"Si può imparare molto dal caso della statua di Gesù" vandalizzata da un soldato israeliano in #Libano.

Ad #Israele importa di più di una statua di Gesù che delle vite dei palestinesi.
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#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide#Gaza #WestBank #Israel #Peace #23aprile

https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2026-04-23/ty-article-opinion/israel-cares-more-about-a-statue-of-jesus-than-about-living-palestinians/0000019d-b6d3-ded5-abdd-b6fbec1e0000

⟦ Si può imparare molto dal caso della statua di Gesù che è stata ridotta in mille pezzi da un soldato israeliano nel #Libano meridionale: innanzitutto riguardo alla condotta pericolosa dei soldati, che di per sé richiede attenzione, ma soprattutto riguardo al modo in cui Israele reagisce quando vuole davvero condannare un comportamento e agire con decisione per sradicarlo.

Da ciò possiamo concludere che la violenza dei coloni e il terrorismo ebraico in #Cisgiordania non sono fenomeni naturali che #Israele non può controllare, ma il risultato del sostegno del governo, esplicito o tacito, e della scelta deliberata delle forze di sicurezza di chiudere un occhio.

La cronologia della vicenda della statua di Gesù parla da sé. ⬇️2

Quando il video ha iniziato a diffondersi sui social media, le Forze di Difesa Israeliane hanno prontamente risposto che «il comportamento del soldato è del tutto incompatibile con i valori che ci si aspetta dalle truppe» e che «l’incidente è oggetto di indagine… e viene affrontato attraverso la catena di comando».

Anche il primo ministro #BenjaminNetanyahu, che di solito tace sulle violazioni dei valori dell’IDF, si è affrettato a condannarlo pubblicamente.

«Sono rimasto sbalordito e rattristato nell’apprendere che un soldato dell’IDF ha danneggiato un’icona religiosa cattolica nel sud del Libano», ha scritto.
«Condanno l’atto con la massima fermezza». ⬇️3

Il giorno seguente, #IDF ha annunciato di aver sospeso dal servizio operativo il soldato coinvolto nell’atto vandalico e il soldato che lo aveva filmato.
Inoltre, i due sono stati condannati a 30 giorni di reclusione in una prigione militare.

L’esercito ha anche reso noti i risultati delle indagini, dalle quali è emerso che altri 6 soldati erano presenti al momento dell'episodio e non sono intervenuti per fermarlo né lo hanno segnalato ai superiori.

I sei sono stati convocati per fornire chiarimenti, dopodiché verrà presa una decisione su come procedere in merito alla questione.

Il portavoce dell’IDF ha annunciato che verrà eretta una nuova statua al posto di quella vandalizzata, ha espresso rammarico per l’accaduto e si è impegnato a lavorare per evitare il ripetersi di episodi simili. ⬇️4

È un peccato che i funzionari israeliani non si preoccupino dei palestinesi in vita tanto quanto si preoccupano di una statua di Gesù.

Quello che sta accadendo in Cisgiordania rivela una totale mancanza di interesse: ogni giorno i coloni invadono le terre dei villaggi e delle comunità palestinesi, spesso accompagnati da uomini armati in servizio nei Battaglioni di Difesa Regionale.

Anche se questi episodi di «attrito» vengono deliberatamente provocati con l’obiettivo di cacciare i palestinesi dalle loro case, continuano senza che le autorità intervengano o tentino di far rispettare la legge. ⬇️5

Dall’inizio della guerra di #Gaza, 13 palestinesi sono stati uccisi a causa delle incursioni dei coloni e 12 da colpi d’arma da fuoco.
Nella maggior parte dei casi, chi ha sparato, coloni che prestano servizio nella riserva, non viene arrestato, ma solo interrogato e rilasciato.

Allo stesso tempo, si verificano #pogrom organizzati che coinvolgono decine di giovani a volto coperto armati di mazze e ordigni incendiari, i quali sferrano attacchi rapidi e abbandonano la scena nel giro di pochi minuti.

Le forze di sicurezza arrivano quando è già tutto finito, e quindi raramente si registrano arresti.
Nelle ultime settimane, il governo e il capo di stato maggiore dell’esercito hanno emesso delle condanne, a seguito delle pressioni degli Stati Uniti, ma ciò non è sufficiente. ⬇️6

Anzi, il ritmo degli attacchi è solo aumentato.
Continueranno finché il governo non deciderà di porre fine al fenomeno, ma è chiaro che non ha alcun interesse a farlo.

L'articolo sopra riportato è l'editoriale principale di #Haaretz, pubblicato sui quotidiani in ebraico e inglese in Israele.⟧
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