Ci si può definire di #sinistra e sostenere comunque, occupazione, genocidio e pulizia etnica?

L'articolo fa rifermento alla sinistra in #Israele, ma potremmo allargare il discorso anche all'#Italia. 🧵1/7

"Davvero, è un peccato che i palestinesi non apprezzino la differenza tra essere uccisi da un soldato sionista di sinistra ed essere uccisi da un soldato colono di destra."
✍️ #HaninMajadli

#GENOCIDIO #PULIZIAETNICA #GazaGenocide#Gaza #WestBank #Israel #Peace #27marzo

https://www.haaretz.com/opinion/2026-03-27/ty-article-opinion/.premium/todays-zionism-is-on-a-mad-dash-toward-a-messianic-colonialist-project/0000019d-2ba7-d868-a1bd-7be7af530000

⟦ In un post su Facebook diventato virale, il prof. #HaimWeiss ha pubblicato una sorta di difesa della #sinistraSionista – di cui lui stesso fa parte – contro le critiche mosse dalla sinistra antisionista.
Ha così scatenato un polverone tra gli esponenti della sinistra sui social media.

#Weiss ha descritto un’identità piena di contraddizioni tra #sionismo, sinistra e ebraismo – contraddizioni che non cerca di risolvere, ma con cui imparare a convivere.
Lui vede addirittura questa tensione come “salutare”.

Il post ha raggiunto il culmine con la disputa tra la sinistra sionista e quella antisionista riguardo all'esercito. ⬇️2

Qui, ha descritto un rapporto di amore-odio che oscilla tra la critica e un senso di obbligo, e ha insistito sul fatto che non vi è alcuna contraddizione tra il sionismo e l'opposizione all'occupazione, ma piuttosto il contrario.

In quanto palestinese, non ho potuto fare a meno di chiedermi quale sia la differenza effettiva tra la destra sionista e la sinistra.

Dal mio punto di vista, qual è la differenza tra Yonatan, il progressista, che partecipa con tutti i suoi contrasti interni all’occupazione, alla #puliziaEtnica e al #genocidio, ed Elisha, il colono, che partecipa con gioia all’ #occupazione, alla pulizia etnica e al genocidio? ⬇️3

In quest'epoca di miracoli e genocidi, i termini «sentimenti» e «complessità» hanno perso gran parte del loro significato, poiché ciò che viene fatto in nome del sionismo non consente più agli oppositori dell'occupazione di nascondersi dietro tali ambiguità.

Il sionismo inteso come sentimento non è interessante, perché non è solo un'identità: è una posizione politica che plasma i rapporti di potere e la realtà.

Si potrebbe paragonare la situazione a quella di un afrikaner bianco che dice: «Non sono razzista, ma sostengo comunque l’apartheid», o a quella di un democratico americano che sostiene la schiavitù.

C’è una contraddizione qui, e non è una contraddizione con cui si debba, o si possa, «convivere» in nome di una «sana tensione».
Questa è una tensione malsana. ⬇️4

A chi può importare della tua sana tensione mentre, dall'altra parte dell'equazione letale a cui partecipi – e di cui rifiuti di ammettere la tua responsabilità – ci sono vite palestinesi schiacciate sotto lo stivale dell'occupazione?

A chi interessa se, per tutto questi lunghi anni, il sionismo concede agli ebrei diritti eccessivi, e non nel senso marginale dei benefici governativi, ma nel senso più fondamentale, come il diritto alla vita?

È difficile capire cosa si possa considerare di sinistra in una posizione che si schiera a favore di questa «complessità».
E no, i «gesti umanitari» della sinistra sionista non cambiano nulla. ⬇️5

In pratica, il sionismo così com'è oggi sta correndo a perdifiato verso un progetto colonialista messianico dal fiume al mare.
E no, questa non è una distorsione del sionismo, ma una sua conseguenza naturale, una continuazione dei suoi elementi fondanti: espulsione, espropriazione e occupazione.

Una sinistra degna di questo nome deve parlare di ciò che è accaduto nel 1948, e non solo riconoscendo l'espulsione e l'espropriazione: deve capire che non si tratta di un'ingiustizia avvenuta una volta sola e poi finita; è un elemento fondante che continua a plasmare la realtà fino ad oggi.

Questa consapevolezza implica che non basta commemorare o esprimere rammarico. ⬇️6

Quello che occorre fare è chiedersi quali misure politiche siano necessarie per porre rimedio alla situazione e a quali privilegi dell’ordine esistente gli ebrei dovranno rinunciare – sì, rinunciare.

Forse allora sarà possibile dire: «Benvenuti a sinistra».

Davvero, è un peccato che i palestinesi non apprezzino la differenza tra essere uccisi da un soldato sionista di sinistra ed essere uccisi da un soldato colono di destra.

In realtà, la differenza è enorme: quando sai di essere stato colpito da un soldato sensibile, consapevole della contraddizione, che convive con essa e che forse ha persino esitato per un attimo, dovresti morire per ferita da arma da fuoco in pace e serenità.

Ma morire perché ti ha sparato qualcuno che non si preoccupa nemmeno di addurre come scusa una realtà complessa?
Non è affatto la stessa cosa.⟧
🔚 7