30 maggio 1924. Giacomo Matteotti prende la parola alla Camera e denuncia apertamente ciò che il fascismo voleva nascondere: brogli, violenze, intimidazioni, candidati aggrediti, cittadini minacciati, il voto trasformato in prova di forza dal regime.
Chiede l’annullamento delle elezioni e sfida Mussolini nel cuore delle istituzioni. Pochi giorni dopo, viene rapito e ucciso da una squadra fascista.
102 anni dopo, la Camera gli dedica una targa sullo scranno 14, che non sarà più riassegnato. Un gesto giusto, doveroso.
Ma la memoria non vive solo nei simboli: vive nella presenza, nelle scelte, nel coraggio di stare dalla parte giusta anche quando costa.
Alla cerimonia, molti banchi della maggioranza erano vuoti.
La targa ora resta. Anche quell’immagine però resterà.
E continuerà a ricordarci che l’antifascismo non si misura solo nelle parole, ma nei gesti concreti.
Anche questa prova di antifascismo è stata fallita.
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