#Israele non sa come vivere senza la guerra, e forse non desidera farne a meno.
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#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide‌ #Gaza #WestBank #Israel #Peace #15aprile
#Israele non sa come vivere senza la guerra, e forse non desidera farne a meno.
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✍️ #OdehBisharat
⟦ Con l'assurdità che mi circonda da ogni parte, mi viene in mente una vignetta apparsa decenni fa su una rivista egiziana.
Un conduttore televisivo si rivolge agli spettatori e dice: «Ci scusiamo per il programma che abbiamo trasmesso. Torneremo presto ai malfunzionamenti».
Ci ho pensato quando, subito dopo l'annuncio di un cessate il fuoco tra #USA e #Iran, il primo ministro #BenjaminNetanyahu ha dichiarato che l'accordo non si applicava al fronte settentrionale di #Israele.
Ho tirato un sospiro di sollievo: Israele stava tornando alla sua consueta routine di fuoco, sangue e distruzione.
Ma questa gioia è durata poco. ⬇️2
Dopo un’ondata di distruzione e uccisioni che ha trasformato il #Libano in un vero e proprio inferno – centinaia di morti e feriti tra montagne di macerie – il presidente degli Stati Uniti #DonaldTrump ha costretto #Netanyahu a placare le fiamme e ad avviare negoziati con il governo libanese.
Ora, con le notizie secondo cui i colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran si stanno deteriorando, il colore è tornato sulle guance di Israele.
Dopo oltre un mese di bombardamenti che, come afferma con orgoglio Netanyahu, hanno fatto regredire l’Iran di anni, l’aviazione continuerà il suo “benedetto” sforzo per riportare il Paese all’età di Neanderthal.
Ma c'è un dilemma: ci sono ancora obiettivi da bombardare, visto che ne sono già stati colpiti migliaia? ⬇️3
La domanda, quindi, è: dove troverà Israele altri obiettivi per soddisfare la sua sete di militarismo?
Si possono comprendere sia la coalizione di governo che i blocchi dell'opposizione sionista.
Come potrebbero vivere senza la guerra – senza «il lungo braccio dell'aviazione», senza fiumi di sangue, senza la morte che si aggira per le strade e si aggira tra la gente e, soprattutto, senza l'ebbrezza di un'altra «vittoria totale»?
Tuttavia, i signori del luogo dovrebbero prestare attenzione.
La vittoria totale crea un problema logistico; implica la fine delle guerre, il che mal si concilia con la parola magica «totale».
La scelta, quindi, è tra la vittoria totale e una serie infinita di guerre. ⬇️4
Potrebbe quindi essere necessaria un’altra espressione: «vittoria relativamente totale».
In altre parole, una vittoria totale che si rinnova ogni giorno.
Ad essere onesti, mi chiedo perché la gente si lamenti di #Trump e Netanyahu come se avessero fallito in Iran.
Tutto è andato esattamente secondo i piani.
Assassinio di massa di leader militari e politici, attacchi massicci alle basi, bombardamento di siti energetici e ponti e mobilitazione di massa di agenti per incoraggiare il popolo iraniano a sollevarsi contro la propria leadership.
Ma hanno trascurato un dettaglio: come convincere i propri avversari in Iran che sono stati, di fatto, sconfitti e che devono annunciare la loro resa. ⬇️5
A quanto pare l'arma dell'uomo debole è la parola “no”. Cosa si può fare con qualcuno che, dopo aver subito tali colpi, si rifiuta di arrendersi?
Lo si supplica di alzare la bandiera bianca?
Gli iraniani non sono un “popolo eletto”, come gli ebrei.
Ma arrendersi a un popolo eletto porterebbe presumibilmente a richieste ancora maggiori da parte dei vincitori, come è successo in #Cisgiordania, a #Gaza e nel #Golan, e come sta succedendo ora in Libano.
ChissĂ , forse i potenti locali hanno giĂ elaborato dei piani per l'Iran in vista del crollo del regime.
Un piano che vedrebbe #Pahlavi Jr. insediato come capo di Stato, affiancato da un'amministrazione civile guidata da un alto funzionario israeliano. ⬇️6
Già ora, prima ancora che venga annunciata la resa totale del governo libanese – che sembra precipitarsi tra le braccia di Netanyahu – Israele detiene già il controllo di diverse posizioni in Libano.
Già prima dell'attuale guerra, e all'ombra di un cessate il fuoco, Israele aveva assassinato centinaia di libanesi nel corso delle sue gloriose «cacce», descritte come operazioni di successo.
E ora, alti funzionari israeliani mirano a occupare il Libano meridionale, mentre i coloni stanno già preparando i bagagli, persino sotto il fuoco nemico, desiderosi di insediarsi ed espandere il «quartiere dei patriarchi».⟧
🔚 7