle città italiane, il censimento Istat

Nelle 14 città metropolitane 4.400 senza dimora vivono in strada, i più numerosi a Roma

Ten thousand ‘invisible’ people in Italian cities, the Istat census

In the 14 metropolitan cities, 4,400 homeless people live on the streets, with the largest number in Rome.

#Italian #Istat

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/03/25/diecimila-invisibili-nelle-citta-italiane-il-censimento-istat_ea3d66e6-e0b4-4918-a2b3-850d21b3a4a1.html

Diecimila 'invisibili' nelle città italiane, il censimento Istat - Notizie - Ansa.it

Nelle 14 città metropolitane 4.400 senza dimora vivono in strada, i più numerosi a Roma (ANSA)

Agenzia ANSA

Domani: «Sono un manager senzatetto, la mia azienda non lo sa». Le storie di chi vive per strada: oltre un quarto è a Roma

La prima cosa a cui devono sopravvivere è la verità: come sono finiti in strada. «Ho cercato lavoro ma nel mio settore non ero presentabile senza giacca e cravatta», racconta Fabio. L’Istat ha effettuato una rilevazione con Fio.PSD in quattordici città italiane. La maggior parte delle persone rilevate appartiene alla fascia di età 31-60 anni, seguita dai giovani 18-30 anni e dagli over 60

“I’m a homeless manager, my company doesn’t know.” Stories of those who live on the streets: more than a quarter are in Rome.

The first thing they have to survive is the truth: how they ended up on the streets. “I looked for work but in my sector I wasn’t presentable without a jacket and tie,” says Fabio. Istat conducted a survey with Fio.PSD in fourteen Italian cities. The majority of the people surveyed belong to the 31-60 age group, followed by the 18-30 age group and those over 60.

#first #Fabio #Istat #Italian

https://www.editorialedomani.it/fatti/senza-tetto-dimora-prima-notte-strada-non-finiva-mai-storie-roma-rilevazione-istat-dati-elamdbfs

«Sono un manager senzatetto, la mia azienda non lo sa». Le storie di chi vive per strada: oltre un quarto è a Roma

La prima cosa a cui devono sopravvivere è la verità: come sono finiti in strada. «Ho cercato lavoro ma nel mio settore non ero presentabile senza ... Scopri di più!

Domani

RaiNews: Boom esportazione farmaci, ma siamo dipendenti dalla Cina

L'Istat certifica un aumento del 28,5% per l'esportazione dei medicinali fatti in Italia, ma aumenta la dipendenza dai principi attivi cinesi

Pharmaceutical export boom, but we are dependent on China.

Istat certifies a 28.5% increase in the export of Italian-made pharmaceuticals, but increases dependence on Chinese active ingredients.

#China #Istat #Italian #Chinese

https://www.rainews.it/video/2026/03/boom-esportazione-farmaci-ma-siamo-dipendenti-dalla-cina-a9c881ba-72d6-40b2-a79f-5e8bda28b324.html

Boom esportazione farmaci, ma siamo dipendenti dalla Cina

L'Istat certifica un aumento del 28,5% per l'esportazione dei medicinali fatti in Italia, ma aumenta la dipendenza dai principi attivi cinesi

RaiNews

Il Foglio RSS: Farsi curare solo dalla Cina fa male

C’è un numero nel rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat sul quale è giusto soffermarsi. Nel 2025 gli acquisti italiani di prodotti farmaceutici dalla Cina sono aumentati del 933,7 per cento. In dodici mesi, le importazioni sono passate da 680 milioni di euro a oltre 7,7 miliardi. La spiegazione tecnica è nota: i dazi americani sulla Cina hanno deviato flussi commerciali verso l’Europa e l’Italia ne ha assorbito una quota rilevante. Ma il problema vero è un altro: cosa significa, in termini di sicurezza di sistema dipendere in misura così da un unico paese fornitore per i princìpi attivi che alimentano la produzione farmaceutica? La risposta  è scomoda. La quota della Cina sulle importazioni farmaceutiche italiane è balzata in un anno di 11,6 punti percentuali, raggiungendo il 13,4 per cento del totale. Nello stesso periodo, la quota della Germania si è ridotta di 4,7 punti. Il riequilibrio è avvenuto come effetto collaterale di dinamiche geopolitiche decise altrove, non da una scelta strategica del paese. Il rapporto colloca la farmaceutica tra i settori da monitorare per vulnerabilità strategica. Circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da paesi a rischio politico medio o alto. Paracetamolo, metformina, amoxicillina: molti dei farmaci essenziali dipendono da catene di fornitura che passano per l’Asia. Quando quella catena si inceppa – per una guerra, una crisi geopolitica, per una decisione di Pechino – il problema non è astratto. È il farmaco che manca sullo scaffale, è il paziente cronico che non trova la terapia. La pandemia aveva già mostrato questa fragilità con chiarezza brutale. I lockdown cinesi interruppero forniture in tutto il mondo. Quella lezione avrebbe dovuto tradursi in una strategia di diversificazione. In larga misura, non è accaduto. E il rapporto Istat 2026 certifica che la dipendenza dalla Cina non è diminuita. Ignorare questo campanello d’allarme sarebbe un lusso che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi.

Only relying on China for treatment hurts.

There is a number in the 2026 competitiveness report by Istat on which it is right to focus. In 2025, Italian purchases of pharmaceuticals from China increased by 933.7 percent. In twelve months, imports rose from 680 million euros to over 7.7 billion. The technical explanation is known: American tariffs on China have diverted trade flows towards Europe and Italy has absorbed a significant share. But the real problem is another: what does it mean in terms of system security to depend so heavily on a single supplier for the active ingredients that fuel pharmaceutical production? The answer is uncomfortable. The share of China on Italian pharmaceutical imports jumped by 11.6 percentage points in one year, reaching 13.4 percent of the total. During the same period, the share of Germany decreased by 4.7 percentage points. The rebalancing occurred as a side effect of geopolitical dynamics decided elsewhere, not as a strategic choice of the country. The report places the pharmaceutical sector among those to be monitored for strategic vulnerability. About 60 percent of Italian imports of strategic products come from countries with medium or high political risk. Paracetamol, metformin, amoxicillin: many essential medicines depend on supply chains that pass through Asia. When that chain gets stuck – for a war, a geopolitical crisis, or a decision by Beijing – the problem is not abstract. It's the drug that's missing from the shelf, it’s the chronic patient who doesn’t find their therapy. The pandemic had already shown this fragility with brutal clarity. Chinese lockdowns disrupted supplies around the world. That lesson should have translated into a diversification strategy. Largely, it didn't. And the Istat 2026 report certifies that dependence on China has not decreased. Ignoring this alarm bell would be a luxury that the National Health Service cannot afford.

#China #Istat #Italian #9337percent #American #Europe #Italy #134percent #Germany #About60percent #Paracetamol #Beijing #Chinese

https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/03/24/news/farsi-curare-solo-dalla-cina-fa-male-8825200/

Farsi curare solo dalla Cina fa male

Cosa rischiamo se importiamo medicine essenziali soprattutto da paesi instabili